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Mi chiedo soltanto perché non riesco a suicidarmi

Guglielmo

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Gentili dottori, ormai scrivere queste lettere è l'unico modo che mi rimane per esprimere i miei dolori, che troppo spesso mi sembrano non appartenere a questa realtà. Mi chiedo soltanto perché non riesco a suicidarmi, lo penso sempre, ho momenti in cui sembro davvero ad un passo dalla morte, in cui mi sento ad un piede dell'abisso per poi sparire e tornare alla vita di tutti i giorni. Non c'è la faccio più. Ad ogni caduta mi sento sempre peggio. Come si può passare dal baratro del dolore, dall'ideazione del suicidio assolutamente illesi e trovarsi un ora dopo a vivere la vita di sempre come se nulla fosse successo. Scrivo adesso dopo un momento simile. Non ho parole, mi sento solo molto confuso. Fino a 10 min fa mi prendevo a morsi il braccio, avrei giurato che costi quel che costi l'avrei fatta finita, non avrei più pensato alle conseguenze, non avrei neanche scritto una lettera,non mi sarei giustificato in alcun modo, desideravo che ubriacato dal dolore, la sofferenza mi trascinasse con sé al gesto fatale ed io non avrei opposto alcuna resistenza. Ma niente. Forse se non avessi così paura della morte l'avrei fatta davvero finita tante, dico tante ma tante volte. Tutto questo mi fa sentire come in una prigione e non ho nemmeno qualcosa con cui farla finita. Ma perché soffro di un dolore così ? Che sembra non possa esistere male peggiore ? Non lo so... Dio solo sa che nonostante tutto questo io amo la vita! Non dirò mai, dico mai la vita fa schifo, è colpa della società o altre cose del genere. Io amo troppo la vita, ma la vita mi è estranea, non sono stato mai capace di vivere . Io desideravo solo vivere seguendo i miei sentimenti, interessarmi solo di ciò che mi suscita emozioni. Un po' come si desidera alla mia età sogno una vita che non avrò mai il coraggio di realizzare. Avrei voluto vivere scrivendo poesie sebbene sono un incapace, non mi interessava avere una vita lunga , sognavo di essere come Jim Morrison. Avrei voluto vivere ascoltando solo i miei sentimenti e sforzarmi di vedere il mondo con l'occhio interiore che troppo spesso in questo mondo è annebbiato . Per me superare le porte della percezione era questo,curando la nostra sensibilità riusciremo a vivere intensamente, a trovare nuovi significati in tutto ciò che ci circonda. Così la vita a nessun uomo apparirebbe troppo breve, o poca cosa, perché“ se le porte della percezione saranno aperte all'uomo il mondo si mostrebbe come in effetti è :infinito “(W. Blake). Solo che la strada che porta una vita simile è una strada buia, della felicità e della sofferenza, della solitudine e della paura . Non vi è alcuna conessione tra le mie riflessioni e la mia vita. Non mi troverete fuori di casa in una giornata di pioggia, non mi vedrete vagabondare per il mondo, non mi vedrete camminare in strade malfamate, in locali bui, a contatto con il peggio della società. Io mi limito a sognare un futuro impossibile, mi chiudo in me stesso e di me stesso provo a riempirmi. Il contatto con la società, con i miei coetanei mi rivela quello che io mi rifiuto a chiamare realtà (la realtà esiste nell'individuo, la poesia in questo senso ha la stessa realtà della storia, sforzarsi di vivere in modo più intenso è guardare più lontano ) ma nonostante questo uscire di casa per me è un esperienza devastante. Ormai mi accorgo che ogni giorno ripeto Sempre le stesse cose. A scuola mi tormento, fin quando solo la morte mi pare l'unica via che mi resta. Torno a casa, smetto di pensare al suicidio , come se l'immagine della mia morte mi avesse già calmato. Ho dei momenti di confusione, mi riposo a letto e fantastico sulla mia vita,mi deprimo e poi totale apatia per il resto della giornata. Riuscite a capire cosa significa vivere così? Io sento come se un vetro mi Separasse dal mondo esterno, provare emozioni, commuoversi, piangere e ridere ma non riuscire mai, mai a mostrare qualcosa che non sia quel mio bianco volto impassibile. Mi guardo e mi chiedo come può un uomo passare certi tormenti eppure non mostrare esteriormente il minimo cambiamento. È vero, probabilmente soffro di qualche disturbo psicologico, ma cosa dovrei fare? La possibilità di un cambiamento mi terrorizza, come un funambolo mi sono creato un sottile equilibrio nella vita vera che mi permette di sopravvivere. Mi sento solo dannatamente stupido...non posso fare altro che scrivere queste lettere dalla prigione che mi circonda, non avrò mai il coraggio dico mai di dire ai miei genitori di dover andare da uno psicologo. Inoltre abito in una città non molto grande, non potrei andare da nessuna parte di nascosto senza far sospettare qualcosa. Allora perché scrivi qui? Il supporto di un sito non potrà mai darti l'aiuto che ti serve.. Probabilmente lo faccio solo perché desidero essere compatito, perché desidero che qualcuno mi dica che sto davvero soffrendo ( già.. Dopo alti e bassi mi chiedo com'è possibile che stessi così male). Vorrei raccontarvi d'altro, della mia vita, ma decido di chiudere qui questa lettera. Infinitamente grazie per aver letto.

