Psicoterapia

Frustrazione terapia

iris

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Salve dottori
Sono molto confusa e frustrata.
Dopo anni di psicoanalisi a distanza di tempo molti dei sintomi si sono ripresentati, sono avvilita anche perché adesso sono un'adulta con il proprio bagaglio di esperienze e un forte senso critico (e autocritico) ho paura che questo mi potrebbe bloccare nel trovare un terapeuta a cui affidarmi. Sarebbe la terza/quarta volta che torno in terapia, e la vedo come una sconfitta (l'ennesima nella mia vita) con la problematica che mi trovo in una nuova città senza appoggi anche medici e non so a chi rivolgermi, sto cercando dei terapeuti ma molto alla rinfusa.
Intanto non ho desiderio di ripercorrere un ennesima terapia psicoanalitica, è vero anche che non vorrei rimanere solo in superficie e so bene dell'importanza della fiducia tra paziente e terapeuta, forse è quello che mi è mancato con l'ultima terapeuta, non so, l'ansia sta arrivando ai suoi picchi e questo pensiero iniziare a diventare ossessivo oltre al ritorno di una vecchia depressione, non posso permettermelo. Così chiedo, esiste una terapia più attiva ma che tenga conto anche delle problematiche dell'infanzia e rapporto figlio-famiglia e problematiche relazionali?
(ho anche provato con una terapia sistemico-relazionale, che non è andata al meglio)

Vi ringrazio

11 risposte degli esperti pubblicate per questa domanda

Gentile Iris,


Mi dispiace molto per la tua esperienza con le terapie psicologiche. A volte capita che i sintomi possano tornare.


Hai cambiato terapeuta a pochi mesi l'uno dall'altro? E hai avvertito il terapeuta successivo?


Hai affrontato sempre con loro il discorso di una reazione terapeutica forse negativa?


Capisco che queste esperienze di terapie


con 4 professionisti diversi, non so in che ordine e se da te avvertiti cmq in un colloquio di follow up,


Certo ti lasciano dubbiosa su come fare per stare meglio.


Hai provato a contattare l'albo della regione cui questi colleghi sono iscritti e dove vivi,


per un appuntamento e magari, un colloquio conoscitivo per un consiglio ?


Magari chissà potresti essere inviata in una ASL da uno psicologo in intramoenia?


Questo per un risparmio economico.


Oppure tornare dall'ultimo terapeuta e chiedere un follow up.


In cui potrai parlare della vostra esperienza di percorso e sentire cosa può proporre per te.


Dato che scrivi che ti senti ancora molto ansiosa,


se sei sola cerca un contatto anche telefonico o online per capire come puoi procedere. Anche perché puoi chiedere di capire queste esperienze fatte, anche con diversi approcci, senza iniziare una nuova terapia!


Mi raccomando Iris,


Tutto si risolve se cerchiamo di mettere in ordine i nostri ricordi, i nostri pensieri e poi le emozioni. Con calma.


Iniziando con un bel diario di questa esperienza pregressa magari.


Un abbraccio forte

Salve, mi spiace molto per la situazione  descritta. Può provare a rivolgersi ad un psicologo con un orientamento cognitivo-comportamentale. La terapia cognitivo-comportamentale in cui il paziente ha un ruolo attivo nel processo di cambiamento. La terapia ha lo scopo di far comprendere il legame tra pensieri, emozioni e comportamenti. Ciò che noi siamo è frutto della nostra storia di vita, perciò della nostra infanzia e del rapporto con la famiglia d'origine. Se sceglierà di affidarsi ad un professionista, io faccio anche consulti online, resto a disposizione, Dott.ssa G.Mangano

Gentile utente


a volte si confonde il "ritorno" di qualche problematica con l'inefficacia di una soluzione precedente. Pur essendo diversi tra loro i vari approcci psicoterapeutici in realta' l'obiettivo e' comune.


