Paura della cacca

Alessandra

Salve, sono una mamma oramai angosciata dalla situazione che sto vivendo con mio figlio di quasi 4 anni. Da più di 2 anni la situazione cacca è diventata insostenibile. Premetto che è spannolinato da più di 1 anno e la pipì non è mai stata un "problema" (anche se non la fa a meno che non sia in casa o nel suo vasino se si trova fuori casa), ma la cacca, dopo delle evacuazioni dolorose, non la fa più, la tiene anche 1 settimana. Devo fare una guerra per convincerlo a farla e raramente ci riesco, se non che poi devo per forza fargli una peretta (urli e pianti)... La fa nel pannolone... Nel vasino o riduttore non ci si vuole sedere.
La situazione è peggiorata perché non posso neanche più nominarla che va proprio nel panico... Quando è obbligato a farla bisogna rispettare tutto un rito particolare, ovvero stare in silenzio io e lui, tenergli la mano, ecc.
Aggiungo che cmq sto usando uno sciroppo per ammorbidire le feci, quindi il dolore non lo ha più.
Le ho provate tutte: psicologo, regali, ignorarlo, sembra non funzionare mai niente... Grazie per l'aiuto.

7 risposte degli esperti per questa domanda

Buongiorno se vuole possiamo fissare un appuntamento in studio e approfondire l'argomento per darle un consiglio...

Saluti dott.ssa Peri Bonaria 

 

Dott.ssa Bonaria Peri

Dott.ssa Bonaria Peri

Massa-Carrara

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Buon pomeriggio Alessandra, capisco la sua preoccupazione, un episodio spiacevole può aver innescato l'evitamento e così trasformare un bisogno fisiologico naturale in una esperienza da evitare ad ogni costo.

Da Psicologa Cognitivo Comportamentale, credo sia opportuno confrontarci al più presto per intervenire nel modo migliore affinchè lei possa agire in modo che il momento sia prevedibile, tranquillo, facilitando l'evacuazione, il luogo, per restituire la serenità che il piccolo merita in quei momenti.

Possiamo lavorare insieme per strutturare piccoli passi in modo graduale per facilitare l'esperienza e trasformarla subito in un momento adeguato, di benessere per il piccolo, anche fuori casa, riducendo i tempi e facilitando la risoluzione del problema.

Per un confronto online per il primo contatto può scrivermi in Piattaforma o chiamarmi per avere una data disponibile, le rispondo personalmente. Sperando di esserle stata utile, le auguro il meglio.

Un caro saluto

dott.ssa Ursula Fortunato

 

Dott.ssa Ursula Fortunato

Dott.ssa Ursula Fortunato

Roma

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Gentile Alessandra, 

Comprendo profondamente la sua angoscia, l'esasperazione e il senso di impotenza che sta vivendo. Voglio innanzitutto rassicurarla su un punto fondamentale: questa dinamica è estremamente comune nei bambini di questa età e lei non ha sbagliato nulla.

Quello che sta affrontando suo figlio non è un capriccio, ma una vera e propria fobia. Tutto è nato da un trauma fisico reale, ovvero il dolore provato durante l'evacuazione in passato. Anche se oggi, grazie allo sciroppo, le feci sono morbide e il problema meccanico è risolto, nella mente del bambino è rimasta "congelata" la memoria di quel dolore (che funge da ansia anticipatoria). Trattenere le feci per una settimana, rifiutare il vasino, pretendere il pannolino e aver bisogno di un rito fatto di silenzio e contatto fisico sono tutte strategie difensive che lui mette in atto per cercare di avere il controllo su una situazione che lo terrorizza.

Per sbloccare questo cortocircuito, la strategia più efficace in questo momento è un'accettazione radicale che miri ad abbassare drasticamente la tensione. Dal momento che la sola parola lo manda in panico, smetta totalmente di nominarla, di proporre il vasino o di promettere regali. In questa fase clinica, l'obiettivo primario non è dove fa i bisogni, ma che li faccia senza paura e regolarmente. Se il pannolino e tenersi per mano sono il suo "porto sicuro", glieli conceda con serenità e senza mostrarsi frustrata.

