Disturbi della personalità

Anni fa mi hanno diagnosticato il disturbo borderline di personalità

Susanna

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anni fa mi hanno diagnosticato il disturbo borderline di personalità. Non sono sicura sia una diagnosi corretta, ma in effetti molte cose tornano e trovano spiegazione nei miei comportamenti. Comunque, premesso questo, voglio dire che generalmente vivo una vita normale, ma a periodi mi cominciano problemi di vario genere e vorrei sapere se meriterebbe cominciare ad assumere psicofarmaci (ho già fatto anni di terapie non farmacologiche, che arrivate ad un certo punto non hanno sortito miglioramenti), naturalmente previa visita, non a caso. Chiedo qui perchè sono piena di dubbi e un po' frustrata dai continui e repentini cambiamenti che ho. Diciamo che ho fasi depressive di lunga durata: fatico a svegliarmi, soffro di insonnia, cambia l'appetito, ho pensieri di morte (e ultimamente ho sorpreso me stessa a cercare un metodo attuabile. Nessuno lo sa), zero fiducia in me stessa, eccetera... Poi ho fasi di ottimismo allo stato puro: della serie "andrà tutto bene chissene frega" e voglia di uscire, fare e disfare. Naturalmente di per sè questa incostanza è difficile da sopportare. Anni di terapia mi hanno insegnato a non buttare all'aria la mia vita (prima a causa di queste fasi alterne ho rischiato di perdere anni scolastici, poi anni universitari, ora il lavoro), e quindi riesco a mantenere costante il lavoro e lo sport, anche se mi costano immensa fatica perchè in fase depressiva starei a letto tutto il giorno. Poi, durante gli anni si sono aggiunte le fobie: la più invalidante è l'emetofobia. Sono dipendente dai farmaci antiemetici, e nessuno degli specialisti che mi ha avuto in terapia è riuscito a farmi migliorare. Poi è iniziata l'ossessione per il mio corpo, ma qui tralascio perchè si entra in ambito di DCA e sarebbe troppo lunga. E infine, iniziata da meno di un anno, la fobia degli elettrodomestici, e di tutti i componenti della casa (compresa caldaia e contatori). Vivo da sola da 5 anni e avevo già avuto manifestazioni simili (in passato ho fatto una settimana senza accendere i fornelli), ma cose sporadiche poi passate da sole. Invece ultimamente faccio le pulizie solo in presenza di qualcuno, perchè ho paura che succeda qualcosa tipo che esploda l'aspirapolvere o la caldaia, che ci sia un corto circuito o simili... E per di più sembra che nessuno abbia la fobia degli elettrodomestici. Mi sento davvero idiota. Ah, in aggiunta devo dire che ho anche fobia di guidare. Preso la patente nel 2007 come un leone, guidato per qualche mese con le incertezze di una neo patentata, poi... Basta, finito anche quello. E adesso pesa immensamente non essere indipendente. Diciamo che attualmente se dovessi riassumere me stessa mi definirei una "persona in potenza": da un lato sento di avere tutte le carte in regola per essere felice e appagata nonostante i problemi che mi capiteranno nella vita, dall'altro lato invece sono inchiodata da un riflesso deforme nello specchio, insicurezza, bassa autostima e fobie. Dati gli insuccessi della psicoterapia, è consigliabile passare agli psicofarmaci? Ho quasi 26 anni. Fa un po' tristezza pensare di imbottirmi di medicine così giovane, ma del resto se mi possono aiutare a non soffrire più, perché no? Grazie...