Oggi vive una situazione diversa (nuova citta'), che ripropone sintomi simili ai precedenti e indica una necessita' di ampliamento esperienziale e terapeutico. Certamente ci sono approcci che possono coniugare analisi del profondo e attivita' (v. psicosintesi, cognitivismo evoluto ecc.). A mio avviso credo che leggere come regressione (che di fatto non e') le problematiche attuali non la aiuti in una nuova ricerca, non solo del terapeuta ma di una nuova possibile domanda di fronte alla necessita' di un nuovo adattamento. Certe situazioni possono avere un impatto che solo in quel momento possiamo capire e affrontare, che si tratti del passato, del presente o di prospettive future.


Cordialmente

Si è mai documentata in merito alla terapia strategica breve? In base alle sue esigenze mi sembrerebbe proprio qualcosa che potrebbe fare al caso suo. E' una psicoterapia orientata alla soluzione ma che soprattutto (semplificando molto) parte dal presupposto che il problema della persona sia mantenuto da qualcosa che la persona fa in quel momento, quindi non va aricercare la cause del problema, come magari è stata abituata nelle precedenti esperienze, ma agisce sul presente. Questo il motivo per il quale la terapia è decisamente più breve rispetto ad altri tipi di percorsi.
Se vuole delle delucidazioni mi contatti pure.

Gentile Signora Iris mi dispiace intanto del suo malcontento che esprime con confusione, avvilimento e frustrazione. Capisco che l'esperienza che ha avuto la condiziona per un eventuale inizio di percorso psicologico con un altro terapeuta. Trasformi questo momento magari in una nuova possibilità che da a se stessa.


L'orientamento terapeutico è a misura del singolo e può succedere di non riuscire ad agganciarsi ad un determinato tipo di percorso psicologico, come nel suo caso, di tipo psicoanalitico. 


Un orientamento di tipo cognitivo-comportamentale, a cui appartengo, rende molto attiva la persona e lavora proprio sulle risorse personali, permettendo la costruzione di abilità importanti per la risoluzione di disagi presenti ed eventualmente futuri ( sviluppare autonomia personale).


Se vuole sono disponibile per qualsiasi tipo di chiarimento, qualora fosse curiosa di comprendere meglio questo tipo di approccio. 


Un caro saluto


Dr.ssa Cirafici Antonella, Roma

Buongiorno Iris. La buona riuscita della terapia dipende da molti fattori e non è scontato che, con il passare degli anni ed il cambiamento di circostanze di vita, alcuni sintomi non si ripresentino. Ciò non significa andare incontro ad una sconfitta personale, ma più semplicemente possono essere insorte nuove situazioni che favoriscono il ripresentarsi dei sintomi. In questo caso il ritorno in terapia può essere visto come un prendersi nuovamente cura di se stessi, conoscersi sotto nuovi punti di vista e trovare il sostegno necessario a superare queste difficoltà, attivando le risorse che già ha messo in campo in precedenza e che la hanno aiutata a superare i momenti difficili.
Se volesse un confronto più approfondito e se avesse necessità di chiarire altri punti, mi rendo disponibile anche online.
Cordialmente,
dott. Alfonso Panella.

Buonasera,


Sa le terapie non risolvono necessariamente tutto, la presenza a se stessi è un percorso lungo e forse mai dato una volta per tutte.


Io sono una psicoanalista relazionale, l'infanzia è importante per il significato che gli diamo oggi, non è la causa di tutti i mali e la terapia ha l'obiettivo di liberarsi di una configurazione/schema mentale e relazionale che sicuramente ha origine nella nostra storia passata e ripetiamo. Credo che la maggioranza degli orientamenti terapeutici tenga conto di questo. La differenza può farla la relazione che si riesce a creare con il terapeuta.


Non so in che zona abita, ma se vuole contattarmi posso provare a consigliarle qualcuno.


Io sono Francesca Pannone e sto a Latina e Nettuno, trova i miei contatti in rete.


Cordiali saluti


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 

Gentile Amica,


certamente esistono terapie più attive, e centrate sugli obiettivi del paziente e sulla risoluzione del sintomo, che tengono conto della storia evolutiva.
Ad esempio tutto il cognitivismo interpersonale, modello al quale aderisco.


