Disturbi del sonno

Sto impazzendo e non riesco a uscire da questa situazione.

Annamaria

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Buonasera, provo ad esporvi sinteticamente il mio problema. Da anni convivo con una persona che fa abuso di alcol che la notte mi imoedisce sistematicamente di dormire con aggressioni verbali, prepotenze, minacce e pretese di ogni tipo. La manacanza di sonno, cosa che mi viene sistematicamente negata per notti e notti di seguito e la necessità di alzarmi presto per il lavoro mi ha depresso e distrutto fisicamente. Spesso durante le notti insonni in cui vengo continuamente fatta oggetto di stress psicologico (sputi, minacce, prepotenze,distruzione delle mie cose) inizio ad urlare e mi si copre ogni cosa dentro e fuori. In quei momenti sento che potrei uccidermi. Non controllo nulla urlo solo che voglio dormire e a volte mi faccio male da sola. Poi mi alzo dopo una o due ore vado a lavoro e fingo che ho avuto solo un live mal di testa. Sto impazzendo e non riesco a uscire da questa situazione. Riesco solo ad urlare.

18 risposte degli esperti pubblicate per questa domanda

Dott.ssa Ornella Convertino Monza e Brianza (MB)

Gentilissima Annamaria, premetto che mi occupo di problematiche alcoliche dal 1986,  e situazioni come la sua purtroppo, sono molto frequenti.

In primo luogo è importante capire come funziona la problematica alcolica in modo che lei inizi ad essere più consapevole di come reagire in questi casi anche estremi. Le sue urla possono creare un forte peggioramento del problema. Ci sono altri modi per gestire la situazione ma è necessario che lei si appoggi ad una psicologa esperta per capire le emozioni e cambiarle rendendole meno automatiche e piú consapevoli.

In secondo luogo  Ha tutta la mia comprensione, ma non basta per uscire da questa problematica articolata e complessa.È necessario che lei capisca la dinamica che fa esplodere il suo convivente ed in ogni caso è importante che si metta in sicurezza. 

3) trovare gli aiuti. questo è un altro punto importante per uscire dal problema. Sapere su chi può contare per farsi aiutare ed iniziare a considerare anche questa depressione verosimilmente reattiva. 

4) aiutare il convivente a smettere di bere è possibile ma sono necessarie tecniche comunicative complesse e precise . La maggior parte delle persone che hanno un problema alcool correlate non vogliono curarsi.  Negli anni ho sviluppato un metodo che aiuta la famiglia e i pazienti ad arrivare alla consapevolezza e alla cura, efficace per smettere di bere e vivere felici. Le posso assicurare che ciò è possibile, ma con metodo e serietà anche da parte del familiare che intraprende un percorso. Anche le sedute online possono essere un primo contatto importante per iniziare a risolvere il problema.

Non avendo altri dati non posso darLe altre indicazioni se non quella di rendermi disponibile per approfondire la sua  situazione.

Cordialità

Gentile Annamaria,

la mancanza di sonno o il sonno interrotto sono uno dei fattori di stress più forti che ci siano, per cui le consiglio di cercare assolutamente una soluzione.

Alcune coppie dormono separate causa problemi di sonno, potrebbe prendere in considerazione questa o soluzioni analoghe o comunque consultare uno psicologo per vedere se sia possibile migliorare la salute e il comportamento del suo partner. 

cordiali saluti

Gentile Annamaria,

è naturale aspettarsi certi comportamenti da un partner violento e dipendente: è consapevole di essere in pericolo?

Le suggerisco di rivolgersi immediatamente ad uno psicoterapeuta della sua città o ad un centro antiviolenza con cui poter valutare come intervenire e procedere.

Resto a disposizione

Salve Annamaria la sua situazione è molto delicata e i maltrattamenti psicologici e la mancanza di sonno rendono qualsiasi situazione ancora più difficile e stressante.

Le consiglio di capire cosa desidera per se stessa e di chiedersi come mai accetta una situazione del genere.

Le persone affette da dipendenze hanno bisogno di un percorso di aiuto ben preciso e chi gli sta intorno non li aiuta avallando e sopportando quello che loro (i dipendenti) fanno.

Consiglio anche a lei di intraprendere un percorso per comprendere cosa la tiene legata lì in quella situazione, in cui la sua persona è sminuita e vessata continuamente.

Il rischio di un esaurimento è dietro l'angolo.

Si ami di più e faccia qualcosa per uscire da questa situazione.

Spero che riesca a trovare la forza e la chiave per risolvere e migliorare la sua condizione.

