Come si risolve?

Beatrice

Ciao, sono Beatrice ho 24 anni e vivo a Roma. Mi fa strano scrivere qui, eppure era l’unico modo per aprirmi. Sono in un burn out che dura da un bel po di mesi. Studio e sono al termine, dovrei laurearmi a Luglio. la cosa che più mi spaventa sono questi tre ultimi esami che ho. ho mentito alle persone a me care, a riguardo. Penso di averlo fatto per il semplice ed unico motivo che sento questa pressione addosso di dover fare tutto di corsa. questo mi porta a non concentrarmi nello studio e soprattutto a prendere decisioni azzardate. penso sempre al peggio, penso che l’unica soluzione sia quella di togliermi la vita. l’ho fatto un sacco di volte, sento che l’unica via d’uscita a questo grande errore commesso, non sia quello di presentarmi e passerei questi esami, bensì quello di aprire la finestra e buttarmi di giù. Vivo da sola, e in molti momenti mi sono ritrovata al limite. Ma ogni volta che ero sul punto di farlo, tornavo indietro per la paura. la paura ancora non so di cosa, perché poi appena ritorno lucida, continuo a vedere tutto buio e a vedere come unica soluzione quella di non esserci più. non riesco a dormire bene la notte e non riesco a chiedere aiuto ai miei genitori perché il loro unico pensiero sarebbe quello che gli ho mentiti, per l’ennesima volta. Sì ho mentito e mento tante volte, tendo a nascondere la verità, soprattutto riguardo gli studi, perché è come se volessi evitare di deluderli, ma allo stesso tempo lo faccio. è come se volessi “illuderli” per non fargli preoccupare e ritrovarmi poi da sola ad affrontare i mattoni. Ma davvero io ora non sono più in grado. Devo sì mettercela tutta per passare questi esami e laurearmi tra due mesi, ma allo stesso tempo nella mia mente c’è sempre quella vocina che mi dice “ se va male cadi nel burrone”. Eppure ho una vita molto attiva, ho molti amici, sono fidanzata, faccio molte attività extra ricevendo anche molte soddisfazioni. Ma non vedo il mio futuro, vedo che finirà perché ho nella mente sempre quel pensiero. Quel pensiero dovuto a questo stress causato dalla mia bugia, e non perché non volessi studiare, ma perché mi sono resa conto che dall’anno scorso sono bloccata, sono in un burnout che mi divora dentro. Non so a cosa sia dovuto, e mi capita ogni volta che sono al termine di un percorso, principalmente di studi. Mi accordo che la pressione che ricevo o meglio che penso di ricevere da parte dei miei genitori mi porta a mentire e bloccarmi. Ma io ora ho bisogno di sbloccarmi di reagire. Come risolvo tutto questo? sono andate molte volte in terapia e poi ho lasciato. Io come lo affronto? come chiedo aiuto?

18 risposte degli esperti per questa domanda

Buongiorno Beatrice,
da quello che descrive emerge una forte condizione di esaurimento emotivo, ansia da prestazione e pensieri suicidari che in questo momento non vanno affrontati da sola. Il problema non è “la bugia”, ma il circolo di pressione, paura del fallimento e autosvalutazione che la sta portando a vedere solo soluzioni estreme.

In terapia cognitivo comportamentale è importante lavorare su:

  • i pensieri catastrofici (“se fallisco è finita”);
  • l’evitamento e le bugie usate per gestire la paura;
  • la convinzione di dover soddisfare aspettative altissime.

Le suggerisco di chiedere aiuto subito a una persona fidata e a un professionista, anche senza dover raccontare tutto perfettamente. Può iniziare semplicemente dicendo: “Non sto bene e ho bisogno di supporto”.

Il fatto che nei momenti critici lei si sia fermata indica che una parte di lei vuole proteggersi e trovare un’alternativa. Un percorso psicoterapeutico continuativo, soprattutto CBT, può aiutarla concretamente a uscire da questo blocco e a gestire la pressione senza distruggersi.
 
Resto a disposizione. Un caro salito

dott.ssa Rossi Greta 

Dott.ssa Greta Rossi

Dott.ssa Greta Rossi

Padova

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Ciao Beatrice, grazie per esserti aperta in modo così sincero. Da quello che racconti, non sembra mancanza di voglia o superficialità: sembra una sofferenza che stai portando da troppo tempo da sola, fino ad arrivare a sentirti schiacciata dalla paura di deludere e dalla pressione che senti addosso.

