È tanto tempo che vivo odiando profondamente me stessa e la mia vita

Chiara

Salve, sono una ragazza di 18 anni ed è tanto tempo che vivo odiando profondamente me stessa e la mia vita.
Parto col dire che all’età di 16-17 anni sono stata ricoverata per un anno in un ospedale psichiatrico nel reparto di disturbi alimentari, cosa che nonostante adesso io non sia sottopeso (anzi), non ho ancora superato.
In mancanza di altra spiegazione chiara, ho sempre preferito attribuire la mia così drastica perdita di peso (ero arrivata a pesare 29kg) a una ricerca di maggiore apprezzamento da parte degli altri, in quanto l’ho sempre vista come una spiegazione molto semplice da dare a me stessa e a tutti i medici che mi hanno seguita.
Tuttavia, mi rendo ormai conto che questa spiegazione che mi davo era ben diversa dalla realtà, in quanto la persona che maggiormente si criticava e disprezzava ero io stessa.
Ho quindi cominciato a vedere il mio disturbo alimentare e la mia depressione come modi di punirmi per essere nata così, oltre che per dei modi di impedirmi di avere una vita decente, dato che non pensavo, e non penso, di meritarla.
Una volta dimessa, dopo un mese di relativo equilibrio dove ho davvero pensato di poter vivere normalmente, è cominciato il lockdown (2020).
A quel punto, costretta a casa sola con i miei pensieri, sono subentrati fin da subito episodi di autolesionismo, abbuffate e vomito, che non avevo mai avuto prima (inizialmente la mia diagnosi era di anoressia nervosa, solamente restrittiva e non accompagnata da abbuffate).
Da allora il mio peso ha continuato ad oscillare, facendomi passare da condizioni di sottopeso a condizioni di sovrappeso, date da mesi di digiuno e mesi di abbuffate.
Ad oggi mi ritrovo per la quarta volta in condizione di leggero sovrappeso, e a risentirne è nuovamente la relazione con me stessa e il mio corpo (mi faccio sempre più schifo sostanzialmente), e anche le mie relazioni personali.
Ci tengo a sottolineare che ho sempre apprezzato le persone e che sono sempre stata molto socievole, empatica e attenta nei confronti degli altri, tuttavia, il mio aspetto fisico ad oggi è arrivato ad intaccare anche questo ambito della mia vita.
Mi vergogno costantemente di me stessa, e questo mi blocca dall’uscire di casa, dallo stare in mezzo alla gente, e soprattutto dal riuscire a impegnarmi in relazioni stabili, con l’inevitabile conseguenza che io mi senta sempre più sola e giudicata.
In passato ho cercato aiuto da diversi psicologi, psichiatri, nutrizionisti, ecc. ma il fatto che nessuno di loro sia effettivamente riuscito ad aiutarmi, o per lo meno a capire da cosa sia dato questo mio rapporto così problematico con me stessa, mi fa pensare che il mio stare male non sia risolvibile, che non sia comprensibile, e che io sia lasciata ad affrontarlo completamente da sola.
Io dentro di me continuo a sperare di riuscire a trovare un certo equilibrio, con me stessa, con il mio corpo, nelle mie relazioni interpersonali , con il cibo e con la gestione della mia vita, ma ogni giorno questa speranza si spegne sempre un pò di più.
Se la mia vita dovesse continuare ad essere un peso così grande, allora io non sono sicura di voler continuare a portarlo.

3 risposte degli esperti per questa domanda

Gentile Chiara,

da come scrive lei è una ragazza introspettiva e che ha molta voglia di capire e conoscere cosa accade dentro di lei.

Immagino che non sia semplice e forse nemmeno immediato.

Potrebbe essere che quando ha svolto gli altri percorsi di psicoterapia ci fosse l'urgenza a livello di peso corporeo? per quanto tempo è durato? Lei si sentiva accolta e libera di aprirsi e poter dire il suo pensiero o le emozioni che sperimentava alla "x" domanda?

Per lei cosa rappresenta il "troppo" o "poco" cibo? A lei piace il suo corpo?

Sarebbe molto utile capire cosa accade quando si avvicina il momento dei pasti o dei vari ed eventuali spuntino, cosa prova a livello emotivo nella sua vita quotidiana, cosa fa nel suo tempo libero, ecc.

Potrebbe magari provare a rivalutare un nuovo percorso di psicoterapia dove osservare come si trova con questo nuovo professionista e provando a rimettersi in gioco non solo come individuo singolo ma anche insieme a un nuovo professionista del settore.

Resto disponibile per informazioni, richieste aggiuntive, eventuale consulenza o se volesse rispondere in privato alle domande poste.

Cordialmente

Dott.ssa Federica Ciocca

Psicologa e psicoterapeuta

Ricevo a Torino, provincia e online

Gentile Chiara,

mi dispiace molto per la situazione che sta vivendo, posso immaginare la difficoltà, il dolore e la confusione da lei provate... ci tengo a sottolinearle come dalle sue parole emerga fortemente la sua grande capacità analitica, introspettiva e di autoriflessione, queste sono ottime risorse per intraprendere un percorso, tramite il quale poter capire cosa accada dentro di lei e trovare le strategie adatte alla sua persona. Il tema dei disturbi alimentari è assai complesso e ogni individuo richiede un intervento unico e differenziato, in base ai sintomi, la storia di vita personale, le abitudini, i pensieri...

Resto disponibile per informazioni, richieste aggiuntive, eventuale consulenza o per intraprendere un percorso, anche online.

Cordialmente

Dott.ssa Martina Patruno

Psicologa Clinica e dell'età evolutiva, Psicoterapeuta, Analista Transazionale Certificato, Esperta in Psicologia Investigativa, Psicologia Forense e Psicodiagnostica applicata in ambito civile e penale, Tutor, Hr Ricerca e selezione

Salve Chiara, mi spiace molto per la situazione che descrive poichè comprendo il disagio che può sperimentare e quanto sia impattante sulla sua vita quotidiana. Ritengo fondamentale che lei possa richiedere un consulto psicologico al fine di esplorare la situazione con ulteriori dettagli, elaborare pensieri e vissuti emotivi connessi e trovare strategie utili per fronteggiare i momenti particolarmente problematici onde evitare che la situazione possa irrigidirsi ulteriormente.
Credo che un consulto con un terapeuta cognitivo comportamentale possa aiutarla ad identificare quei pensieri rigidi, disfunzionali e maladattivi che le impediscono il benessere desiderato mantenendo la sofferenza in atto e possa soprattutto aiutarla a parlare con se stessa utilizzando parole più costruttive.
Credo che anche un approccio EMDR possa esserle utile al fine di rielaborare il materiale traumatico connesso ad eventi del passato che possono aver contribuito alla genesi della sofferenza attuale.
Resto a disposizione, anche online.
Cordialmente, dott FDL