Dott.ssa Rita Messini Latina (LT)

Salve in base al suo racconto, provi  lasciare il compagno con cui vive. Se per lei è una difficile scelta, provi con una terapia di coppia o con una terapia privata, potrà aiutarla e sostenerla nell'affrontare il suo compagno. Mi domando come mai continua a stare con una persona così molesta. E' quello che vuole per sè stessa? Un percorso di psicoterapia personale la potrà aiutare. Spero di esserle stata di aiuto, cordiali saluti.

Cara Annamaria,

la situazione che descrive è molto pesante e sono colpita dal modo in cui malgrado tutto lei sta riuscendo da anni a portare avanti la sua vita, il suo lavoro, celando addirittura la situazione che vive tra le mura domestiche.

Credo che lei tuttavia sia giunta ora ad un punto in cui non può più continuare, sopportare e nascondere all'esterno (e forse anche a sé stessa!?) la gravità di ciò che da anni sta vivendo.

Il primo passo per uscire da una situazione di abusi e violenza domestica è raccontare e condividere la sua esperienza. Le suggerisco di cercare aiuto e sostegno psicologico per riorganizzare la sua vita e trovare la forza per uscire da questa situazione.

resto in ascolto. 

Gentile Annamaria, è opportuno che lei sirivolga al piu' presto al Dipartimento di salute mentale (SDSM o CSM) della sua zona (AUSL) che prenderanno in gestione il caso. Contemporaneamente, puo' rivolgersi a uno dei tanti centri antiviolenza presenti sul territorio. Nel link i riferimenti: http://www.asplazio.it/asp_online/progetti/vittime_violenza/centri1.php?menu=s3

Non aspetti oltre. 

Dott. Miro Moretti Roma (RM)

Buon giorno, comprendo e immagino quanto possa essere frustrata e sotto enorme stress. Darle delle indicazioni tramite mail mi riesce difficile. Mi piacerebbe darle un supporto più adeguato e per questo la invito a passare a trovarmi a studio, proponendole un incontro gratuito in modo che lei possa spiegarmi meglio la situazione e io risponderle con più precisione. Senza alcun impegno.

Carissima Annamaria,
la dipendenza dall’alcool non è di facile soluzione se non gestita e curata da personale professionista che conosce a fondo il problema. Tu da sola non puoi farcela e rischi che lo stress psicologico a cui sei sottoposta possa indebolire seriamente il tuo equilibrio psicofisico. Pertanto senza dilungarmi ulteriormente nel descriverti i pericoli a cui  potresti andare incontro  ti consiglio subito quanto segue:

DEVI RIVOLGERTI AI CENTRI DI AIUTO!! CE NE SONO IN TUTTE LE ZONE DI ROMA (non conosco la tua altrimenti ti potrei indirizzare direttamente). Per conoscerli puoi rivolgerti presso:

  • Medico di Base  (di famiglia)
  • ASL di appartenenza   o Ospedale più a te vicino
  • Alcolisti Anonimi  (li puoi rintracciare facilmente da Internet)

Oppure puoi recarti o telefonare direttamente ai seguenti  Centri Antiviolenza:

- Differenza Donna - Via di Villa Pamphili 86/B  -  tel. 065810926   065811473

- Telefono Rosa – Via Tor di Nona 43 – tel. 066832690   066832820

In questo modo avrai indicazioni utili sul comportamento da adottare per cercare di risolvere al meglio la tua problematica situazione.

Con i miei migliori auguri ti saluto cordialmente.

Cara Annamaria, il suo è un problema di violenza domestica che le procura una privazione del sonno. Mi chiedo perchè sono anni che subisce, tantopiù che dice di avere un suo lavoro. Accettare dal suo compagno gli atti che racconta è distruttivo e non solo perchè la privano del riposo ma soprattutto perchè vanno ad incidere profondamente nel rispetto che deve avere di se stessa. Non so cosa le impedisca di andare via ... forse la paura di possibili ritorsioni? Forse la paura di rimanere da sola? Non lo so ma se non può o non se la sente di rivolgersi ad uno psicoterapeuta per farsi sostenere nell'affrontare questa dolorosa situazione, allora si rivolga ad un centro anti-violenza dove il confronto con altre donne che hanno vissuto la sua stessa esperienza potrà darle la forza per reagire. E' ancora giovane e sono certa che ha dentro di sè le risorse necessarie per dire BASTA.

Gentile Annamaria, dovrebbe tentare di convincere il suo compagno ad intraprendere una terapia di coppia, con l'impegno di ridurre drasticamente il suo consumo di alcol. Di fronte ad un suo plausibile rifiuto, ponga questa sua richiesta come la condizione imprescindibile per poter rimanere insieme ed in caso di reazioni violente si rivolga ai servizi sociali e/o alle forze dell'ordine. Non può assolutamente continuare a farsi del male in questo modo, prima o poi avrà di sicuro un serio crollo fisico e mentale e la vostra relazione finirebbe comunque. Cordiali saluti.