Il fatto che tu abbia pensieri di farti del male non va minimizzato, soprattutto perché dici di esserti trovata concretamente “sul punto”. In questo momento più che risolvere tutto da sola, hai bisogno di essere accompagnata. E questo non significa essere debole: significa che il peso è diventato troppo grande per reggerlo senza supporto.

La bugia sugli esami non definisce il tuo valore come persona. Spesso chi vive molta ansia da prestazione e paura del giudizio finisce per nascondersi proprio perché teme di perdere l’amore, la stima o l’approvazione degli altri. È un meccanismo più comune di quanto immagini.

Il punto importante è che dentro di te c’è ancora una parte che vuole stare bene e reagire — e si vede dal fatto che stai chiedendo aiuto qui, adesso.

Un percorso psicologico continuativo potrebbe aiutarti davvero a uscire da questo blocco, ma con tempi, fiducia e continuità, senza pretendere di “aggiustarti” subito. Non devi affrontare tutto insieme: né gli esami, né i sensi di colpa, né il futuro intero in una volta sola.

Se vuoi, puoi scrivermi. Posso aiutarti a fare ordine in questo caos, passo dopo passo, senza giudizio. 
Ti abbraccio,

Dott.ssa Fioldisa 

Dott.ssa Fioldisa Signorino Gelo

Dott.ssa Fioldisa Signorino Gelo

Torino

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Gentile Beatrice,

la ringrazio per la condivisione e per aver trovato il coraggio di raccontare qualcosa di così doloroso e difficile da sostenere da sola.

Dal suo racconto mi arriva tutta la fatica, la pressione e il senso di angoscia che sembra vivere in questo momento della sua vita, soprattutto con l’avvicinarsi alla conclusione del percorso universitario. Ciò che descrive non sembra parlare di mancanza di volontà o superficialità, ma di una condizione di profonda saturazione emotiva e psicologica che, nel tempo, può portare anche a sentirsi bloccati e ad avere pensieri estremi come quelli che racconta.

Talvolta, nascondere la verità alle figure di riferimento non deriva semplicemente dal desiderio di “ingannare”, ma rappresenta un tentativo faticoso di proteggersi dal timore di deludere le aspettative altrui o dal peso di sentirsi giudicati. È come se, nel tentativo di non preoccupare gli altri, lei si fosse ritrovata a sostenere tutto da sola, fino ad arrivare a un livello di esaurimento molto profondo.

Ciò che racconta rispetto ai pensieri di morte merita però molta attenzione. Quando il pensiero di “non esserci più” diventa così presente e concreto, soprattutto nei momenti di forte solitudine e stanchezza emotiva, è importante che lei non rimanga sola a gestirlo. Anche se oggi può sembrarle difficile o impossibile, chiedere un aiuto diretto (a un/una professionista, a una persona fidata o a un servizio di supporto psicologico) può rappresentare un passo fondamentale per alleggerire questo peso e interrompere il senso di chiusura in cui si trova.

Può essere importante anche interrogarsi sul fatto che questo blocco sembri ripresentarsi proprio nelle fasi finali dei percorsi di studio. A volte, alcuni momenti di passaggio o cambiamento possono attivare paure profonde, aspettative interiori molto elevate o dinamiche relazionali che finiscono per paralizzare anziché sostenere.

Più che concentrarsi esclusivamente sugli esami o sulla “bugia”, credo possa essere utile iniziare a guardare con maggiore attenzione alla sofferenza che sta cercando di comunicare attraverso questi blocchi e questi pensieri. Non come un fallimento personale, ma come un segnale che qualcosa dentro di lei, da tempo, sta chiedendo ascolto.

Riaprire un percorso psicologico potrebbe offrirle uno spazio sicuro in cui comprendere meglio queste dinamiche, senza giudizio e senza dover affrontare tutto da sola.

Augurandole il meglio, se dovesse avere bisogno, può comunque contattarmi telefonicamente, anche via WhatsApp, oppure scrivermi alla mail: [email protected].

Un caro saluto,
Dott. Lorenzo Pascazi

Dott. Lorenzo Pascazi

Dott. Lorenzo Pascazi

Roma

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Cara Beatrice, è importante che tu sappia che ciò che provi ha un nome e, soprattutto, che esistono vie d'uscita diverse da quella definitiva che la tua mente ti suggerisce nei momenti di buio.