8 risposte degli esperti pubblicate per questa domanda

Gent.mo Guglielmo, le parole che lei ha utilizzato per esprimere il suo stato d' animo denotano un disagio molto importante, al quale credo sia opportuno dare il giusto peso. Se desidera sono a sua completa disposizione. Cordiali saluti 

Dott.ssa Silvia Seta Rimini (RN)

Caro Guglielmo,

dalla tua lettera traspare una fortissima sofferenza che ti ha portato ad erigere potenti difese, come la fuga dalla realta' e il senso di vivere come se un vetro ti separasse da tutto il resto. Il prezzo da pagare è un senso di forte solitudine e isolamento che alla lunga possono essere deleteri.

Il fatto pero' che tu abbia scritto qui è molto positivo: significa che una speranza c'è, che esiste una via di uscita da questa prigione, ma devi permettere ad un esperto di farti aiutare. Devi provare a tendere la mano e a fidarti...una relazione di aiuto puo' servire a rompere piano piano quel vetro che ti separa dal mondo e a farti vivere a colori! forza!!!!!  

Dott.ssa Claudia Corti Firenze (FI)

Salve Guglielmo, posso solo esprimerle il mio profondo dispiacere per la situazione che sta passando. Da quello che scrive sembra proprio che lei abbia deciso di non vagliare proprio alcuna soluzione per poter uscire dallo stato in cui sente di essere. O forse spera in cuor suo che proprio i suoi genitori si accorgano di lei (mi verrebbe da aggiungere "finalmente"?).

Affettuosamente

Gentile Guglielmo,

nel mentre ci dice che non avrebbe mai il coraggio di chiedere ai suoi genitori un colloquio con lo psicologo, in parte si contraddice cercandoci con questa lettera. Tenga presente che nei casi come il suo è altamente raccomandabile, se non imperativo, che lo psicologo parli anche con i genitori perchè lei fa parte di un "sistema familiare" dove tutti i membri influiscono gli uni sugli altri.

Come sono le sue relazioni nell'ambito familiare ed extrafamiliare? Le relazioni sono ciò a cui gli individui tengono di più e probabilmente la possibile maggior fonte di piacere e di divertimento.

