Psicoterapia

Sono anni ormai che non sto' al massimo

elisabetta

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sono anni ormai che non sto' al massimo, ricordo la mia gioventu' con tanta gioia. Ho perso solo da due annio un fratello in maniera drammatica. per due anni mi sono accalcata in impegni per mettere apposto, ordianre documenti pagamenti che gestiva lui e oltre al dolore ho affrontatao altre difficvolta' , mio padre che e' stato male la tristezza di mia madre il poco lavoro problemi di soldi ma sembrava ce la facessi ora fvolevo fare un po' di mente locale per me stessa visto che non ho un copmpagno da 15 anni. ma sembra non ci sia mai tempo e mai la predispozizione, mi trovo in crisei sempre. Un senso di solitudine forte il terrore di perdere i miei, mi attanaglia. Ho precedenti esperienze di psicoterapia senza successo , ho preso psicofarmaci. insomma ci sto' a soffrire ...se questa e' la strada , parecchi manuali dicono cosi': lasciar fluire le sensazioni , ma a volte ho paura delle mie reazioni perche ' la pressione e' molto molto fort, forse esiste di peggio . ma a me sembra tanto cosi'

10 risposte degli esperti pubblicate per questa domanda

Salve Elisabetta ogni sofferenza ha la sua dignità. Mi verrebbe da chiederle perché le precedenti psicoterapie non hanno funzionato e che tipo di tentativi ha fatto. Ma dal modo in cui lei scrive mi sembra l'unica strada...quella di mettere un ordine agli eventi della sua vita, riraccontarli e tessere una trama per poter sviluppare un progetto futuro. Se vuole le posso dare qualche suggerimento professionale
Cara Elisabetta, prendendo in considerazione la sua solitudine, direi a me stessa riferito ad Elisabetta; “ sono anni che non penso a me stessa, ”. Comprendo le situazioni di “emergenza” che ha dovuto affrontare e mi congratulo con lei per le sue capacità e risorse che ha messo in atto per risolvere i problemi concreti nonché per la filosofia di vita ottimistica che ha utilizzato nel risolvere le difficoltà che incontrava. Invece, l’aspetto della sua vita che trovo problematico e conflittuale è il senso di solitudine, il terrore, che prova nei confronti degli affetti familiari nel caso in cui i suoi genitori dovessero mancare. Mi chiedo se tale aspetto è sempre stato presenta in lei oppure è comparso in concomitanza della perdita del fratello e del suo ruolo di sostenere i suoi genitori per la perdita, il lutto, del figlio. Qualsiasi sia il motivo profondo del suo problema esistenziale, il senso di solitudine, sono del parere che lei, Elisabetta, abbia la necessità di orientare il suo percorso di psicoterapia principalmente nel superare la dipendenza affettiva dalle figure parentali, dalla propria famiglia di origine ed insieme staccarsi dalla simbiosi che ha creato con loro per il dolore, la tristezza e lo stare male per la perdita del fratello che, tra l’altro, gestiva il menage familiare. E, questo non significa abbandonare, non volere bene, non condividere e non sostenere il dolore dei propri genitori, nel non darsi da fare ma assume il significato di acquisire una propria identità e sicurezza interpersonale indispensabili per poter individuare e vivere gli spazi individuali propri dell’adulto. Le posso consigliare inoltre di scegliere un percorso di psicoterapia che utilizza anche l’EMDR quale efficace metodologia per l’elaborazione dei “ traumi”, attraverso il quale le sensazioni, le emozioni e i sentimenti fluisco ma con gradualità attraverso la guida di un esperto in materia. Per chiarimenti veda: www.emdritalia.it Cordiali saluti
UN dolore che in parte ti spieghi, in parte no. Ecco cosa traspare dalla tua lettera, cara Elisabetta. E una vita che trascorre attanagliata dalle paure. Come ritrovare, dentro tutto questo, un pò di libertà e un pò di gioia? il dolore per la morte del fratello si fa sentire, e dietro di esso, bisognerebbe scoprire tutte le altre emozioni che ci sono. Rabbia, colpa, paura: dovresti chiederti cosa è che ti incatena, e tessere nuovamente la tua storia. Con un "testimone consapevole" accanto che ti aiuti a far luce. Mi spiace che non abbia trovato ancora la persona che ti possa aiutare. Ti consiglio un libro: Alice Miller, Riprendersi la vita. Se vuoi ritentare, ci sono bravi colleghi e puoi contattare anche me, a Roma.
Ormai sembra rassegnata alla solitudine e alla sofferenza. "Al peggio non c'è mai mai fine" dice lei. E' possibile risalire anche dagli abissi e dagli inferi, se veramente lo volesse: ovviamente ci vuole forza e coraggio, capacità che lei avrà ma che non usa in questo momento della sua vita. Psicoterapia andata a male, ne faccia un'altra con un terapeuta diverso o con lo stesso, ma ci metta impegno anche lei. Ci metta impegno a vivere, cosa che non sta facendo. Cordialmente