​Quello che descrivi come un burnout che ti divora è una reazione comune a uno stress cronico e alla pressione, sia reale che percepi. Il fatto che accada sempre al termine di un percorso suggerisce che la laurea non sia vissuta come un traguardo, ma come un "giudizio finale" sulla tua persona. Mentire per non deludere crea un debito emotivo che aumenta l'ansia, la quale blocca lo studio, portando a nuove bugie. Questo "mattone" diventa sempre più pesante perché lo porti da sola.

Il segreto è ciò che ti sta uccidendo. Non devi necessariamente dirlo ai tuoi genitori oggi, se non ti senti pronta, ma devi dirlo a qualcuno. Parlare con il tuo fidanzato o con un amico fidato può togliere pressione. Spesso scopriamo che le persone che ci amano preferiscono una figlia "in ritardo" a una figlia che non c'è Hai lasciato la terapia in passato, forse perché sentivi la pressione di dover "guarire in fretta" anche lì. Cerca uno psicoterapeuta specializzato in ansia da prestazione e rischio suicidario. Non serve a "sbloccarti per studiare", ma a rimettere te stessa al centro, separando chi sei dai voti che prendi Beatrice, il tuo valore come persona non è dato dalla tua carriera accademica. Hai una vita attiva e amici che ti vogliono bene: quelle sono le tue radici. Il "buio" che vedi ora è un sintomo dello stress, non è la realtà del tuo futuro.

Un caro saluto.

Dott. Riccardo Focaccia

Dott. Riccardo Focaccia

Dott. Riccardo Focaccia

Ravenna

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Buongiorno Beatrice, quello che sta vivendo deve essere davvero molto pesante. Non deve affrontare tutto da sola, anche avendo interrotto un precedente percorso d'aiuto è libera di richiedere un supporto in piena libertà.

Possiamo parlarne insieme passo dopo passo, con calma, in uno spazio sicuro e non giudicante. Disponibile ad un confronto online, per gestire insieme e con i suoi tempi ogni questione. Un caro saluto.

Dott.ssa Ursula Fortunato

Dott.ssa Ursula Fortunato

Dott.ssa Ursula Fortunato

Roma

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Cara Beatrice,

mentre leggevo le sue parole, la sensazione netta che mi è arrivata è stata quella di una giovane donna che da tempo sta cercando di reggere tutto da sola. A un certo punto il peso può diventare così intenso che tre esami possono essere descritti come il pericolo di cadere in un burrone.

Mi sembra che stia vivendo una pressione costante che, col tempo, le ha tolto lucidità e respiro. Quando si resta a lungo in questo stato, può accadere di bloccarsi, rimandare, nascondere alcune difficoltà per paura di deludere gli altri o sentirsi giudicati. questo processo non avviene per mancanza di volontà ma spesso perché ci si sente sopraffatti.


Nelle sue parole, però, emerge chiaramente anche altro: il desiderio di andare avanti è ancora presente, anche se oggi appare soffocato dalla stanchezza, dalla paura e dal senso di colpa.


Colpisce inoltre che questa sofferenza emerga soprattutto nei momenti conclusivi dei percorsi di studio, quasi come se il traguardo, invece di rappresentare un sollievo, diventasse il punto in cui tutta la pressione accumulata esplode. Questo accade spesso a chi, per molto tempo, ha sentito di dover essere sempre all’altezza.


Il burnout porta con sé un profondo esaurimento emotivo e mentale e, in questi momenti, si può avere la sensazione che non esistano vie d’uscita.

Eppure, il fatto che lei sia riuscita a raccontarsi e a chiedere “come faccio?” è già un segnale importante: una parte di sé sta ancora cercando uno spazio diverso da questa sofferenza.


Credo che ad oggi il punto non sia forzarsi a reagire da sola, ma permettersi di non affrontare tutto in solitudine.

Chiedere aiuto spesso spaventa, soprattutto quando si teme il giudizio o la delusione degli altri; in realtá non bisogna sistemare tutto prima di meritare sostegno: è proprio attraverso il supporto che, poco alla volta, si può ritrovare ordine e respiro.

Ha scritto di aver intrapreso percorsi terapeutici in passato e di averli interrotti. Questo non significa che la terapia non possa esserle utile. Anzi, dalle sue parole emerge una sensibilità e una consapevolezza emotiva importanti, che possono rappresentare una risorsa preziosa in un percorso di cura.


