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Come essere meno autocritici con se stessi?

Anonimo

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Salve, scrivo per chiedere consiglio su come gestire il mio problema.
Provo vergogna per me stessa. Spesso mi trovo ad avere paura che gli altri abbiano schifo nei miei confronti o che mi giudichino ripugnante, infatti quando parlo mi capita di mettere la mano davanti alla bocca per paura di avere l’alito cattivo, chiudo le ascelle per paura di emanare fetore. Quando ho questi pensieri mi rannicchio, eppure continuo ad occupare spazio. Appena smetto di parlare con qualcuno ho la sensazione di aver detto troppo, o di aver detto cose imbarazzanti, e quando sento che in una determinata circostanza si sta abusando della mia gentilezza non riesco ad esprimere chiaramente all'altra persona il mio disagio e mi chiudo in me stessa. Eventi anche insignificanti mi portano a ripercorrere i miei passi e a criticarli aspramente. Prima di andare a dormire il pensiero della morte mi spezza il fiato, l’ansia quotidiana si manifesta in tic nervosi che mi affliggono fino alla noia: arriccio, annodo e tiro via i capelli, mi perdo in macchinosi rituali scaramantici. Soffro perché non riesco mai a lasciarmi andare: non ho mai confessato i miei sentimenti per qualcuno, ho sempre rifuggito, mio malgrado, le relazioni sentimentali. Analizzo qualunque mio desiderio talmente a fondo che finisco per ricondurne la radice a voglie viscerali e futili. Mi piacerebbe capire se esiste un modo per spegnere l’interruttore della severa autocritica che mi impongo e acquistare l’autostima necessaria per vivere gli anni della giovinezza con serenità.
Aggiungo che è la prima volta che esprimo, forse in maniera confusionaria, quello che penso per intero: mia madre, che mi ha cresciuto da sola e con cui ho un bel rapporto, si è resa conto che mi tiravo i capelli prima ancora di me, alla fine della mia infanzia, ma nonostante questo gliene ho parlato apertamente di rado perché è un argomento che mi fa soffrire molto; i tentativi di aiutarmi ad affrontare le mie insicurezze sono comunque stati poco decisi, visto che i miei disagi non mi hanno mai portato a reagire in maniera catastrofica nel corso della mia vita, consentendomi in ogni caso di avere una carriera scolastica eccellente fino alla maturità e pochi veri amici storici e fidati.
Ringrazio di cuore chi vorrà leggere e rispondermi.

7 risposte degli esperti pubblicate per questa domanda

Cara,


Il suo disagio potrebbe rientrare in alcuni quadri sintomatologici che spesso si presentano assieme...


Ma quello che vorrei sottolineare è la sua frase:


- "...visto che i miei disagi non mi hanno mai portato a reagire in maniera catastrofica..." -


Questo non è mai successo e non succede proprio perché suoi comportamenti (i tic, i rituali macchinosi, i continui aggiustamenti relazionali e posturali) sono prevalentemente dei meccanismi difensivi che lei stessa ha strutturato per fronteggiare le sue insicurezze... il problema è che queste modalità le prendono un sacco di energie psichiche e di tempo, oltre a procurarle grande disagio.


Secondo i miei modelli di riferimento la prima emozione sulla quale lavorare è la vergogna... E la prima istanza da conoscere e integrare è la sua "subpersonalità autocritica"...


Le subpersonalità sono parti di una più ampia personalità che tendono a "scindersi" da essa e a prendere il sopravvento...


Cerchi un/a specialista, possibilmente un/a terapeuta di formazione Psicosintetica. A mio avviso, le sarebbe utile trovare un supporto psicoterapeutico.


Non so dove abita, se vuole mi può scrivere privatamente, magari potrei darle indicazioni di colleghi nella sua zona.


Spero che trovi la strada migliore per se stessa... ha una vita davanti! 


Le auguro di cuore di stare bene.


Un saluto,


Dott.ssa Verusca Giuntini

Salve, la sua descrizione traccia i contorni di una persona molto insicura in generale di sé, soprattutto per ciò che riguarda l'esprimere se stessa. È come se lei facesse tutte le cose guardandosi con un terzo occhio (l'occhio critico) che deve sempre verificare che abbia fatto e detto le cose in modo giusto. Da chi a potuto imparare a guardarsi in questo modo così giudicante? È possibile che ci sia stata una persona nel suo passato che aveva con lei un atteggiamento critico di osservazione (ci pensi), una figura presente durante la sua infanzia o adolescenza. L'altro spunto che le darei è quello di riflettere su una sua possibile "proiezione di pensiero"sull'altro. E cioè essendo lei così autocritica è portata casomai a pensare che l'altro con cui ha a che fare, abbia un atteggiamento critico nei suoi confronti. Quando invece nella realtà non sarebbe così. Tutti i riti scaramantici che nomina fanno riferimento ad un tratto ossessivo della sua personalità.


Provi a identificare questo terzo occhio ogni volta che riesce, per riconoscerlo come la fonte delle sue difficoltà, e fermare la sua azione negativa per quanto può.


