Psicologia scolastica

Mio figlio di 17 anni ha grosse difficolta' in merito scolastico

fabio

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Buongiorno ero interessato a saper come poter aiutare mio figlio di 17 anni che ha grosse difficolta' in merito scolastico al punto di aver perso gia' un anno nonostante le grandi potenzialita' riconosciute non da noi genitori ma dagli insegnanti stessi Dicono che e' distratto , non si impegna , sembra privo di ogni interesse ma quando gli si dice di lasciar perdere e di trovarsi un lavoro non ne vuole sapere Avendo gia' perso l'anno pensavamo gli fosse servita da lezione , anche perche' a quanto dice non pensava di meritarla, nonostante ci fossero state tutte le avvisaglie del caso ( gravi insufficenze recuperate solo in parte) invece la storia si sta ripetendo. E’ un bravissimo ragazzo ma quando si trova davanti alle difficolta’ si demoralizza e lascia perdere invece di affrontarle e sconfiggerle impegnandosi di piu’ Anche nello sport e' successa la stessa cosa.E'un bravissimo giocatore di calcio Quest'anno arrivato alla soglia della prima squadra,dovendo lottare per guadagnarsi il posto a differenza degli altri anni dove giocava sempre, dopo due mesi ha smesso e abbandonato anche l'attivita' sportiva. Volevo chiedere come poterlo aiutare a superare queste difficolta’ o a chi rivolgersi in maniera specifica Grazie

15 risposte degli esperti pubblicate per questa domanda

Caro signor Fabio, da quello che ha scritto si può ipotizzare che vostro figlio sta attraversando una fase di transizione tipica dell'età adolescenziale, nella quale può accadere di perdere fiducia in se stessi e invece di affrontare le difficoltà si preferisce lasciar perdere tutto dimostrando svogliatezza e mancanza di interesse per qualsiasi cosa... Le consiglio quindi di rivolgersi ad uno psicologo, meglio se scolastico, affinchè possa aiutare suo figlio a ritrovare maggior autostima in se stesso e quella giusta motivazione per continuare il suo percorso di studi anche apportando eventuali modifiche nella scelta della scuola superiore.

Cordiali saluti.

Buongiorno signor Fabio, questa crisi di suo figlio è un segnalatore, sta comunicando qualcosa di molto importante se, nonostante le capacità, prima si è fatto bocciare e poi si è ritirato dallo sport che più ama. Per comprendere cosa segnalano queste rinunce di suo figlio, per comprendere i bisogni più profondi veicolati da questo comportamento, può essere utile prima di tutto organizzare una seduta congiunta padre-figlio, un occasione di confronto che dia la possibilità di cominciare ad aprire nuovi canali di comunicazione tra voi due coadiuvati da un allenatore che faciliti il vostro dialogo e vi aiuti a dribblare i fraintendimenti. A disposizione per chiarimenti

Caro papà Fabio,

comprendo perfettamente la tua preoccupazione nei confronti del disagio che tuo figlio sta attraversando in questo momento dal punto di vista scolastico. Da ciò che scrivi mi sembri un genitore attento e premuroso e questa è una forza. Tu parli di una difficoltà scolastica, al tempo stesso cogli la possibilità che questo suo disagio si generalizzi probabilmente ad altri ambiti della sua vita, come può essere quello sportivo, come tu stesso hai scritto. Dunque, avendo pochi elementi a mia disposizione, sono portata ad ipotizzare proprio che il suo malessere, la sua demoralizzazione (per usare le tue stesse parole) di fronte ad alcune situazioni per lui difficili, sia proprio una sua modalità con la quale lui si rapporta alle situazioni sfidanti. Sarebbe utile, per tale motivo, rintracciare quelle motivazioni che lo portano ad avere quel senso di sfiducia nelle sue capacità attraverso un percorso di tipo psicoterapeutico. Mi sembra anche di aver colto una doppia richiesta da parte tua: come posso aiutarlo? In tal caso potrebbe essere un’eventualità concordare dei colloqui anche con voi genitori. Resto a disposizione per eventuali chiarimenti. Un caro saluto ed in bocca al lupo.