Oggi lei sta guardando la sua vita attraverso un momento di forte fatica, ma la sua esistenza non si esaurisce in questi esami né nelle azioni fatte per paura. Nel suo racconto ci sono relazioni, affetti, desideri, risorse e parti vitali. Tutto questo é un'enorme risorsa e le fa comprendere quanto la sua vita sia ricca e che le prove di esame ne rappresentino solo una parte, importante, ma non la sola e totalizzante.

Ciao Beatrice. Se stai chiedendo aiuto qua vuol dire già molte buone cose, perché stai cercando di risolvere e andare avanti.

Comunque la cosa più importante da fare in questo periodo secondo me sono queste:

1. riprendere la terapia con il precedente terapeuta o altri nuovi.

2. la possibilità di fare una terapia di gruppo (persone che vivono le tue stesse difficoltà.

3. prendere cura di te stessa al di là dell'aspetto degli esami; la tua vita è molto di più, non è solo quell'aspetto lì.

4. Infine, in qualsiasi momento che ti senti sopraffatta e non sai più cosa fare, presentati al pronto soccorso. Ci sono colleghi psichiatri psicologi e infermieri in gamba e molto bravi, che saranno consigliarti il meglio per te.

un abbraccio.

Dott. Charbel Farah

Dott. Charbel Farah

Roma

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Quello che arriva dalle tue parole è una stanchezza enorme. Non la stanchezza “normale” di chi deve finire l’università, ma quella di chi da mesi vive come se fosse sempre in apnea, sempre sotto esame, sempre con la sensazione che un passo falso possa far crollare tutto.

E sai una cosa?
Molte persone, quando hanno paura di deludere, iniziano lentamente a nascondere. All’inizio sembra quasi una protezione: “lo dirò dopo”, “prima sistemo”, “prima recupero”. Poi però il peso cresce, e insieme al peso cresce anche la paura di essere scoperti. A quel punto non si mente più per leggerezza, ma per disperazione. Per tenere in piedi l’immagine di sé che si pensa gli altri si aspettino.

Tu descrivi molto bene questo meccanismo: più senti pressione, più ti blocchi. Più ti blocchi, più ti senti in colpa. Più ti senti in colpa, più inizi a vedere tutto come irreparabile. E quando una persona rimane troppo tempo dentro questo circuito, la mente smette di vedere possibilità e comincia a vedere solo uscite drastiche.

Ma il punto importante è questo: il desiderio di sparire spesso non nasce davvero dalla voglia di morire. Nasce dalla voglia disperata di far finire una tensione interna diventata insopportabile. È molto diverso.

Leggendoti non vedo una ragazza che “non vuole vivere”.
Vedo una ragazza terrorizzata dall’idea di fallire, di deludere, di non riuscire ad essere all’altezza delle aspettative che sente addosso. E probabilmente questo peso te lo porti da molto tempo, tanto che il momento finale dei percorsi — gli ultimi esami, la conclusione, il traguardo — invece di essere vissuto come liberazione diventa il punto in cui tutta la pressione esplode.

C’è anche un altro aspetto che colpisce: mentre dentro senti il caos, fuori continui a funzionare. Hai relazioni, amici, attività, soddisfazioni. E questa cosa spesso confonde ancora di più, perché ci si dice: “come faccio a stare così male se la mia vita apparentemente va avanti?”. Ma il burnout emotivo funziona proprio così: si può continuare a sorridere, uscire, fare cose, e contemporaneamente sentirsi vuoti e intrappolati.

E forse la parte più dolorosa non è neanche la paura degli esami.
Forse è la sensazione di essere rimasta sola dentro qualcosa che non riesci più a gestire.

Però nelle tue parole c’è un elemento molto importante: tu non stai smettendo di cercare una via. Stai cercando di capire. Stai cercando qualcuno che riesca a vedere cosa c’è dietro il blocco, dietro la bugia, dietro la paura. E questo cambia molto.

Perché chi è completamente senza speranza non racconta il proprio dolore in questo modo. Tu invece lo stai mettendo in parole, e nelle parole c’è già una parte di te che sta tentando di uscire dal buio, anche se adesso fatica ancora a crederci.

Dott.ssa Fabiana Lefevre

Dott.ssa Fabiana Lefevre

Roma

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Ciao Beatrice. Prima di tutto, voglio dirti che ti sento. Sento il peso enorme che porti sulle spalle e capisco quanto possa essere paralizzante quel buio che descrivi. Il fatto che tu abbia scritto qui, nonostante ti sembri strano, è un segnale fondamentale: una parte di te, quella più profonda, vuole vivere e vuole trovare una via d'uscita che non sia quel burrone.