Continui rigorosamente con le pratiche utilizzate per garantirgli che non ci sarà mai più dolore. Togliendo ogni pressione, aspettativa o ansia da parte sua, il bambino smetterà di sentirsi "sotto esame".

Quando il suo sistema nervoso capirà che non c'è più alcun pericolo fisico né alcuna battaglia emotiva con la mamma, l'ansia si spegnerà da sola e sarà lui stesso, con i suoi tempi, a fare il passaggio naturale verso il vasino.

Serve tanta pazienza, ma vedrà che iniziando a togliere il problema dal centro delle vostre giornate, la situazione migliorerà. 

Resto a disposizione, un caro saluto. 

Dott.ssa Laura Corbelli

Dott.ssa Laura Corbelli

Reggio nell'Emilia

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Salve Signora, probabilmente il bambino ha sviluppato una sorta di paura legata al dolore che ha sperimentato durante l’evacuazione. Infatti, come lei stessa riferisce, da quando utilizza lo sciroppo non prova più dolore.

In questa fase potrebbe essere importante lavorare soprattutto sulla consistenza delle feci, cercando di mantenerle morbide anche attraverso un’alimentazione che favorisca la regolarità intestinale, seguendo naturalmente le indicazioni del pediatra.

È possibile che ci voglia un po’ di tempo prima che la situazione torni completamente alla normalità. La cosa più importante, però, è evitare che il bambino associ nuovamente l’evacuazione al dolore, così da poter gradualmente recuperare serenità e fiducia.

Procedendo con calma e senza forzarlo, è possibile aiutarlo a superare questa paura.

Gentile Alessandra ,

quello che sta vivendo tuo figlio non è un problema di “cacca”.

È una paura. Una paura profonda, radicata, che si è costruita nel tempo dopo quelle evacuazioni dolorose che lo hanno spaventato più di quanto un adulto possa immaginare.

Quando un bambino piccolo prova dolore mentre fa la cacca, il suo cervello registra un’associazione molto semplice: “se la faccio, soffro”.
Da quel momento in poi non è più una questione di volontà, di educazione, di premi o di regole.
È una questione di protezione.

Tuo figlio non trattiene perché è capriccioso.
Trattiene perché ha paura.

La paura, nei bambini, non si scioglie con la logica.
Si scioglie con la sicurezza.

Il fatto che non riesca neanche a sentir nominare la parola “cacca” senza andare nel panico ti dice che non siamo davanti a un comportamento oppositivo, ma a un vero e proprio blocco emotivo. Il rito che pretende, silenzio, mano stretta, ambiente controllato, non è un vezzo ma il suo modo di sentirsi al sicuro mentre affronta qualcosa che vive come minaccioso.

Tu, nel frattempo, sei stremata.
Ogni volta è una battaglia.
Ogni volta temi che stia male.
Ogni volta ti sembra di non riuscire ad aiutarlo davvero.
Questo logora.

Hai fatto bene a usare lo sciroppo per ammorbidire le feci.
Togliere il dolore è fondamentale.
Il dolore fisico non è più il problema.
Ora il problema è la memoria del dolore.

La peretta, purtroppo, anche se necessaria, ha rinforzato l’idea che “quel momento è terribile”.
Non è colpa tua.
Quando un bambino trattiene per una settimana bisogna intervenire.
Il suo cervello ha registrato anche quello come un evento traumatico.

Quello che serve ora non è convincerlo a sedersi sul vasino.
Non è insistere, ignorarlo o premiarlo.

Quello che serve è ricostruire la sicurezza. Serve che la cacca torni a essere un evento neutro, non un campo di battaglia. Serve che lui senta che non c’è fretta, non c’è pressione, non c’è giudizio. Serve che il suo corpo ritrovi fiducia.

A volte, in questi casi, è utile togliere completamente il tema per un po’.
Niente richieste.
Niente tentativi.
Niente vasino.
Niente discorsi.
Lasciare che sia lui a ritrovare un rapporto naturale con il proprio corpo.
Quando arriverà il momento sarà lui a cercare un modo.
Non perché glielo avete insegnato.
Perché non si sentirà più minacciato.

Alessandra, tuo figlio non è bloccato.
È spaventato.
La paura, nei bambini, si scioglie con la calma, con la presenza, con la fiducia che gli adulti sanno aspettare.