In generale ormai ogni terapia nei suoi interventi include la teoria dell'attaccamento, cioè la storia delle relazioni di accudimento e crescita.


Se è interessata, sarò felice di spiegarle meglio e di più, in modo che possa fare la sua scelta.


Con i migliori auguri,


dr. Ventura

Buongiorno Iris,


Come dice giustamente, la fiducia che si instaura tra paziente e terapeuta è fondamentale per la buona riuscita della terapia, a prescindere dall'approccio utilizzato. 


Come in tutte le relazioni, può succedere di non riconoscersi "a pelle" e questo rende infruttuoso il percorso.


Detto questo, personalmente ritengo che l'attenzione al qui-e-ora sia tanto importante quanto l'analisi delle esperienze passate, se non di più


La soluzione al problema è nel presente, l'azione da fare è adesso e può essere risolutiva per uscire da un conflitto. 


Le auguro di trovare il/la terapeuta con cui si instauri il feeling magico necessario al percorso. Non si fermi.


Un caro saluto

Salve Iris, mi spiace molto per la situazione che descrive poichè comprendo il disagio che può sperimentare e quanto sia impattante sulla sua vita quotidiana. Ritengo fondamentale che lei possa richiedere un consulto psicologico al fine di esplorare la situazione con ulteriori dettagli, elaborare pensieri e vissuti emotivi connessi e trovare strategie utili per fronteggiare i momenti particolarmente problematici onde evitare che la situazione possa irrigidirsi ulteriormente. Non sarebbe una sconfitta poichè ha già dimostrato di sapersela cavare nelle varie situazioni problematiche: talvolta può però accadere che subentrino nuovi avvenimenti e/o difficoltà che possono contribuire a generare un nuovo "vecchio" malessere.
Credo che un consulto con un terapeuta cognitivo comportamentale possa aiutarla ad identificare quei pensieri rigidi, disfunzionali e maladattivi che le impediscono il benessere desiderato mantenendo la sofferenza in atto.
Resto a disposizione, anche online.
Cordialmente, dott FDL

Gentile Iris,


mi spiace leggere di questa "sconfitta" personale. Da come dice sembra quasi valutare che seppure l'ultima terapia come orientamento si sia trovata bene forse è mancata la relazione terapeutica e la fiducia.


Essa non dipende sempre dalla bravura del professionista o dall'impegno della paziente. Anzi, solitamente se accade può essere dovuto alle personalità. Non ci sono colpe che lei si deve dare ma anzi far tesoro del suo pensiero e valutare così anche da questo il nuovo percorso che potrebbe intraprendere. Quando si va un professionista seppure lei o lui sono esperti del disturbo, conosco la psicoterapia, si aggiornano, ecc. è anche importante trovarsi con la persona come dico io anche un po' per come è "Federica, io", per il tono di voce che ho, per la modalità, ecc.


Un orientamento molto studiato anche nella letteratura scientifica per queste difficoltà da lei descritte è l'orientamento cognitivo comportamentale o cognitivo costruttivista. Ha già provato a guardare dei professionisti con questo orientamento?


Non conoscendo terapeuti nella sua zona potrebbe valutare di cercarli su questo portale, osservando le recensioni, leggendo o guardando i siti internet e vedendo chi la ispira maggiormente, guardando se hanno pagine facebook, provando a vedere dalle email chi la convince maggiormente o facendo una prima telefonata conoscitiva e da li provare a conoscerlo nella modalità online (aspetto dove magari potrebbe anche valutare un minor dispendio di tempo negli spostamenti) oppure di fare la modalità in presenza.


Le linko degli articoli scritti da me sperando di far cosa gradita:



  • https://www.psicoterapeutafedericaciocca.it/articoli/attacchi-di-panico.html

  • https://www.psicoterapeutafedericaciocca.it/servizi-online.html

  • https://www.psicoterapeutafedericaciocca.it/ambiti-di-intervento/terapia-minori-adulti.html


Resto disponibile per informazioni, richieste aggiuntive e/o eventuale consulenza.


Cordialmente


Dott.ssa Federica Ciocca


Psicologa e psicoterapeuta


Ricevo a Torino e online

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