Dici di mentire per non deludere, ma la verità è che la bugia è diventata la tua prigione. Hai creato un'immagine di te che deve correre e avere successo, ma dentro sei ferma al palo, esausta. La bugia non è cattiveria, è un meccanismo di difesa. Menti perché hai paura che, se mostrassi la tua fragilità, l'amore delle persone care svanirebbe. Qui però c'è un paradosso: proteggi i tuoi genitori dalla verità per "non farli preoccupare", ma la realtà è che ora sei tu a rischiare la vita. Qualunque delusione per un esame non dato è nulla rispetto al dolore di perdere una figlia.

Il tuo cervello ha creato un'equazione fissa: Esame fallito = Fine della vita. Occorre rompere questo cortocircuito. La laurea a Luglio non è un obbligo biologico, è una data sul calendario. Se ti laureassi a Ottobre o a Dicembre, la tua vita tra cinque anni sarebbe identica.

Il burnout che provi alla fine di ogni percorso suggerisce che tu viva la "fine" come un giudizio finale sulla tua persona, invece che come un semplice passaggio.

Hai detto di aver interrotto la terapia molte volte. Spesso accade perché la terapia tocca punti dolenti che ci fanno scappare. Questa volta, però, cerca un supporto psichiatrico oltre che psicologico: quando i pensieri suicidi sono così frequenti, un supporto farmacologico temporaneo può aiutare a "abbassare il volume" del dolore e permetterti di dormire e ragionare.

Scegli una persona di cui ti fidi (il tuo fidanzato, un'amica stretta, o uno dei tuoi genitori se senti di farcela). Non devi dire tutto subito. Puoi iniziare con: "Ho bisogno di aiuto, non sto bene come sembra e non riesco a gestire l'università da sola". Togliere il segreto toglie potere al desiderio di morire.

Se non riesci a concentrarti, non forzare la mano. Il burnout non si cura studiando di più, si cura fermandosi. Accetta l'idea che potresti non farcela per Luglio, e che va bene così.

Beatrice, Roma è piena di vita e tu ne fai parte con le tue attività e i tuoi affetti. Quel buio che vedi è un filtro che il tuo esaurimento ha messo davanti ai tuoi occhi. La finestra non è l'uscita; l'uscita è la voce di chi ti vuole bene e di chi può aiutarti professionalmente a posare questo zaino troppo pesante.

Cordialmente,

D.ssa Cristina Salonna

Cara Beatrice, ti ringrazio per aver trovato il coraggio di scrivere queste parole così dense e dolorose. Ti leggo da Roma e sento tutto il peso di quel "macigno" che descrivi, una sensazione di soffocamento che sembra toglierti il respiro proprio ora che il traguardo è così vicino.

Voglio dirti prima di tutto una cosa fondamentale: quel buio che vedi e quella "finestra" che ti appare come l'unica via d'uscita sono i segnali di un dolore che ha superato il limite di guardia. Quello che senti non è la tua identità, ma è la voce del burnout e di una stanchezza estrema che sta chiedendo aiuto. Il fatto che tu sia tornata indietro ogni volta che ti sei sentita al limite ci dice che una parte di te, nonostante tutto, vuole ancora proteggere Beatrice, vuole ancora respirare.

Le bugie di cui parli non nascono dalla cattiveria o dal desiderio di ingannare, ma sono spesso un "meccanismo di difesa" che mettiamo in atto quando la pressione esterna (o quella che percepiamo come tale) diventa insostenibile. Ti sei costruita un guscio per proteggere te stessa e i tuoi genitori dalla delusione, ma questo guscio è diventato una prigione che ti sta isolando proprio nel momento in cui avresti bisogno di essere sostenuta.

Ecco alcuni punti su cui vorrei che riflettessi, portando l'attenzione non solo sulla tua mente, ma anche su quello che il tuo corpo ti sta dicendo:

  • Il blocco del finale: Dici che ti succede ogni volta che sei al termine di un percorso. È come se, arrivata alla fine, la paura del "dopo" o il peso delle aspettative accumulate diventassero un carico troppo pesante da sollevare per l'ultimo passo. Il tuo sistema entra in protezione e si blocca.

  • La trappola della perfezione: Senti di dover fare tutto di corsa e di dover essere sempre "all'altezza". Ma Beatrice, la tua vita e la tua presenza valgono infinitamente di più di tre esami o di una data di laurea. Anche se dovessi laurearti a ottobre, o l'anno prossimo, tu resteresti la persona solare e attiva che i tuoi amici e il tuo fidanzato amano.

