Non sono abbastanza

Isabel

Buonasera, sono una ragazza di 19 anni e penso di non essere mai stata una bambina: ho sempre avuto un forte senso di responsabilità, fatto qualsiasi cosa con metodo, come un' adulta, dato risposte da adulta. tutto è cominciato con la mia prima maestra della scuola dell'infanzia, che riteneva che io avessi una qualche menomazione, perché "sapevo troppe cose, come dell'esistenza del color turchese", venivo maltrattata da docenti e compagni già dalla tenera età di 3 anni. all'età di 4 anni ho traslocato con mamma e papà. "un nuovo inizio", pensavo. ma no, sempre gli stessi problemi relazionali. elementari? non ne parliamo: venivo umiliata in svariati modi dai miei compagni di classe, solo perché ero "la prima della classe" o non so; mi veniva detto che io fossi una brutta persona, antipatica, vanitosa, egoista e sgarbata. insomma, ero quotidianamente dipinta come un mostro, sotto ogni punto di vista. una volta, quando ero in terza elementare, un mio compagno di classe decise anche di toccarmi il sedere, cercando di arrivare alle parti intime, senza, ovviamente, il mio consenso; lo raccontai alle maestre e mi rimproverarono, dicendomi di smettere di "fare la vittima e di provare ad attirare l'attenzione". in quarta elementare, un altro mio compagno mi diede un pugno assestato al naso. questa volta non raccontai nulla e rimasi sola, per metà pomeriggio, nel bagno della scuola, a cercare di arrestare l'emorragia conseguente dal pugno ricevuto. di quel giorno ricordo di aver desiderato di avere un enorme livido sul naso, in modo che i miei genitori (sempre stati, comunque, presenti e pronti a scontrarsi col corpo docente, perché non faceva nulla per evitare i soprusi ai quali ero sottoposta quotidianamente) mi portassero in ospedale e il tutto venisse messo a referto medico, a riprova di ciò che accadeva nel posto nel quale ero per imparare, per crescere. mi ero convinta che sarebbe stato diverso alle scuole medie, ma nulla: chiunque fingeva di volermi bene, solo per usarmi, perché, ancora una volta, ero "la prima della classe". in seconda media, una mia compagna, avendo saputo che io avessi ricevuto un rifiuto da parte del ragazzo per cui avevo una cotta, mi disse :"beh del resto, al tuo posto, io non mi stupirei: sei così brutta... magari sarai il top a scuola, ma, nella vita, non vali nulla. come potrebbe mai amarti qualcuno?". ricordo di essermi sentita ancora più sprofondare. in quell'anno provai un malessere talmente forte da sfociare in atti autolesivi e tentativi di suicidio. e poi arrivarono le superiori, forse il mio periodo peggiore. non avevo scelto io quale indirizzo intraprendere, ma me lo imposero i miei genitori. per quanto, col senno di poi, io possa essere "grata" ai miei genitori, perché il liceo da loro scelto mi ha dato un'ottima preparazione di base per la facoltà presso la quale studio, un po' penso che abbiano contribuito alla mia sensazione di inadeguatezza, perché mi hanno fatta sentire incapace di scegliere. con questo stato d'animo ho affrontato il primo anno di liceo, con le prime delusioni. fino all'ultimo anno svalutata. una prof, per tutto il quinquennio, mi ha fatta sentire incapace nella sua materia (per altro caratterizzante del liceo che ho frequentato); mi ha sempre dato dell'incapace; dell'idiota; mi diceva che io non fossi in grado di studiare e che mai avrei dovuto pensare di continuare a studiare in quell'ambito, all'università. comunque sia, in barba a quella prof, ho superato il test di ammissione per la facoltà dove studio al primissimo tentativo, alla prima sessione di test, cosa che mi ha fatta sentire al settimo cielo, padrona del mondo. provavo tantissima ansia per l'idea di andare a scuola, a tal punto di totalizzare su per giù 40 assenze ogni anno scolastico. questo mix di insicurezze, includendo anche una violenza subita da un mio ex dell'epoca, mi ha portata a smettere di mangiare, già durante il secondo anno di liceo. dal terzo al quarto contavo le calorie e mi costringevo ad allenarmi, qualora mi permettessi mai di mangiare pasta o dolci. questo mi faceva sentire potente, di avere controllo su me stessa. al quarto anno, anche grazie al mio ragazzo, le cose hanno iniziato ad andare un po' meglio, da questo punto di vista, se non fosse che, avendo scoperto (qualcosa di normalissimo, ovvio) dei video porno sul suo cellulare, ho ripreso a pensare di non essere abbastanza e ho cominciato a pensare di non essere abbastanza per lui, nonostante lui mi abbia sempre cercato di dimostrare quanto io sia importante per lui. ed ecco che smisi nuovamente di mangiare, per tutta l'estate di quell'anno. lui mi è sempre stato accanto, sempre pronto a consolarmi e ad asciugare ogni mia lacrima; ogni volta che cercavo di saltare pasti e allenarmi a digiuno o di auto indurmi il vomito, lui è sempre stato lì, con me. mi ha dimostrato sempre di essere innamorato di me, tanto della mia esteriorità quanto della mia interiorità, quindi, benché ci abbia messo 6 mesi per superare quella storia, è stato più facile, giorno per giorno. mi piace tanto quello che studio, perché incarna perfettamente quello che è il mio sogno. ma, in questi giorni, sto avendo paura. paura di non essere abbastanza per questo percorso; paura che non sia la strada giusta per me; paura di deludere me stessa, come è successo al liceo; paura di star sbagliando tutto, di essere fuori posto. non ho fatto che piangere per 3 giorni di fila, di fronte al mio ragazzo, per questo motivo; perché imparare cose nuove mi mette questo tipo di pressioni. e mi chiedo se, effettivamente io abbia preso la strada giusta. non mi do pace.

2 risposte degli esperti per questa domanda

Salve Isabel, mi spiace molto per la situazione che descrive poichè comprendo il disagio che può sperimentare e quanto sia impattante sulla sua vita quotidiana. Ritengo fondamentale che lei possa richiedere un consulto psicologico al fine di esplorare la situazione con ulteriori dettagli, elaborare pensieri e vissuti emotivi connessi e trovare strategie utili per fronteggiare i momenti particolarmente problematici onde evitare che la situazione possa irrigidirsi ulteriormente.
Credo che un consulto con un terapeuta cognitivo comportamentale possa aiutarla ad identificare quei pensieri rigidi, disfunzionali e maladattivi che le impediscono il benessere desiderato mantenendo la sofferenza in atto e possa soprattutto aiutarla a parlare con se stessa utilizzando parole più costruttive.
Credo che anche un approccio EMDR possa esserle utile al fine di rielaborare il materiale traumatico connesso ad eventi del passato che possono aver contribuito alla genesi della sofferenza attuale.
Resto a disposizione, anche online.
Cordialmente, dott FDL

Cara Isabel,

Sei molto più capace di quanto credi. È possibile che tu abbia acquisito schemi mentali/affettivi disfunzionali, responsabili di tali sofferenze. Hai ancora tutto il tempo per sbocciare però. 

Mi trova a Bari online e in presenza, oppure può contattarmi in privato attraverso i messaggi del portale.

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