Uno psicologo psicoterapeuta potrebbe aiutarla e aiutarvi a migliorare le vostre relazioni e la qualità della vita. Con le terapie brevi occorrerebbero probabilmente poche sedute. Cordiali saluti

Dott.ssa Rita Messini Latina (LT)

Salve a 18 anni il Mal di Vivere di cui scrive Montale è l'apice della crescita, si passa per quel che stai passando in questo periodo. La morte è il sottile filo che sostiene la vita e che affascina i funamboli che restano in equilibrio. Genet ha scritto il Funambolo, libro interessanti sui "tormenti" esistenziali. A 18 anni però ne hai ancora molti altri da vivere, Jim Morrison è morto a 27 anni, perciò aspetta almeno di arrivare a quell'età! Ovviamente scherzo! Il suicidio è una scelta di vita, o meglio una scelta di gestire la propria vita, ma è una scelta illusoria e limitata al gesto, nel senso che la scelta di Vivere e di essere in balia della sua complessità e delle sue difficoltà è una scelta coraggiosa! Vivere è la scelta di chi ama la vita, con questo non escludo la morte che è l'aspetto della vita più tragico e doloroso e per molti un tabù, ma conoscere la morte ed accettarla, non vuol dire cercarla ed uccidersi. Conoscere la morte vuol dire soffrire e crescere con lei, nell'accettare di perdere le persone che amiamo e di lasciarle quando sarà il momento. A 18 anni non è l'età nè il momento! Esci di casa e vivi concretamente la tua vita, cerca degli amici, una fidanzata, un lavoro, non stare da solo a fantasticare, realizza la tua vita, non la tua morte! Ma dato che sei maggiorenne a Te la scelta! Spero di esseri stata di aiuto, cordiali saluti.

Caro Guglielmo,

come prima cosa ti consiglierei di rivolgerti allo Sportello psicologico della tua scuola per poter parlare direttamente con uno psicologo; qualora la tua scuola non ne fosse dotata, potresti rivolgerti al Consultorio Familiare che si trova presso l'Asl della tua città (Scordia), in via Barchitta (come apprendo da google maps), il servizio è gratuito.

Secondariamente, ti suggerirei di parlarne con mamma e papà, non devi vergognarti di loro o temere una loro reazione, anche loro sono stati adolescenti! 

Ricordati che tutti nella vita abbiamo problemi e momenti di tristezza ma è grazie all'aiuto che ri-cerchiamo nelle persone a noi più care (genitori, amici, partner, parenti), che si riesce a venire fuori dal buio, a ritrovare quella tranquillità e senso di benessere.

“Avrei voluto vivere scrivendo poesie sebbene sono un incapace”: sei molto giovane e davanti hai tutta la vita per scrivere poesie partendo proprio dal tuo sentire, dal tuo dolore. Hai grandi capacità e doti comunicative, complimenti!

Mi piacerebbe leggere un giorno il Tuo libro di poesie!

Caro Guglielmo,

leggendo la tua lettera tocco in maniera palpabile la tua profonda sofferenza e mi dispiace, perchè posso capire quanto possa essere terribile per un ragazzo della tua età vivere queste sensazioni.... Così diverse, lontane e avulse dalla realtà dei tuoi coetanei. Allo stesso tempo, però, sento anche un immobilismo devastante....Ti chiudi in te stesso, Guglielmo, ti isoli dal resto del mondo e ti perdi e t'inabissi in tutto il tuo dolore.... Mi viene da pensare, ma forse ne sei consapevole anche te, che il tuo problema è, fondamentalmente, una grande paura di vivere!

Io non credo che sia impossibile provare a fare qualcosa per stare meglio; è difficile, ma non impossibile, basta volerlo.... Tu vuoi fare qualcosa per te Guglielmo? Sei sicuro che vorresti stare meglio? A volte, paradossalmente, il nostro stare male ha una funzione ben precisa, un senso! Comunque, se dentro di te senti che vuoi cercare di uscire da questa prigione che ti sei creato (o in cui altri ti hanno rinchiuso...., non lo posso dire, non ho abbastanza elementi per valutarlo), fatti aiutare da un professionista, parla ai tuoi genitori e dà loro fiducia; non pensare ad altro! Credimi, ti sarà utile... Ti abbraccio forte, con la speranza di poter leggere un'altra tua lettera, in cui però scriverai che avrai fatto un passo per stare meglio, per dare a te stesso questa possibilità! 