  • Uscire dall'isolamento: La bugia ti fa sentire sola "ad affrontare i mattoni", ma è proprio questo isolamento ad alimentare l'idea del burrone. Quando siamo soli, i pensieri diventano mostri giganti; quando li condividiamo, iniziano a rimpicciolirsi.

Come affrontare tutto questo? P

  1. Chiedere aiuto subito: Non puoi e non devi gestire questo pensiero di "non esserci più" da sola. Ti chiedo, come primo gesto di cura verso te stessa, di contattare un professionista o un servizio di ascolto. Se senti che l'impulso diventa troppo forte, non aspettare: rivolgiti a un pronto soccorso o a un numero di emergenza. La tua vita è l'unica cosa che non ha appello, tutto il resto si può sistemare.

  2. Parlare ai tuoi genitori: So che hai paura di deluderli, ma prova a pensare a questo: qualunque genitore preferirebbe gestire la notizia di tre esami mancanti piuttosto che la perdita di una figlia. Non devi dire tutto subito se non riesci, ma potresti iniziare dicendo: "Mamma, papà, sto attraversando un momento di profondo burnout e ho bisogno di aiuto perché non ce la faccio più da sola".

  3. Tornare in terapia con una nuova consapevolezza: Hai lasciato altre volte, forse perché sentivi di dover essere "brava" anche lì. Questa volta prova a entrarci portando proprio questo: la tua stanchezza, le tue bugie e la tua paura.

Mi farebbe davvero piacere poterti aiutare a ritrovare il tuo centro e a sciogliere questo nodo che ti stringe il petto. Spesso il burnout è un segnale che ci dice che stiamo correndo per una strada che non sentiamo più nostra o con un ritmo che non è il nostro. Possiamo lavorare insieme per ritrovare il tuo ritmo naturale, partendo proprio dal riprendere confidenza con il tuo respiro e con il tuo diritto di sbagliare.

Ricorda che ricevo anche online, se questo può renderti più semplice fare il primo passo restando nel tuo spazio sicuro.

Ti prego, Beatrice, concediti la possibilità di sbagliare, di fermarti e di chiedere aiuto. Non sei sola in questo buio e c'è una via d'uscita che non passa per quella finestra, ma per una porta che possiamo aprire insieme.

Ti mando un abbraccio caldo, spero di risentirti presto.

Dott.ssa Cinzia Rondoni

Dott.ssa Cinzia Rondoni

Roma

La Dott.ssa Cinzia Rondoni offre supporto psicologico anche online

Cara Beatrice,

quello che stai vivendo non è un fallimento, non è un difetto del carattere, non è “pigrizia” o mancanza di volontà. È un crollo. Un crollo che arriva dopo mesi, forse anni, in cui hai retto troppo, da sola, senza mai concederti un vero margine. Il burnout non è stanchezza: è un sistema che si spegne perché ha dato tutto. E quando il corpo e la mente entrano in questa fase, la lucidità si restringe, il futuro si oscura, e i pensieri più bui diventano insistenti. Non perché tu li voglia davvero, ma perché sei esausta.

Il fatto che tu abbia pensato più volte di farla finita non parla del tuo desiderio di morire, ma del tuo desiderio disperato di smettere di soffrire. È una differenza enorme. E il fatto che ogni volta tu sia tornata indietro, anche quando eri vicinissima al limite, significa che dentro di te c’è ancora una parte che vuole vivere, che vuole farcela, che non vuole arrendersi. Quella parte va protetta subito.

Le bugie che hai raccontato non sono il problema: sono il sintomo. Quando una persona sente una pressione enorme, reale o percepita e ha paura di deludere, spesso mente per sopravvivere, per prendere tempo, per non crollare davanti agli altri. Non è una scelta “furba”: è una strategia di emergenza. E come tutte le strategie di emergenza, funziona per un po’, poi diventa una gabbia. Ma non è irreversibile.

Tu non sei bloccata perché non sei capace. Sei bloccata perché sei spaventata. E la paura, quando non viene condivisa, diventa paralisi. Il tuo cervello oggi ti sta dicendo: “se sbaglio, cado nel burrone”. Ma questa è una distorsione tipica del burnout: la mente trasforma un esame in una catastrofe, un ritardo in un disastro, un errore in una fine. Non è la realtà. È la tua stanchezza che parla al posto tuo.