17 risposte degli esperti pubblicate per questa domanda

Non saprei dirle se la diagnosi che le hanno fatto sia giusta oppure no, ma poco conta. Sembra evidente un disturbo bipolare dell'umore e per questo esistono degli stabilizzatori dell'umore che possono essere di aiuto. Lei è molto giovane e se fossi in lei mi rivolgerei comunque ad uno psicoterapeuta e non ad uno psichiatra oppure ad uno psichiatra/psicoterapeuta. Le consiglio di evitare di affidarsi ad un terapia farmacologica sic et sempliciter. Spesso le psicoterapie hanno percorsi lunghi e risultati non ampiamente visibili ma non sapremo mai se sarebbe andata peggio se non ci fossero state queste relazioni significative. Se vuole mi può ricontattare. Mi faccia sapere cosa ha deciso
Buongiorno Susanna, la tua richiesta è particolare, ti esprimi in termini clinici e descrivi la tua vita secondo la normalità/patologia. E' difficile per te scegliere un percorso che definisci in questa maniera. Incomincia a pensarti come soggetto indipendente, al di là dei vari specialisti che ti hanno preso in cura e delle loro diagnosi. Senz'altro la tua sofferenza va ascoltata, rispettata, ma non pensarla come una "malattia", l'essere umano è molto di più, anche quando soffre. Rispetto agli psicofarmaci ricorda che devi prima affidarti profodamente in chi ti cura per affrontare un'eventuale terapia farmacologica. Sei giovane e puoi sicuramente vivere senza questi schemi mentali,con più fiducia in ciò che pensi tu.
Salve Susanna, mi congratulo con lei per la chiara consapevolezza con la quale esprime la propria situazione, le difficoltà, gli stati d’animo, le sofferenze ma soprattutto mi complimento per la forza e il desiderio che esprime per volere stare bene, per trovare un equilibrio esistenziale permanente nella sua vita. Pertanto le consiglio di affrontare gli episodi legati alla depressione,alle fobie, alla disistima e alla insicurezza con il metodo psicoterapeutico chiamato EMDR: elaborazione e desensibilizzazione attraverso i movimenti oculari. L’EMDR è una metodologia efficace che viene utilizzata anche per dare stabilità esistenziale alle persone con problematiche di personalità particolarmente complesse al fine di migliorare la loro qualità di vita. Per maggiori informazioni consulti il sito www.emderitalia.it. Cordiali saluti
carissima, penso che per il momento sia utile ricorrere all'aiuto del medico e quando ti sentirai meglio, sara' opportuno cominciare una terapia psicoterapeuta. Cordiali saluti
Io credo che non abbia tanto importanza ragionare sulla correttezza della diagnosi, ma dovresti concentrarti di più sui sintomi che presenti, che in effetti sono diversi ma che presi singolarmente, probabilmente, risolvibili. Dici di aver fatto per anni psicoterapia, hai tentato diversi approcci? erano giusti per te? A mio avviso, tu non fai altro che "spostare" continuamente il tuo disagio, dagli elettrodomestici al corpo, dalla guida all'alimentazione....e via dicendo, evitando invece quello che è il problema principale!C'è un altro aspetto fondamentale che mi incuriosisce, parli di te come "altra te", forse fai fatica a riconosccerti e ad accettare che sei una ragazza giovane con molte potenzialità. Il mio consiglio non è quello di combattere la tua "personalità borderline" ma di sfruttare positivamente i momenti in cui sei in piena forma, e i momenti di umore basso per ricaricare le batterie, forse il tuo corpo ti chiede solo qualche momento di relax...per quanto riguarda gli psicofarmaci non credo debbano essere visti come una strada senza uscita, ma da soli dubito che possano essere risolutivi.
Buongiorno Susanna, la diagnosi di disturbo borderline è piuttosto controversa e include tante specifiche al suo interno. In psicologia , poi, avere una diagnosi non indica un percorso già prestabilito per la cura. Per questi motivi bisognerebbe valutare la sua situazione nel dettaglio. Per le cose che dice, tuttavia, posso consigliare un approccio integrato tra psicoterapia e farmaci, perchè possa gestire i suoi disagi e finalmente trovare un suo equilibrio. Si affidi ad uno psicoterapeuta che le ispiri fiducia e provi a fae un percorso di questo tipo.. Buon percorso!