Elisabetta, il tuo attuale disagio è alimentato soprattutto dal dolore che hai avuto per la perdita di tuo fratello ma potrebbero esistere elementi ansiogeni più antichi| Ritengo che tu non abbia potuto elaborare tale lutto emotivo-affettivo in maniera adeguata poichè impegnata in altre impellenti problematiche familiari. Credo che ora sia giunto il momento di concentrare le tue energie psico-fisiche soprattutto su te stessa|| Avrei bisogno di conoscere alcuni dettagli relativi alle psicoterapie da te effettuate (quale metodo, per quanto tempo, ed altro) e quali farmaci hai utilizzato, tuttavia ritengo che tu debba comunque affrontare un nuovo percorso psicologico (cognitivo comportamentale)) che ti aiuti a superare il tuo stato ansioso-depressivo e se necessario anche con supporto farmacologico. Se precedentemente non hai avuto giovamento sono certa che se insisti e ti applichi insieme al tuo/a terapeuta riuscirai a risolvere le tue problematiche. Ti fornisco anche un consiglio molto pratico ed economico: prova a fare delle lunghe passaggiate giornaliere di circa 1 ora (e piu' se puoi) e in queste passeggiate cerca di concentrare il pensiero su argomenti positivi e distensivi. A disposizione per ulteriori chiarimenti, un augurio ed un saluto.
Ciao Elisabetta ritengo utile per te l' E.M.D.R. una tecnica che con un numero ridottissimo di sedute neutralizza i traumi come quello relativo alla morte di tuo fratello, alla morte in genere, ed alla difficoltà dell' incontro conb un uomo. Un caro saluto
E' vero l'emozione prima o poi defluisce. A volte però per contenere vissuti emotivi dolorosi si restringe il proprio campo di azione questo restringimento può procurare ulteriore sofferenza e ulteriore restringimento del campo. Mi rendo conto che è un discorso un pò teorico, quello che voglio dirle è che è importante far defluire l'emozione, ma che questo deve avvenire in una progressione o non in una regressione. Per quanto sofferente l'individuo deve avere il senso che sta "uscendo" o per lo meno andando verso l'uscita del tunnel. Lei ha quest'impressione? Da quello che scrive capisco che il suo percorso di vita si è forse interrotto molto prima del lutto, che è andato ad appesantire una condizione già pesante. Delle letture che le ho consigliato forse quella di Bowlby Attaccamento e perdita, è la più adatta e non solo il volume sulla perdita, ma anche quello sull'attaccamento(I volume), potrebbe trovarci elementi interessanti che possono aiutarla a capire meglio la paura di perderli e il rapporto che ha con loro.
Cara Elisabetta, immagino non sia facile sostenere su di se il lutto e il dolore personale e dei propri cari, le incombenze pratiche e la propria vita. Mi sembra positivo rendersi conto di non farcela e volersi orientare diversamente, cercare di prendere del tempo per se e per i propri bisogni. Saluti,
Buongiorno Elisabetta, ognuno di noi ha le proprie modalità nell'affrontare eventi traumatici e luttuosi, soprattutto ha le proprie risorse per tentare di superarli. Credo però ci siano anche elementi comuni, che se esplicitati, permettono attraverso la condivisione, di sentirsi meno soli. Tra le tue parole, ho letto sofferenza, paura, tristezza, dolore, solitudine ma anche gioia, con la quale ricordi la tua gioventù ed apertura verso nuove strategie che potresti permettere a te stessa di sperimentare, come lasciare fluire le tue sensazioni, magari poco alla volta, per non innescare la paura che possa essere troppo. Ti auguro una buona giornata
cara Elisabetta, la tua vita sembrerebbe spaccata in due: prima e dopo la morte di tuo fratello. Accade spesso che eventi drammatici segnino indelebilmente le nostre vite, che le cambino irrimediabilmente, come quando una ferita è molto profonda e lascia una cicatrice per sempre... credo che sia il momento di riprendere in mano le redini, di recuperare ald imensione di te stessa che in questi anni hai perso nei doveri e nelle difficoltà. Dici di aver intrapreso altre volte la strada della psicoterapia e di non aver avuto risultati apprezzabili: forse ora il momento è maturo, forse ora quei frutti potrebbero arrivare, a volte è solo questione di tempo; potrebbe forse anche darsi che il terapetua non fosse giusto per te in quel momento, anche questo è qualcosa che può cambiare. Infine, la scelta di lasciar fluire le emozioni così come vengono richiede un grande coraggio, specialmente se parliamo di dolore, tristezza, disperazione, ma anche rabbia molti forti... è sicuramente un "compito" che può spaventare, ma io spero che tu non ti arrenda e voglia riprovarci. In bocca al lupo per tutto, per qualsiasi ulteriore domanda resto a disposizione.

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