Caro Fabio, premetto che il nostro sistema scolastico ha perso la funzione formativa-pedagogica assumendo sempre di più e soltanto quella informativa, trasformando così l'apprendimento in qualcosa di passivo anzichè attivo e reprimendo di conseguenza la valenza attiva e creativa che invece dovrebbe favorire. Questo approccio si allontanta molto dalle esigenze di crescita e psicologiche dei giovani in crescita. Così accade spesso che i genitori si ritrovino da soli a gestire ciò che non sta funzionando e portando il ragazzo a sentirsi colui che non funziona. Detto questo, mi sento però di dirLe anche che dietro ogni blocco o sintomo che sia c'è sempre un messaggio in codice che va decodificato alla luce della storia personale e familiare di quella persona. Per fare questo occorre l'aiuto di un esperto che possa aiutare la famiglia e il ragazzo a capire dov'è il problema e a riavviare il processo di crescita. In bocca al lupo.

Gentile sig. Fabio

Suo figlio ha 17 anni ed è quindi un adolescente. L’adolescenza è un periodo di crescita, il passaggio dall’infanzia, all’età adulta, con tutto quello che ne consegue dal punto di vista sociale, ma soprattutto psicologico.

Tutto ciò per dirle che vivere una crisi in età adolescenziale, non è di per sé sinonimo di patologia, ma, ovviamente, non va neanche sottovalutata.

Ritengo che la sua bocciatura a scuola, come pure, le difficoltà nello studio e l'abbandono della squadra di calcio in un momento di difficile, rappresentino prevalentemente l’effetto, piuttosto che la causa del disagio di suo figlio.

Quello che appunto bisogna capire è se si tratta di una crisi, che crea in ogni caso forte sofferenza per il diretto interessato e per i suoi familiari, dovuta alla fase evolutiva che suo figlio sta attraversando, oppure è il segnale di una sofferenza psicologica più profonda.

Per potere capire ciò è necessario che voi genitori facciate una consultazione specialistica di tipo psicologico.

La presenza di voi genitori (quindi anche della madre di suo figlio) è fondamentale: sia perché, data la sua giovane età, potete fornire informazioni preziose allo specialista psicologo sul suo precorso di crescita, sia perché, insieme allo stesso psicologo, potete valutare l'opportunità di coinvolgere direttamente vostro figlio nella consultazione.

Inoltre lo specialista potrà fornirvi degli utili consigli, nonché vi potrà sostenere in questo momento difficile che, ovviamente e comprensibilmente, anche voi, state attraversando.

Rispetto a chi rivolgersi, io conosco un Centro di Milano, che è il Servizio di Psicoterapia Psicoanalitica SPP che offre servizi di elevata qualità a prezzi calmierati.

Se ha bisogno di ulteriori chiarimenti, mi contatti.

Buongiorno, gli aspetti in gioco potrebbero essere molti.

Sicuramente l'adolescenza è uno dei periodi più complessi da comprendere , sia per i genitori che per i ragazzi stessi.

Spesso infatti sono proprio loro a non riuscire a descrivere e a spiegare il malessere che si portano dietro e che gli crea tanta frustrazione e questo non fa che sentirli sempre più "incompresi".

Le difficoltà scolastiche, le lotte sportive, possono essere i segnali di una grande fatica a credere in se stessi e ogni volta che lascia un prcorso a metà aumenta il senso di inadeguatezza, per cui la volta successiva, dinanzi ad una prova , sarà ancora più difficile crederci.

Dall'altra parte potrebbero esserci altre problematiche di cui non si è a conoscenza. 

Nel periodo adolescenziale ogni ragazzo conosce e incontra una nuova parte di se e che né lui né i genitori hanno mai visto; per questo motivo non esistono genitori adeguati o non adeguati o ragazzi da giudicare, ma genitori e figli che si devono ri- conoscere e trovare un nuovo equilibrio. 

Potrebbe essere utile un percorso psicoterapeutico direttamente con il ragazzo, qualora fosse lui a richiederlo , oppure di supporto alla genitorialità che vi permetta di analizzare meglio la situazione e vi aiuti a cercare strategie alternative a quelle utilizzate fino ad oggi.

Ci sono psicoterapeuti nella vostra zona che operano come vi ho descritto, alcuni specializzati in età adolescenziale e altri in supporto alla genitorialità o ad entrambe. 

Esistono anche gruppi di confronto per genitori con figli in età adolescenziale.

Spero di essere stata utile.