E c’è un’altra cosa importante: tu non devi affrontare tutto questo da sola. Non devi “risolvere” prima di chiedere aiuto. Non devi presentarti perfetta ai tuoi genitori o al mondo. Hai bisogno di qualcuno che ti ascolti adesso, non quando avrai sistemato tutto. Parlare con un professionista non è un lusso: è una protezione. È un modo per mettere un argine a questi pensieri che ti spaventano e che ti fanno credere che non ci sia via d’uscita.

Il primo passo non è “studiare di più”. Il primo passo è chiedere aiuto. Anche solo dicendo: “Sto male, ho bisogno di qualcuno che mi aiuti a rimettere ordine”. Non devi spiegare tutto subito. Non devi giustificarti. Devi solo permettere a qualcuno di entrare in questo buio con te, perché da sola non puoi più reggerlo.

E poi c’è un punto che voglio dirti con molta chiarezza: la tua vita non è finita. Non è definita da tre esami, né da una bugia, né da un momento di blocco. Tu hai una vita piena, relazioni, attività, un mondo che ti appartiene. Questo buio non è la tua identità: è una fase. Una fase che fa paura, ma che si può attraversare.

Se vuoi, possiamo lavorare insieme su come fare il primo passo, su come parlare con qualcuno di fidato, su come alleggerire questa pressione che ti sta schiacciando. Dimmi solo se preferisci partire da come chiedere aiuto, o da come gestire la paura degli esami.

Io sono qui,

Dottoressa Arianna Bagnini, Psicologa Clinica e del Lavoro

Ricevo anche online

Dott.ssa Arianna Bagnini

Dott.ssa Arianna Bagnini

Perugia

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Gentile Beatrice, l'idea di farsi fuori può essere considerato l'estremo tentativo di non affrontare il problema, a cominciare dalla delusione dei genitori, che però non è il motivo principale delle bugie stesse. Dire bugie sull'andamento del percorso di laurea è sì motivato dalla paura di deludere le aspettative, ma spesso anche da altri motivi: per esempio non riconoscersi nel percorso fatto finora, oppure nel bisogno istintivo di opporsi a un percorso che si è percepito "forzato", oppure dalla difficoltà o incapacità a vedere cosa ci sarà dopo. Stazionare sul percorso universitario che per altri versi ha funzionato, può essere un modo di allontanarsi dalla vera messa in gioco di sé stessi che  avviene dopo l'università.
Non so se uno di questi aspetti ti riguarda, ma prima di qualsiasi decisione è meglio che tu abbia le idee chiare sul perché sei arrivata a questo punto, ti servirà anche per spiegarlo alle persone a cui hai mentito.

Un cordiale saluto.

dr. Patrizia Mattioli

Dott.ssa Patrizia Mattioli

Dott.ssa Patrizia Mattioli

Roma

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Buonasera Beatrice, da quanto scrive, si percepisce il suo stato d'animo angosciato  che la fa sentire intrappolata in questa dinamica in cui per paura di deludere gli altri lei è costretta a mentire soprattutto a sè stessa, costruendo un'immagine che non coincide con la sua interiorità che invece sente di aver bisogno di aiuto. Mi chiedo però cosa non ha funzionato nelle precedenti terapie per farle decidere di lasciarle? Il mio consiglio è quello di chiedere di nuovo aiuto e di affidarsi ad un/una professionista in grado di accompagnarla fuori dal tunnel da cui in questo momento sente di non riuscire a venir fuori. Se per caso decidesse di intraprendere un percorso terapeutico sono a disposizione per un incontro conoscitivo.

Un caro saluto

D.ssa F. Lamanna

 

 

Gentile Beatrice

Non c'è una bacchetta magica e lei lo sa bene

Bisogna che lei si rimbocchi le maniche e faccia una buona terapia.

Lo sa che le altre vie non risolverebbero il suo problema

Ammazzarsi fisicamente non serve.....

Lei è stanca molto stanca e il dormire poco, annebbia la mente

Faccia un passo coraggioso: racconti la verità ai suoi genitori e contemporaneamente prenda  un appuntamento con un professionista Qui ne trova diversi.

La vita è un dono, legata ad un respiro...., così recita una splendida canzone di Renato Zerp.

Coraggio e volontà 

Avanti tutta

Lei può ed è un dono prezioso , non si scarti da sola

Laura Bonanni

Dott.ssa Laura Bonanni

Dott.ssa Laura Bonanni

Roma

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Quello che descrivi succede molto più spesso di quanto sembri. Sei probabilmente entrata in un ciclo di pressione, paura di deludere, evitamento, bugie, ancora più paura. E più passa il tempo, più il cervello vive ogni esame come “l’ultimo appiglio”, non come una prova normale.