Cara Susanna, a 26 mi sembra un po' presto per rassegnarsi ad affrontare il problema esclusivamente con i farmaci. I farmaci aiutano a gestire i sintomi, ma non curano la causa, che è sicuramente profonda ed antica. Potrebbe abbinare una terapia ai farmaci. Perchè non si rivolge al Centro di Consultazione del Centro Fiorentino di Psicoanalisi, le indicheranno il professionista più adatto a lei, probabilmente uno psichiatra-psicoanalista. Le consultazioni costano veramente poco, le incollo i riferimenti della responsabile: Responsabile del Servizio informazione e consultazione Teresa Lorito Per contatti teresa.lorito@spiweb.it 333 5664329 (dalle 8 alle 10 dal lunedì al venerdì) Resto a disposizione per ulteriori informazioni.
Salve Anna, la storia che racconta meriterebbe sicuramente un approfondimento psicodiagnostico e una comprensione più ampia dell'evoluzione dei sintomi che descrive negli anni. La possibilità che si tratti di un disturbo dell'umore, per esempio, va approfondita per verificare l'effettiva necessità di un trattamento farmacologico adeguato. Spesso oscillazioni dell'umore così intense, come le descrive, possono essere la causa scatenante dell'instabilità emotiva, delle fobie e di tutti i sintomi che ha descritto, piuttosto che la conseguenza degli stessi. Si rivolga ad uno specialista di disturbi dell'umore, così da poter fare una valutazione puntuale di questi aspetti.
Buon giorno Susanna,per i disturbi di personalità come il suo potrebbero essere utili degli psicofarmaci- come scrive lei- ma anche la psicoterapia: magari ci si ferma un po', ma poi si può riprendere. Io le consiglerei di rivogersi al CPS (centro psico-sociale) della sua zona- fa parte dell'azienda opsedaliera- e vi lavora un'equipe composta da psichiatri, psicologi-psicoterapeuti ed infermieri. In questo modo potrà usufruire sia di colloqui psicologici sia di psicofarmaci, qualora lo psichiatra lo ritenesse necessario. In bocca al lupo!
Cara Susanna, emerge dalla tua storia un vissuto di sofferenza che mi colpisce e sembra avere origini antiche e una lotta costante, che, con coraggio, stai portando avanti da tanto tempo, per stare bene e raggiungere il tuo benessere. Questa parte vitale e attaccata alla vita penso sia una tua risorsa importante: ascoltala, dalle spazio. Non sono d'accordo con te rispetto al fatto che le tue terapie siano stati degli insuccessi: tu stessa hai scritto in precedenza che, nonostante i momenti depressivi che ancora si ripresentano, non butti all'aria la tua vita, lavori, vai in palestra etc. E inoltre, sei anche andata a vivere da sola da 5 anni: complimenti! Questo mi sembra un gran passo, brava! Quando svaluti i passi importanti e preziosi che hai fatto parlando di "insuccessi della psicoterapia" ho proprio l'impressione che tu stia indossando gli occhiali scuri e bui della depressione. Il consiglio che ti dò è quello di offrirti un'altra possibilità: prova una terapia Analitico Transazionale, mi sembra molto indicata a te. Un grande abbraccio e un augurio di serenità, forza Susanna!!
salve susanna, da quello che dici traspare tutta la tua sofferenza per la situazione in cui ti trovi. si vede anche che vorresti "guarire" ma non sai da che parte rifarti, anche perché le strade che hai intrapreso finora non ti hanno portato chissà quale soluzione. il mio compito non è darti ulteriori illusioni, ma posso sicuramente dirti che il primo passo che devi fare è diventare consapevole di cosa c'è che non sta funzionando in te e nel tuo atteggiamento verso la vita e verso te stessa. credo infatti, per esperienza, che ogni tipo di problematica affonda le radici nel rapporto che abbiamo con noi stessi (non a caso parli anche di problematiche ad accettare il tuo corpo) e questo rapporto può essere ricostruito e migliorato. certo è un lavoro che richiede impegno e motivazione ma se davvero vuoi uscire dalla tua situazione di sofferenza, allora potrai riuscirci...la cosa più difficile è cominciare a credere in noi stessi e nelle nostre risorse interiori. Anche i farmaci servono a poco se non sono supportati da una fiducia in se stessi e da una forte motivazione al cambiamento. ti auguro di trovare la strada per riuscire a essere serena e esprimere tutte le tue potenzialità! saluti