Se vuoi, posso aiutarti a guidare il tuo bambino a ritrovare la sua serenità nel momento delle sue evacuazioni.

Un caro saluto

Dottoressa Arianna Bagnini
Psicologa Clinica e del Lavoro
Ricevo Online

Dott.ssa Arianna Bagnini

Dott.ssa Arianna Bagnini

Perugia

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Buongiorno, capisco quanto possa essere diventata angosciante e faticosa questa situazione, soprattutto quando ogni volta che arriva il momento della cacca sembra iniziare una vera e propria “battaglia”.

Da quello che racconta, potrebbe essersi instaurato un circolo vizioso paura–trattenimento–ansia: dopo alcune esperienze dolorose, suo figlio può aver associato la cacca a qualcosa di pericoloso o doloroso. Di conseguenza la trattiene, aumenta la tensione e il momento dell’evacuazione diventa sempre più carico di paura e rituali.

Il fatto che oggi il dolore sia stato ridotto non significa necessariamente che sia scomparsa la paura: il corpo può stare meglio, mentre la mente continua ad aspettarsi che possa succedere qualcosa di brutto.

In questi casi può essere importante non concentrarsi soltanto sul “farlo fare”, ma comprendere cosa succede prima, durante e dopo l’evacuazione: quali pensieri e paure si attivano nel bambino, quali comportamenti vengono messi in atto e, involontariamente, quali reazioni degli adulti possono mantenere il problema.

In ottica cognitivo-comportamentale si può lavorare proprio sulla riduzione graduale dell’ansia, sulla gestione delle richieste e delle reazioni del genitore e sulla costruzione progressiva di esperienze positive e non coercitive intorno alla cacca.

Dopo più di due anni, e considerando che la situazione sta condizionando anche voi come genitori, credo che meriti un intervento mirato e personalizzato, piuttosto che continuare a provare strategie diverse senza una direzione precisa.

Se desidera, possiamo approfondire la situazione in un primo colloquio e capire insieme quali sono i meccanismi che stanno mantenendo questa difficoltà e da dove poter iniziare. Resto in attesa di un suo cenno. Cordialmente dott.ssa Claudia Mosenagu

Dott.ssa Claudia Mosneagu

Dott.ssa Claudia Mosneagu

Padova

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Signora cara, posso soltanto immaginare il livello di stanchezza, senso di impotenza e angoscia che sta vivendo. Gestire una ritenzione fecale prolungata è un’esperienza usurante per un genitore: ci si sente in trappola tra la paura per la salute fisica del bambino e la disperazione di non veder funzionare alcun tentativo. Quello che lei e il suo bambino state vivendo è un quadro molto classico, ma non per questo meno faticoso, di ritenzione fecale funzionale, con ogni probabilità innescata dall'esperienza dolorosa passata e poi alimentata dalla paura di provare ancora dolore e dal controllo. A 3-4 anni il controllo degli sfinteri è uno dei pochissimi ambiti in cui il bambino sente di avere un potere assoluto sul proprio corpo e sull'ambiente circostante. Se la parola "cacca" scatena il panico, bisogna toglierla dal vocabolario di casa per un po'. Se non l'avete già fatto, è importante far seguire l'aspetto organico da uno specialista in gastroenterologia pediatrica (più che dal solo pediatra di libera scelta).  Ha menzionato di aver già provato lo psicologo per il bambino, ma spesso a 3 anni portare il bambino in terapia per "aggiustare il problema" non funziona o aumenta la sua sensazione di essere "sbagliato". Può essere molto più utile per voi genitori fare un percorso di consulenza genitoriale con uno psicologo dell'età evolutiva o psicoterapeuta della famiglia: il lavoro si fa con gli adulti per capire come modificare le dinamiche di risposta a casa, disinnescare la tensione e accompagnarlo nel rituale senza ansia. Non si scoraggi: questo è uno dei disturbi più comuni e allo stesso tempo più frustranti della prima infanzia, ma ne uscirete. Il segreto non è "convincerlo", ma togliere ogni forma di scontro e ridare al suo corpo il tempo di dimenticare la paura.

Cordiali saluti.

Dott. Riccardo Focaccia

Dott. Riccardo Focaccia

Dott. Riccardo Focaccia

Ravenna

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