La frase che senti dentro “se va male cadi nel burrone” è il centro del problema. Quando un esame diventa una minaccia alla tua sicurezza emotiva o al rapporto con i tuoi genitori, il corpo reagisce con blocco, ansia, procrastinazione, fuga. Non è una scelta lucida: è una reazione di stress.

La cosa importante ora è non cercare di “risolvere tutta la vita” in una volta. Devi rompere il meccanismo in piccoli passi concreti.

Sentirsi sotto pressione per non essersi ancora laureati a 24 anni sembra eccessivo, considerato che molte persone si laureano con cospicuo ritardo, ma lei dice anche che si sente molto bloccata dall'aver mentito e ciò sembra aver peggiorato problemi preesistenti di comunicazione con i suoi genitori. Pensieri di suicidio fanno pensare ad uno stato depressivo e tenga presente che la depressione di forte entità necessita in genere di un supporto e di un coinvolgimento nel percorso terapeutico della famiglia. Anche se questo non fosse propriamente il suo caso, certamente migliorare la comunicazione con i suoi genitori sarebbe con ogni probabilità molto indicato, se non assolutamente necessario. Tenga presente al riguardo che la terapia breve strategico-gestaltica che applico ha validissimi strumenti. Esistono poi diverse strategie psicologiche della Terapia Breve per risolvere i problemi di studio che sono molto efficaci. Le consiglio perciò di provare un approccio/i diversi da quelli finora sperimentati concedendo ad essi un minimo di fiducia ed una sua collaborazione. Trova maggiori info sull'approccio integrato breve strategico-gestaltico sul sito a mio nome.

Dott.ssa Valentina Sciubba

Dott.ssa Valentina Sciubba

Roma

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Gentile Beatrice,

Quello che ti capita rientra nei meccanismi di autosabotaggio. La paura di crescere a volte crea dei meccanismi strani. È necessario che tu possa essere sincera con te stessa e riuscire a parlare con la tua o il tuo terapeuta di riferimento. La verità che si ha dentro se stessi a volte non è facile. Non è facile ammettere a se stessi che qualcosa non va e che non sai da dove iniziare per sistemare. È difficile ammettere a stessi le proprie paure e a volte il rischio è di non riuscire ad uscire da un blocco che ti sei creato/a psicologicamente.

Cordiali saluti

Dr.ssa Iolanda Lo Bue

Dott.ssa Iolanda Lo Bue

Dott.ssa Iolanda Lo Bue

Roma

La Dott.ssa Iolanda Lo Bue offre supporto psicologico anche online

Credo sia molto importante, intanto, che abbia trovato il modo di raccontare ciò che sta vivendo. Dalle sue parole emerge una sofferenza molto intensa, che credo sia importante non ridurre soltanto alla difficoltà di affrontare gli ultimi esami o alle bugie raccontate ai suoi genitori. Sembra piuttosto che, quando sente di avvicinarsi alla conclusione o a un momento saliente di un percorso e aumenta la pressione che avverte su di sé, qualcosa diventi per lei estremamente difficile da sostenere, che si tratti degli studi o della psicoterapia. Mi colpisce soprattutto la frequenza con cui il pensiero autolesivo ritorna e il fatto che racconti di essersi trovata più volte vicina a compiere un gesto concreto. Questo merita di essere preso molto seriamente ed è importante che non rimanga sola a gestirlo. Le suggerirei di rivolgersi quanto prima a un professionista o a un servizio territoriale che possa accoglierla e aiutarla a comprendere e affrontare le dimensioni che descrive. Nei momenti in cui dovesse sentire che questi pensieri diventano più intensi o difficili da controllare, è importante che non rimanga sola e che si rivolga immediatamente a qualcuno che possa aiutarla, anche attraverso i servizi di emergenza. Credo possa essere importante trovare uno spazio nel quale non debba dimostrare di riuscire a fare tutto, né proteggere gli altri da una possibile delusione, ma possa iniziare a comprendere cosa renda per lei così insostenibile la possibilità di fermarsi e dare significato e forma alle dinamiche che sembrano acuire la fragilità che descrive. Gli esami e la laurea potranno essere affrontati un passo alla volta. In questo momento, però, la priorità è lei e la sua sicurezza.

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