Cara Susanna, non so che tipo di terapia tu abbia fatto in questi anni e se tu abbia in qalche modo esteso il lavoro anche alla tua famiglia d'origine. A volte dietro a difficoltà come quelle che descrivi tu si cela una grande forza, una grande energia di ribellione che non trova una giusta strada di espressione. Ribellione da cosa? Da schemi familiari rigidi,spesso espressione di paradigmi sociali restrittivi che magari hanno incatenato negli anni anche i tuoi avi, ai quali però, forse, loro si sono piegati, loro malgrado. In questi casi, quando poi arriva nella stirpe qualcuno che prova a guardare in faccia questi schemi limitanti per provare a superarli, inizia una vera e propria battaglia. Ecco che i disturbi dell'umore, la scarsa autostima, le fobie stesse, sono espressione di un autoboicottaggio messo in atto dalla parte di noi che ha fatto propri quegli schemi per noi così distruttivi in risposta alla parte che invece sogna e cerca un riscatto, un cambiamento in direzione della vita spontanea e creativa, al di là di qualsiasi schema imposto. Parli di bassa autostima ma è proprio il credere in te stessa l'arma più preziosa che hai per volgere al cambiamento. Finchè cerchiamo di eccellere in qualcosa che non ci appartiene non ci potremo mai sentire all'altezza. Le conquiste più importanti non hanno a che vedere con il successo mondano ma con la realizzazione spirituale, interiore, che non va relegata ad un ruolo secondario rispetto al primo. Finchè facciamo questo, continuiamo a mettere in un angolo il nostro vero potere creativo che deriva primariamente dall'istinto. A volte più è forte la parte istintuale più è dura la lotta, perchè questa parte di noi decide di non arrendersi all'addomesticamento sociale, da qui il disagio. Il farmaco può dare sollievo a tutto questo, diminuendo la pressione tra queste forze dentro di te, ma è una strada da percorrere con la consapevolezza che la sofferenza che senti è una forza che cerca il suo posto nel mondo, con la quale prima o poi fare i conti. Non tutti i percorsi psicologici sono psicoterapie, esistono anche percorsi non terapeutici, volti proprio all'instaurare un dialogo con il disagio, così da aiutarlo a trasformarsi da limite invalidante a forza motrice della nostra vita.
Cara Susanna, innanzitutto un consulto da un medico specialista in psichiatria, non dal medico di base, non significa che lei "si imbottirà di farmaci" a 26 anni. Può spiegare allo psichiatra questo suo timore e chiedere tutte le informazioni che desidera, sia sui farmaci, sia sull'aiuto che possono darle in questa fase della sua vita. premesso questo le suggerisco comunque un percorso di psicoterapia. Gli esiti di una psicoterapia dipendono da molteplici fattori, non è dato che siccome in passato l'effetto non è stato quello desiderato, non lo possa essere adesso, anche con l'aiuto di un sostegno farmacologico. E' importante che scelga uno psicoterapeuta che la convince, perché è la relazione terapeutica e non il terapeuta che cura. Le cose che ci succedono non avvengono per caso, ma appoggiano sulla storia personale e familiare e i sintomi che tanto ci affliggono hanno anche delle funzioni. Esprimono una parte delle nostre paure, delle nostre motivazioni. i sintomi sono come le storie che racconta il corpo e che per essere comprese vanno decifrate e poi accolte e integrate con le altre nostre motivazioni. La salute è un processo che prevede il dialogo e il confronto di parti che sono rimaste separate per consentirci di essere interi, di realizzare noi stessi. I farmaci non svolgono questa funzione, i farmaci forniscono un equilibrio biochimico utile a mettere la persona nella condizione di fare questo lavoro. Le sue paure la allontanano dalla vita, dalla partecipazione alla vita. Questo allontanamento che funzione ha? In che momento della sua esistenza si è spento il senso di fiducia? Chi vi ha contribuito? Come è stato trattato il suo corpo? Che messaggi gli sono arrivati? A queste domande il farmaco non risponde, ma mi sento di consigliarle di prenderlo serenamente perché la può aiutare a recuperare l'equilibrio necessario per la conoscenza, che è un lavoro che invece spetta a lei. Un caro saluto
