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Istinto materno represso

Silvio

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Salve,
Vi pongo il seguente quesito :
mia cognata 50 anni, sposata senza figli, ha un atteggiamento nel confronti del padre 90enne allettato che, secondo me va oltre alla disponibilità di un figlio, vedrò di spiegarmi meglio.
Il padre, in realtà soffre solo di demenza senile dovuta all'età e quindi nulla che abbia a che fare con l'Alzheimer, ma solo un carattere di una persona estremamente egocentrica che vuole attenzioni 24/24 e 7/7..
Il suo atteggiamento purtroppo non è nemmeno di quelli gentili nei confronti dei figli che prestano aiuto o assistenza, la mancanza di rispetto è normalità per le sue parole.
D'altra parte suscita perplessità la completa devozione della cognata nel negare qualsiasi terapia efficace che possa dare più equilibrio, dando maggior serenità ad un padre che spesso urla fino ad addormentarsi che sia giorno oppure notte.
La sua presenza è poi tale da essere presente ad ogni chiamata con la consapevolezza che non si tratti di bisogno ma di solo capriccio, scusandosi per il ritardo oppure dando spiegazioni cercando razionalità con una persona che a poco interessa e che poco importa. Lui vuole che si ubbidisca sempre, subito, senza ma..
Ormai dorme in salotto ad un passo dalla tavola da pranzo e poco importa se la sorella sta mangiando.. Se è da fare il cambio pannolone quello è prima di tutto!
Nega qualsiasi momento veramente "per sé" come attendere anche sei mesi per la parrucchiera o negando qualsiasi cosa che possa farle bene per la sua salute (attività sportiva, svago o relax) fa un po' riflettere.

Chiedo con i pochi elementi che posso aver dato se ci sono casi in cui una mamma "mancata" sfoghi questo suo istinto nei confronti di un padre "bambino" capriccioso.

In attesa di un cortese riscontro porgo cordiali saluti e ringrazio.

3 risposte degli esperti pubblicate per questa domanda

Salve Silvio, 


Probabilmente nella storia che sua cognata ha con il padre ci sono una serie di elementi che vanno ad alimentare questa devozione e che la portano a sentirsi "incastrata" in un ruolo di accudimento che però da quanto riferisce non sembra pesarle. Spesso nelle storie familiari vi sono ruoli e mandati che portano i figli a dover accudire, cosa che però non sempre si connota con sfumature di devozione. Mi chiedo come mai per lei sia un problema questa situazione e che effetti ha su di lei. 


Resto a disposizione per qualsiasi chiarimento.


A presto 

Carissimo ho letto la sua lettera e la prima risposta che mi viene in mente è che credo che sua cognata sia contenta di fare ciò che fa. Se non si lamenta, se non sente bisogno di chiedere aiuto perché interpretare con una psicologia banalizzante (Mamma mancata che sfoga questo suo istinto nei confronti di un padre bambino capriccioso)? Perché lei piuttosto sente disagio per il comportamento della cognata? Io me lo chiederei… Il marito di lei cosa dice?? Quando ci sono questo tipo di problemi bisogna iniziare da chi sta chiedendo aiuto o un consulto. E per ora solo lei ha avuto il coraggio di parlare.


Io credo ci sia un problema di relazioni familiari malate che durano da troppi anni. E’ difficile intervenire e ottenere dei risultati soprattutto se sua cognata non segnala un disagio. Il padre anziano ne approfitta? Questo è il loro rapporto. A 90 anni, con una demenza senile,  non credo ci siano grossi margini per un cambiamento, soprattutto in relazioni così ben strutturate e paradossalmente efficaci (il padre sta benone ed è perfettamente accudito come un neonato di 3 mesi!!!)


In lei mi rivolgerei ad un terapeuta sistemico e proverei a guardare alla rabbia che traspare dalle sue parole. Per lei potrebbe essere veramente interessante e forse qualcosa si muoverebbe in famiglia perché si romperebbe lo schema di una cognata che sa solo sacrificarsi, di un marito che sembra non dire nulla (anche questo è strano…), di un suocero che sa solo comandare e di lei che può solo guardare a tutto questo, impotente,  riempiendosi di rabbia. Non ci sarebbe più qualcuno che guarda e critica… forse qualcosa appunto cambierebbe… Ci provi! Lo so è paradossale… ma mi creda… a volte funziona…

Gentile Silvio,


La sua lettera lascia inevasa una domanda: per chi è preoccupato?


Se convivete con sua cognata e suo suocero, allora una schietta riunione di famiglia è doverosa.


Se invece non convivete, e se tentativi per gestire diversamente la situazione sono stati già fatti, direi che è opportuno lasciar perdere.


Sua cognata si comporta come chi ha un gran senso di colpa; oppure come chi, in famiglia, non ha mai potuto brillare di luce propria. Oppure potrebbero esserci motivazioni più oscure, su cui sarebbe opportuno non sollevare veli.


Non interpreti la cosa con una specie di equazione elementare: spesso la vita delle donne passa da altiforni inimmaginabili. Se non convivete, porti pazienza.


Cordialmente.

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