Buongiorno, ho letto la sua lettera da cui emerge la comprensibile preoccupazione per suo figlio che a fronte di potenzialità nello studio e nello sport, lascia il campo.Non deve essere facile per lei papà tutto questo. Arrivando alla sua richiesta, sarebbe importante approfondire con uno specialista la situazione per far emergere prima di tutto quanto vive lei come genitore e nel contempo valutare l'opportunità eventuale di far nascere o emergere una richiesta di aiuto in suo figlio, in modo da capire il senso dei suoi comportamenti di fuga di fronte alle difficoltà.Nel frattempo mi viene da pensare a un atteggiamento di presenza a distanza che suona più o meno così: "Io ci sono se e quando vuoi" che permetta a suo figlio di sentirsi al sicuro ma nel contempo libero di muoversi e di sperimentarsi.Se dovesse decidere di confrontarsi direttamente con una specialista mi può contattare per fissare un colloquio.Buon miglioramento.

Buongiorno Fabio,

è molto importante che vi siate resi conto del problema e stiate chiedendo un aiuto. Questo significa che siete genitori attenti e giustamente preoccupati per un figlio che ha grandi potenzialità ma sembra aver imboccato una strada di insuccessi. E' essenziale, visto la giovane età, aiutarlo a capire cosa gli stia succedendo e a trovare le soluzioni adatte. Generalmente si tratta di problemi risolvibili in tempi abbastanza brevi, a quanto mi insegna l'esperienza di molti anni di lavoro con gli adolescenti. Vi consiglio di rivolgervi a professionisti competenti per la specifica fascia di età di vostro figlio. Se volete sono disponibile per un ulteriore contatto.

Molti auguri e cari saluti

Buonasera,

suo figlio sta manifestando un ritiro dalle attività scolastiche e sportive in un'età delicata che è quella dell'adolescenza. Periodo dell'esistenza in cui il transito diventa difficoltoso a maggior ragione in un'epoca di profondi cambiamenti sociali che possono, per diversi motivi, far sfumare nella mente dei giovani che si accingono alla propria nascita sociale l'idea del futuro.

In parte è un fenomeno pittosto diffuso che poi si risolve, ma è anche vero che l'evitamento della crisi, come dice lei, l'evitamento della fatica e del confronto con la frustrazione e il limite può creare una situazione di rinuncia cronica.

Per questo motivo le consiglio di proporre a suo figlio un percorso di consulenza psicologica.

A disposizione per qualsiasi chiarimento

Salve, siete dei genitori attenti e cercate di dargli supporto.

Ciò nonostante il ragazzo sembra avere un problema rispetto alla propria percezione di autoefficacia e di autostima. Andrebbe seguito in questa delicata fase evolutiva in maniera che possa sviluppare strategie più adeguate per superare le difficoltà. Adesso mi sembra che, per il ragazzo, la strategia sia di quella di abbandonare le attività e che non si senta motivato ad impegnarsi.

Potrebbero esserci problemi legati a vissuti ansiogeni o depressivi che lo fanno sentire inadeguato. Sarebbe opportuno anche un intervento di sostegno alla genitorialità, per aiutarlo al meglio, con una maggiore attenzione alla comunicazione all'interno della famiglia.

Buongiorno,

E' difficile comprendere da una mail; proviamo ad azzardare delle ipotesi.

il ragazzo probabilmente non si sente addosso tutte le qualità che da fuori si rendono evidenti, nasconde insicurezza e fragilità che lo "zavorrano" nei difficili processi di crescita che l'adolescenza richiede di portare a termine (scuola, relazioni, visibilità, maturare una solida autostima, definie identità, ecc). Spesso i ragazzi che vivono un piccolo o grande blocco sul piano emotivo appaiono molli, apatici, poco volitivi; non sempre questo è da attribuire alla forza di volontà ma alla variabile emotiva, è una sorta di scudo dale frustrazioni. Vista l'età e le risorse del ragazzo sarebbe estremamente utile fare qualche colloquio per approfondire il vissuto emotivo del ragazzo al fine di rappresentare meglio la reale entità delle difficoltà da lui percepite.

un caro saluto,

a disposizione su Milano,

Gentile Signore,

quella che descrive è una situazione difficile da gestire, e posso immaginare la fatica e il senso di impotenza che sta vivendo a fronte delle difficoltà di suo figlio. Forse è probabile che questi vissuti emotivi di impotenza siano gli stessi che vive anche suo figlio quando deve affrontare nuove situazioni e compiti, tanto da arrivare ad assumere un atteggiamento di passività e rassegnazione.