Buon giorno Susanna, mi sento di consigliarle di fare almeno una prima visita da uno psichiatra, meglio sarebbe se fosse anche psicoterapeuta. Necessita di un'accurata valutazione psicodiagnostica e di un buon progetto terapeutico, che nel suo caso probabilmente si potrebbe basare su di un'intensa psicoterapia accompagnata, probabilmente, da terapia farmacologica. Questo non la deve impaurire, non è "imbottirsi di farmaci da giovane", ma è volersi bene e cercare il meglio per sè stessi. Se dovesse seguire il mio consiglio, la prego di non tralasciare allo specialista i riferimenti alle idee suicidarie. un saluto,
Gentile Susanna, capisco il suo scoraggiamento. Credo che per certi aspetti gli psicofarmaci possano aiutare, per es. a gestire meglio le sintimatologie più acute. Penso anche, però, che una percorso di psicoterapia sia necessario per fare un lavoro di consapevolezza che permetta di andare a fondo in merito alle cause delle sue difficoltà. Capisco che essendo qualcosa che ha già provato, stia pensando agli psicofarmaci, ma non credo che da soli possano risolvere. Ritengo che un trattamento integrato che preveda una psicoteapia associata eventualmente ai farmaci, dietro consulto psichiatrico, possa essere la strada più utile da percorre. Un lavoro in rete tra professionisti che collaborano è importante per ottenere buoni risultati. La saluto cordialmente.
Cara Susanna, dai dati da te forniti: diagnosi di disturbo di personalità borderline, i sintomi che attualmente hai ed i pochi risultati ottenuti con la psicoterapia ritengo che sia necessario che ti sottoponga ad una visita con uno psichiatra affinché possa valutare la possibilità (da te già percepita) di passare ad una cura farmacologica pur sempre affiancata da un percorso di psicoterapia di tipo cognitivo-comportamentale, percorso che comunque dovrai valutare e decidere con lo psichiatra. Ti informo che oggi le cure farmacologiche - per questi tipi di disturbi - sono molto più ‘raffinate’ ed hanno pochissimi effetti collaterali pertanto, non temere, perché non credo che dovrai “imbottirti di farmaci”. Affidati a bravi professionisti (psichiatra e psicologo) specializzati in patologie come le tue e vedrai che riuscirai ad ottenere buoni risultati. Ti faccio i miei auguri per un futuro di guarigione e ti saluto cordialmente.
Cara Susanna, il livello di sofferenza che riporti deve essere molto pesante da sopportare. Devi ringraziare te stessa per essere riuscita a costruirti comunque una vita e per il fatto che cerchi di combattere con tutte le tue forze queste tue difficoltà. Hai molta consapevolezza dei tuoi problemi e questo indica una buona forza dell'Io, nonostante tutto, ovvero una buona capacità di migliorare. Aggrappati in primo luogo alle tue risorse, perchè ne hai, ne hai molte e questo è sicuramente importante per fare una prognosi positiva. Per quanto riguarda la questione farmaci ritengo che possa essere molto utile prendere degli stabilizzatori dell'umore nel tuo caso, che ti rendano serena e limitino gli sbalzi continui tra il bipolarismo dettato dal benessere estremo o dalla depressione totale. Per farlo ti consiglio di rivolgerti ad uno psichiatra, a cui potrai spiegare dettagliatamente tutti i tuoi sintomi e col quale potrai provare delle cure mirate per le tue problematiche. Non vedere il farmaco come qualcosa di necessariamente negativo, anche quando abbiamo il diabete o l'influenza ci curiamo. La stessa cosa possiamo farla anche con i disturbi dell'umore. Una volta stabilizzato l'umore potresti pensare di riprendere una terapia psicologica, che ti aiuti a gestire i sintomi ossessivi, le fobie e gli stati ansiosi a cui sei soggetta, capendoti meglio e portando avanti anche uno stile di vita che sia più in linea con i tuoi reali bisogni. Non mollare, la vita è bella, è interessante, vale la pena di viverla fino alla fine a provare a lottare. Tu lo stai già facendo e vedrai che questo col tempo ti renderà giustizia. In bocca al lupo!

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