Caro Guglielmo, ho letto la tua lettera e ti ringrazio per aver avuto voglia di consegnarci la tua sofferenza, perché penso che non sia mai facile fidarsi ed affidarsi. Da quanto scrivi, sembra che tu stia provando dolore da diverso tempo … e, come dici tu stesso, l’esigenza evidentemente sarebbe quella di uno spazio personale in cui darti il permesso di “crollare”, senza rischi, ricevendo accoglienza rispetto a ciò che porti dentro, potendolo esternare. Capisco che in un paese non molto grande a volte può risultare non semplice cercare questo spazio e comprendo la tua paura di preoccupare chi ti vuole bene, chi ti sta a fianco, facendo una richiesta di questo genere. Ma, la consapevolezza che tu hai della tua sofferenza è un ottimo punto da cui partire: hai riconosciuto il tuo stato interiore; considera che spesso il nostro corpo e la nostra mente ci dicono come stiamo, ma noi non ascoltiamo; tu, invece, ti stai ascoltando, sai riconoscere il fatto che in questo momento soffri, come chi riconosce di avere un calore anomalo e prende un termometro. A questo punto credo che tu debba darti anche l’opportunità successiva, cioè quella di pensare al tuo benessere, perché di questo si tratta … il benessere è un diritto e cercarlo vuol dire fare qualcosa per te e per tutti coloro che ti vogliono bene. E’ vero che vivi in un paese, ma sono convinta che si possa trovare il modo di rivolgerti ad uno psicologo per avere uno spazio in cui dedicarti a te, dare voce al dolore, capirne il significato e poter lavorare per districare i nodi, scioglierli e riprendere la tua strada con semplicità. Di solito esiste un consultorio familiare a cui adolescenti e giovani possono accedere senza alcuna richiesta di terzi, senza pagamento del ticket e senza autorizzazione dei genitori. Un’altra opzione è scegliere uno psicologo privato, per il quale chiaramente dovrai capire come sostenere le spese (potresti chiedere cmq aiuto ai tuoi genitori ... così come ti sosterrebbero per andare da un dentista, lo faranno probabilmente anche per uno psicologo). Intanto, ti incollo qui i riferimenti del consultorio del tuo paese: Consultorio Familiare, Via Barchitta - Tel. 095/655280 - da lunedì a venerdì 8,30 - 12,30; martedi’ e giovedi’ 8,30 - 12,30 e 15,30 - 18,00 (ricevono per appuntamento). Potresti telefonare o andare negli orari indicati e richiedere una consulenza psicologica, loro ti daranno appuntamento o altre indicazioni per un altro ambulatorio specifico alla consulenza e sostegno psicologico. A proposito della tua privacy, ti ricordo che gli psicologi sono tenuti al segreto professionale, quindi non avere timore di rivolgerti al consultorio. Non so, invece, se nella scuola che frequenti esiste uno sportello psicologico (a volte ci sono, almeno in alcune città i consultori attivano uno sportello presso le scuole). Mi farà piacere se vorrai farmi sapere qualcosa su come andrà il primo contatto con il consultorio, se ti daranno appuntamento; in ogni caso, a prescindere dalla tua decisione, scrivimi e se vuoi proseguiremo la nostra conversazione. Non sono entrata nel merito di ciò che porti dentro, perché mi sembra più importante oggi farti sapere cosa puoi fare per te, ma se vorrai potremo parlare più specificamente della tua quotidianità. Dimenticavo, sono assolutamente d’accordo con te, l’ho deciso anch’io alla tua età: la vita è comunque e sempre qualcosa di unico e meraviglioso, da tenere stretta ogni giorno ;)

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