Problemi relazionali

Non so se devo rivolgermi ad uno specialista

Miriam

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Nove mesi fa ho affrontato la mia prima rottura in campo sentimentale, e non l’ho presa affatto bene, soprattutto dopo un riavvicinamento andato in fumo sono diventata l’ombra di me stessa, passavo le giornate chiusa in casa e mi sentivo come se stessi per morire, credo di aver sviluppato anche un forte disturbo d’ansia. Da un paio di mesi a questa parte i sintomi sembrano essersi attenuati, ma non riesco comunque a liberarmi del fantasma della persona che mi ha ferito. Quotidianamente non rappresenta più un pensiero fisso, ma è comunque presente.
Ciò che mi preoccupa è quello che dico quando sono sotto effetto di alcol, perché contatto questa persona con cui non ho più rapporti e ho costantemente bisogno di averla accanto. Sono preoccupata anche perché l’ultima volta ho chiesto di essere uccisa perché sono inutile a questo mondo. Un pensiero simile è latente in me anche da sobria, ma non penserei mai alla morte.
Credo di avere anche un disturbo legato all’ansia sociale, ma non posso esserne sicura.
Vorrei capire se tutto ciò solo una fase per cui non dovrei preoccuparmi, o se dovrei effettivamente parlare con qualcuno di esperto.

12 risposte degli esperti pubblicate per questa domanda

Cara Miriam,


Sei così giovane e già affoghi i dispiaceri nell'alcool? Vien da chiedersi da che guerra stai arrivando, da quale tipo di privazione e di miseria. Credo siano domande importanti e credo che tu debba farti aiutare a capirti e a risolverti.


Sembra esserci un importante buco affettivo, ma dato che sei così giovane puoi davvero affrontare un po' di oscurità, alla ricerca della tua Luce, abbastanza sicura di conseguire un successo. Trova un/una terapeuta che sia esperto/a nei problemi dell'attaccamento, o comunque che lavori sulla psiche profonda.


Vedrai che il mondo ti apparirà in una luce ben diversa, ed è là che aspetta la tua unicità.


In bocca al lupo.

Cara Miriam,


affrontare la fine di un rapporto sentimentale risulta quasi sempre difficile e doloroso. Considerata la tua giovane età, i sentimenti possono manifestarsi in maniera amplificata, il che porta a vivere la situazione con maggiore trasporto e con maggiori difficoltà nell'elaborare la fine della relazione.


Hai ragione a mostrarti preoccupata, perché i pensieri che hai espresso non dovrebbero proprio esserci! A 18 anni dovresti pensare ad altro, nonostante il dolore che comporta la fine di una relazione.


L'alcol anestetizza quello che può essere il nostro dolore, ma come tu hai ben rilevato, ti porta ad esprimere quel pensiero che hai definito latente :"chiedere di essere uccisa".


A mio avviso dovresti dedicarti uno spazio, per capire e focalizzare meglio quelli che sono i tuoi problemi. Questo spazio può servirti per aiutarti a comprendere la causa del tuo malessere che, a mio avviso, va al di là del dolore per la fine di una relazione, ma, soprattutto, per trovare il posto nel mondo, perché nessuno di noi è "inutile a questo mondo".


Rimango a tua disposizione per eventuali chiarimenti o per un colloquio se tu vorrai.


Intanto un forte abbraccio!

Buongiorno,


ho letto attentamente la sua mail, e per aiutarla a fare chiarezza le dico che ci si rivolge ad uno specialista quando i disturbi interferiscono con la nostra capacita di vivere, amare, lavorare, e quando questi disturbi durano da qualche mese. Ma non basta, ci si rivolge ad uno specialista quando si ha voglia di stare meglio, quando si ha tempo e risorse economiche ed emotive da investire in questo progetto. In sintesi ci si rivolge ad uno specialista quando si sta male, ma si ha la speranza di poter stare meglio. Mi pare proprio sia il suo caso


se ha bisogno di ulteriori chiarimenti, mi contatti.


 

Carissima Miriam,


la delusione per la fine di una relazione è talvolta difficile da superare.


Ciò che emerge dal Suo racconto sembra essere legato a qualcosa di più profondo collegato probabilmente alla Sua storia personale. I pensieri che Lei sente latenti fanno probabilmente parte di ciò che questa chiusura sofferta ha scatenato.


L'idea di rivolgersi ad un professionista potrebbe essere un buon modo per lavorare su questi punti e ridarle un modo più sereno di vivere.


A disposizione per ulteriori domande.


Un caro saluto

Si! Certo che ne devi parlare con uno psicoterapeuta! Quello di cui tu soffri è una dipendenza affettiva che certamente è affrontabile in Psicoterapia! Devi imparare a delegittimare i pensieri si di lui e in modo determinato rifocalizzare l’attenzione altrove ...ma fatti guidare da qualcuno per bene!! Trova uno psicoterapeuta cognitivo-comportamentale con esperienza nel settore dipendenze e dipendenze affettive. Auguri. 