Auguri dr. Cameriero Vittorio

Gentile Anonimo,
lei non è confusionaria affatto, si è espressa benissimo ed ha espresso benissimo qual è il suo disagio. La vera domanda è: secondo lei perchè le accade tutto questo? Mi colpisce l'immagine del rannicchiamento: usiamo questa immagine di posizione fisica di difesa a suo vantaggio (come esercizio mentale ovviamente), provi a restare dentro di sè, rannicchiata, anche mentalmente e metta il focus dell'attenzione su di sè e non sugli altri. Apparentemente sembrerebbe che lei sia tutta orientata all'altro fuori di sé, e su di sé in modo problematico; e in un certo senso è vero, ma in fondo non volge lo sguardo al suo vero sé interiore: provi a guardare questa ragazzina (non so quanti anni abbia, ma guardi alla bambina che è stata) così piena di paure, cosa fa paura a questa bambina? che cosa desidera questa bambina? Quale spazio gli è stato tolto?
Si guardi con più tenerezza, perchè lei ne ha diritto: è questo quello che sembra emergere dal suo lungo racconto: la percezione di non avere diritto a vivere.


Le auguro di trovare una persona, amica/o o terapeuta, in cui possa rovesciare tutto quanto, come lei dice, è la prima volta che esprime così!


Un caro saluto


Dott.ssa Arpaia

Cara anonima


Da ciò che scrivi, si percepisce il tuo malessere e la tua sofferenza. Questo costante senso di inadeguatezza e i sintomi che descrivi, sono piuttosto importanti e potrebbero, a lungo andare, diventare invalidanti per la tua vita. Dici di avere un buon rapporto con la tua mamma e ciò è davvero positivo. Nonostante il rapporto che descrivi, fatichi a dichiarare il tuo malessere, forse per "vergogna", visto che pensi di essere "ripugnante" e inadeguata, o per timore di soffrire, come dici, o di farla soffrire e preoccupare. La mamma ti ha cresciuta da sola, e chissà come è stato fare tutto senza il supporto di una persona, di un compagno, accanto. Sarebbe interessante comprendere come hai vissuto la tua infanzia, e capire cosa è accaduto. Parli del tuo malessere riconducendolo ad anni fa, quindi è ormai un po' di tempo che soffri. Per capire la radice dei tuoi sintomi e poter superare ciò che ti affligge, sarebbe importante poter intraprendere un percorso psicoterapeutico. Parlane con la tua mamma ed esprimi a lei il tuo malessere. Dopodiché cerca un professionista capace di ascolto ed empatia, che ti possa dare un aiuto reale e competente. 


Auguro con tutto il cuore buona fortuna

Carissima Anonima, il problema che presenti è complesso e i temi in gioco sono diversi: la vergogna e il senso pervasivo di inadeguatezza, l'ansia e tutte le sue forme di espressione, le difficoltà relazionali e di comunicazione anche con le persone a te vicine... Chiedi se esiste un modo per spegnere l'interruttore dell'autocritica per acquisire maggiore autocritica: purtroppo quell'interruttore non esiste, ma in ogni caso puoi fare molto per migliorare le cose, anche se ci vuole un po' di tempo e pazienza. Il fatto che tu ti sia decisa ad esprimere per la prima volta tutto quello che pensi è già un primo importante passo, ma ti consiglierei di proseguire rivolgendoti senza indugio ad uno specialista che ti aiuti a capire con maggiore chiarezza l'origine delle tue difficoltà e che ti guidi verso un processo di cambiamento, affinché tu possa vivere la tua giovane età e il tuo futuro con la serenità che ti meriti. Un grandissimo in bocca al lupo!


Dott.ssa Loredana Volpi


 

Ciao cara Anonima, 


Il suggerimento più scontato che mi viene da darti è quello di provare a parlare di queste tue problematiche con uno specialista di persona e magari pianificare un percorso che ti porti, tra le varie, ad abbassare la forza della tua parte "severa", magari nutrendo e dando più voce alla tua parte "più affettuosa", in modo da darti il permesso di esprimerti liberamente.


Un secondo suggerimento che ti do è quello di leggerti degli scritti sugli Stati dell'io, uno dei pilastri dell'analisi Transazionale di Eric Berne... Sicuramente in internet trovi tanto materiale... Leggendo le tue parole mi veniva automatico leggere la situazione in termini idi Stati dell'io, spero ti possa essere utile per alcune chiavi di lettura.


Per qualsiasi cosa ulteriore resto a disposizione, anche per colloqui on line. 


Buona giornata. 


 


Dott. Ssa Alice Piccardi

La sua storia mette in luce molti sintomi, che sono l'evidenza di un malessere antico e diffuso. Credo che le farebbe bene avere un supporto, una guida che possa aiutarla a pensare più lucidamente a quello che le succede e che possa dare un senso a quello che prova. Inoltre credo che sia fondamentale avere un supporto per tirare fuori le sue risorse che sicuramente ci sono ma sono oscurate dal disagio in questo momento. Le sue risorse personali l'aiuteranno a stare meglio. Con affetto. Francesca

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