Da quello che racconta, queste difficoltà non sembrerebbero essere relegate esclusivamente all’ambito scolastico, ma anche a quello sportivo/ricreativo, e mi chiedo se difficoltà siano presenti anche nelle relazioni che suo figlio ha con i suoi coetanei. In entrambi i contesti a cui fa riferimento, infatti, il contatto con i coetanei è preponderante e spesso difficoltà di profitto scolastico possono essere in parte dovute anche a difficoltà che si possono vivere all’interno del gruppo classe. A maggior ragione se il ragazzo ha buone potenzialità dal punto di vista intellettivo.

Credo che per comprendere meglio quello che suo figlio sta vivendo, quindi capire se e come si possa intervenire, sia necessario rivolgersi ad uno psicologo. Di solito, per avere un quadro abbastanza completo della situazione e fare una restituzione con eventuali indicazioni alla terapia sono necessari due o tre colloqui. Qualora lo ritenga opportuno, mi rendo disponibile per un colloquio conoscitivo. 

Gentile Signore,

immagino il dispiacere e la frustrazione che prova nel vedere suo figlio alle prese con queste difficoltà, soprattutto se in lui sono state identificate delle potenzialità che non riesce a mettere a frutto.

Sicuramente l’età dell’adolescenza è una fase piuttosto critica per via dei cambiamenti che comporta (a livello fisico, psicologico, di costruzione della propria identità, di crescita, etc. ).  

E’ difficile, senza una conoscenza approfondita del ragazzo, fare delle ipotesi sul suo malessere e dare delle indicazioni per aiutarlo. Mi azzardo ad ipotizzare che forse in suo figlio ci sono degli impedimenti “interni” che non gli consentono di realizzarsi, persino in una passione come quella del calcio. Forse è la paura di confrontarsi con il fallimento, che evita ritirandosi prima ancora di averci provato realmente.

Ritengo che potrebbe essere di grande aiuto rivolgersi ad uno psicologo, tuttavia occorre verificare se suo figlio ha una motivazione in tal senso. In alternativa, potreste provare voi genitori a rivolgervi a uno psicologo, parlandogli in modo più approfondito del ragazzo, per tentare di dargli un aiuto in questo modo. Credo che l’aver scritto a questo sito sia indice della sensibilità di cercare di capire realmente le difficoltà di suo figlio piuttosto che giudicarlo o svalutarlo: penso che questo atteggiamento sia di per sé di aiuto per il ragazzo.

Un saluto

Buon giorno, signor Fabio.

Suo figlio ha certamente bisogno di un colloquio con uno psicologo. Le cose  si svolgono così: Lei parla con Suo figlio e affronta direttamente con lui questo disagio, che non è solo scolastico, perché si riflette anche sullo sport. Quindi, credo, anche sulla sua vita sociale. Gli propone un Primo Colloquio con uno psicologo. Cerca di sensibilizzarlo ad affrontare costruttivamente il problema. Se Suo figlio accetta, fisserà un appuntamento con uno psicoterapeuta. Quindi, poi, sarà lo psicologo stesso a proporre un percorso o quale altre vie seguire. Si tratta comunque di coinvolgere il figlio in un nuovo cammino verso il camnbiamento. Molte cordialità,

Gentile sig. Fabio,

non è mai facile per un genitore riuscire a comprendere fino in fondo il disagio di proprio figlio, a maggior ragione se questo si manifesta in modo subdolo e silente durante l’età adolescenziale, fase in cui ognuno deve far conto con i propri interessi, le proprie possibilità, il confronto coi i pari e le aspettative proprie e altrui nella speranza di non deluderle per riuscire a definire in modo positivo la propria identità.

E’ realmente convinto dell’indirizzo intrapreso alle scuole superiori? O continua a frequentarlo per qualche altro motivo (es. amici delle medie che lo hanno trascinato in questa scelta, oppure la volontà di assecondare qualcuno dei genitori)? E’ possibile che dietro questo atteggiamento rinunciatario sia in ambito scolastico che sportivo, si nasconda un disagio più profondo che riguardi proprio le credenze che suo figlio ha elaborato su di sé, sul proprio valore e sulle proprie possibilità. Parlarne apertamente potrebbe risultare faticoso, ma certamente potrebbe aiutarlo a farlo sentire compreso nella sua difficoltà piuttosto che inadeguato e impreparato come a scuola.

Spero di esserle stata d’aiuto.    

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