Gentile Miriam,


dalla situazione che lei descrive è evidente che l’abbandono le ha causato un’indicibile sofferenza. Le è già successo in passato?


quando beve si slatentizza una parte di lei che quando viene abbandonata (non solo dai fidanzati) prova una tale solitudine e vergogna che non desidera più vivere.


Tale fragilità era già insita in lei ed eventi difficili e stressanti della vita la fanno riemergere in maniera soverchiante.


Il mio consiglio è di non aspettare che passi col tempo. Lungi da me volerla allarmare, voglio peró esortarla a prendersi cura di sè e di questa parte così addolorata.


Dalla mia esperienza clinica il suo problema può essere affrontato, con ottimi esiti, tramite una psicoterapia affiancata ad un trattamento EMDR.


Se ha bisogno di chiarimenti non esiti a contattarmi.

Purtroppo sono gli incidenti della vita. Tanto più si è giovani, tanto più travolgenti possono essere i sentimenti, perché da giovani si è più "scoperti" e si soffre un pò di più che non da adulti e, l'esperienza insegna, da vecchi. Poi succede quello che molto lucidamente hai rilevato tu: ansia, ansia sociale,  fragilità e pensieri nichilistici, soprattutto se accompagnando con un pò d'alcool, che alleggerisce al momento gli animi ma poi li incupisce ancora di più e diminuisce le difese psichiche. Allora è utile l'appoggio, il sostegno di persona adeguata, per farti iniziare più in fretta la via della ripresa e della stima di te e passare dal cosiddetto rinforzo negativo (tutti i pensieri convergono nella tristezza) al rinforzo positivo, in cui tradurre questa triste esperienza in una pagina di storia vissuta, cioè in un fatto che si è subìto ma anche poi metabolizzato ed elaborato, quindi scevro da componenti affettive ed emotive se non a livello minimale, come quando si guarda un album di fotografie e si ricordano i momenti a quelle legati, con la serenità di chi si sente forte dell'esperienza superata. C'è la fai! 

Cara Miriam, direi soprattutto che non è il caso, data anche la sua giovane età, che lei insista nel consumo di alcolici. Soprattutto in questa fase. Quello che sta vivendo è un "lutto" che deve fare il suo corso. Purtroppo i precari riavvicinamenti o i ripetuti contatti con la persona che l'ha ferita possono risultare non funzionali al normale processo di distacco che tale lutto comporta. Quello che dice o pensa sotto l'effetto dell'alcol è purtroppo indotto da tale sostanza che elimina la parte più critica e consapevole di lei e la lascia in balia delle emozioni, senza strumenti per affrontarle. Per quanto attiene all'ansia sociale è una cosa che va valutata da uno specialista, soprattutto se tende a ripetersi ed a risultare disturbante per il suo benessere.


Le faccio tantissimi auguri.

Cara Miriam,


prima di rispondere volevo condividere con te questa mia riflessione, ovvero: sei stata molto precisa e sincera (il che non è da molti) nella descrizione dei sintomi presentati, così come dei pensieri e vissuti che hai provato subito dopo la rottura, e che provi anche oggi.


Io ti suggerisco di consultare uno specialista della tua zona al fine di comprendere come gestire l'ansia che riporti, individuare la presenza di altri problemi e gestire in maniera funzionale i momenti in cui sei sotto l'effetto dell'alcol.


Se hai necessità contattami


Saluti

Buongiorno, 


Attraverso l'esperienza professionale sono arrivata a dedurre che la rottura di un rapporto sentimentale può essere paragonata ad un lutto. Alcuni riescono a stare meglio dopo pochi mesi, altri dopo 6 mesi  altri ancora dopo anni.


Quello che mi sento di dirle è di attraversare il suo dolore per la rottura, perché più male sta ora meno lo starà in futuro. 


Buona vita

Buongiorno Miriam, mi sento di risponderle che sì, è davvero opportuno rivolgersi a un professionista per avere un sostegno e comprendere meglio come affrontare questa difficile fase della sua vita. È importante non trascurare i sintomi ansiosi ed esistono diverse metodologie per affrontarli. Si faccia aiutare! 


Cordiali saluti.

Gentile Miriam


lei sta affrontando ed elaborando una perdita, quindi alcune reazioni possono essere normali. Tuttavia l'ansia e i pensieri di autosvalutazione potrebbero essere un campanello d'allarme di un malessere che va oltre la reazione alla fine di una storia. 


Data la sua giovane età, le consiglierei di consultare un esperto quanto prima, perchè in questo momento, in cui i sintomi che riporta non sono ancora strutturati, potrebbe ottenere buoni risultati in poco tempo.

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