E' preferibile che ne parli di persona, si tratta di una problematica relazionale di forte dipendenza dalla quale può uscire ma solo con un percorso psicoterapico. Puo' scrivermi per un appuntamento, io ricevo a Furio Camillo a Roma .
Cordialmente

Gentile Annamaria            

ho letto con attenzione la Sua e-mail,  la Sua situazione affettiva ed esistenziale è davvero off limits. Tuttavia non si può basare un rapporto d’amore (?)  sui drastici parametri ed eventi  in famiglia che ha descritto in maniera drammatica. Amore è vicinanza, solidarietà, affetto, e tante altre cose. Ma l’amore  non può risolvere da solo problemi di alcool dipendenza e altro!

Può sostenere il Suo compagno invitandolo a recarsi presso il Sert presente sul territorio, dove qualificati professionisti potranno aiutarlo attraverso varie procedure davvero efficaci. In tal modo aiuterà anche se stessa.

Se il Suo compagno accoglie questo tipo di percorso, gli eventi saranno forieri di successo. Altrimenti, mio malgrado, La vedo costretta a individuare altre strategie e scelte più drastiche e, mi permetta di aggiungere, oltremodo risolutive.

Resto a disposizione per ulteriori chiarimenti.

Gentile Anna Maria, capisco la situazione stressante che sta vivendo e la deprivazione di sonno con atti violenti da parte del suo partner non le permettono di svolgere la sua vita. La modalità che lei utilizza per proteggersi è urlare e con la conseguenza che le fa perdere il controllo del pensiero. Le suggerisco di rivolgersi ad un collega e se desidera maggiori informazioni rispetto alla mia modalità di lavoro non esiti a contattarmi.

Rimango a disposizione 

Salve sig.ra Anna Maria. Perchè continuare a vivere in una situazione così drammatica e auto lesionista? Quali motivi la trattengono? Non dormire per vari giorni è una delle peggiori torture che si possono infliggere nei lager, appunto, in una condizione di detenzione. La convivenza non può diventare una prigione, anche se ci fossero stati dei figli, non si sarebbe potuto obbligare anche loro a vivere in un, me lo permetta, manicomio. Sono molto schietta e senza giri di parole: per il bene che vuole a se stessa (se ne vuole?) suggerisca al suo convivente di curare il suo problema di alcolismo, e se è resistente, esca da quella situazione.

Dott. Antonio Dibitonto Barletta Andria Trani (BT)

Convivere con un alcolista è cosa estremamente difficile ed implica la necessità di affidarsi ad un terapeuta valido o ad un servizio pubblico che sicuramente vi prenderà in carico insieme.Il problema è: come portarlo a farsi curare. Allarga in maniera discreta il tuo desiderio di aiuto e che abbia ascendente sul tuo compagno. Utilizza sempre il rispetto e il Bene che vi lega e su quello fai leva.Il trattamento sarà lungo ma di possibile risoluzione.

La prima risposta che mi viene in mente è molto scontata e non chiedo che la cambierò, per quanto mi sia venuta immediata: lasci il suo compagno.

Purtroppo l'attuazione di questo consiglio, che non credo sia la prima volta che le viene dato, non è per niente facile.

Non conosco precisamente la sua situazione, so che la sua è una situazione di maltrattamento (perchè lei vive una condizione di chiaro maltrattamento psicologico, grave quanto quello fisico) e che questa è una condizione più diffusa di quanto sembri. So che spesso ciò che impedisce le donne maltrattate a lasciare il compagno abusante è la paura del compagno stesso, a volte una grave insicurezza, spesso un sentimento che permane nonostante anni di maltrattamento, il tutto unito a condizioni esterne quali la presenza di figli o difficoltà economiche.

Per quanto le sia difficile, deve lasciarlo, vi sono svariati associazioni che accolgono e aiutano in termini legali e materiali-abitativi donne con una storia simile alla sua, nonchè diversi professionisti, nel pubblico o nel privato, che la possano sostenere psicologicamente.

Sta a lei trovare la forza per fare il primo passo che le ho detto, che è anche il più difficile: lo lasci. Più tardi lo fa, più difficile le sarà farlo, perchè i continui maltrattamenti la renderanno sempre più fragile e dipendente da lui.

Carissima, ha voglia di fare una brutta fine? La smetta di fare finta che non accada nulla in lei, e in casa sua, banalizzando tutto col mal di testa. La situazione è grave. Quando deciderà di interrompere il circuito della morte nel quale si è messa? Quando chiederà aiuto per se? Invece di urlare istericamente,che non serve a nulla, se non a far arrabbiare il compagno, quando gridera' aiuto per vivere sanamente? Lei qui ha esposto la sua situazione masochista. Contatti uno psicologo per farsi aiutare, se vuole stare bene.

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