Autostima

Da 2/3 anni a questa parte soffro di bassa autostima

Alessia

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Salve, mi rivolgo a voi perchè da 2/3 anni a questa parte soffro di bassa autostima. Non ho avuto un'infanzia facile, perché i miei genitori litigavano di continuo e mia madre ha avuto una brutta malattia dalla quale fortunatamente è uscita. Da 2/3 anni mi sento sempre inferiore, non adatta alla situazione. Mi sento inadeguata per tutto, non mi sento bella (sono in sovrappeso, forse è dovuto a questo) anche se ho un ragazzo da 2 anni con il quale litigo spesso perché mi sento inferiore alle altre ragazze e faccio scenate di gelosia anche per piccolezze. A volte quando parlo, mia madre nemmeno mi ascolta e si mette a parlare con altre persone, e io mi sento messa da parte. Come posso fare a migliorare la mia situazione?

14 risposte degli esperti pubblicate per questa domanda

Dott.ssa Serena Fuart Milano (MI)

Cara Alessia, andrebbero indagati i tuoi vissuti, su cosa ti fa pensare di essere meno degli altri, come mai hai sposato l’ipotesi di “essere da meno”. Probabilmente le vicissitudini e le relazioni famigliari, con tua madre che, come scrivi, nemmeno ti ascolta e forse una serie di disconferme che hai avuto. Ma nella vita ci sono tante ipotesi che puoi sposare oltre a quella di valere meno, per esempio quella di essere pari agli altri o addirittura di più per certi aspetti e di meno per altri, insomma c’è un mondo di punti di vista,, perché  la nostra vita è un punto di vista, sta a te e al professionista che lavorerà con te farli emergere. 

a disposzione

Gli occhi e gli sguardi/ attenzioni degli altri che amiamo sono importanti da quando nasciamo per costruirci come persone e ci relazionamo; inizialmente è la mamma, poi il papà e progressivamente figure sempre diverse a rimandare l'immagine che gli adulti hanno del bimbo/a. Alle volte anche le emozioni che proviamo sono tanto forti e difficilmente controllabili che ci sentiamo sovrastati e magari sentiamo il bisogno di nasconderci o di riempirci di qualcosa che ci piace per sentirci più pieni o anche per non sentire nulla. L'autostima e la rappresentazione che abbiamo di noi stessi dipende da tantissimi fattori e forse il confronto con una psicologa/o può giovarle per fermarsi a riflettere, trovare uno spazio esclusivamente per lei ed essere ascoltata. 

Cordiali saluti

In questa situazione, leggendo queste poche righe, mi viene da pensare che l'autostima è solo una lettura, un filtro attraverso il quale  "leggi" tutte le situazioni relazionali. Sicuramente tale aspetto si può connettere alle storie familiari. Utile è anche vedere qual'è il tuo "pezzo"... Cioè quello che metti in gioco nelle relazioni con gli altri. Da lì in poi si possono fare riflessioni facendo cadere il senso di colpa rivolto verso se stessi e verso gli altri.  

Gentile ragazza,

la psicologia non basa il suo lavoro su semplici risposte risolutive. Il cambiamento è faticoso e spesso lento. Credo che, nonostante il sentirsi costantemente svalutata da sua madre non sia semplice, dovrebbe concentrarsi sui suoi obiettivi e non pretendere che sua madre cambi. Inoltre più si dimostra gelosa con il suo fidanzato, più rischia di allontanarlo. Le relazioni fondate su restrizioni, alla lunga allontanano le persone, portandole a mentire per sfuggire il controllo. 

Restiamo in ascolto

Buonasera,

il fatto di sentirci inadeguati alle situazioni che si presentano è spesso un riflesso di come ci hanno giudicato o fatti sentire persone per noi fondamentali...se questa bassa autostima è presente da 2/3 anni può essere legata a qualcosa che è accaduto in quel periodo (potrebbe riguardare la malattia della mamma ma anche altre situazioni)..sarebbe opportuno capire che cosa l'ha fatta sentire davvero incapace di fare qualcosa o di capire qualcosa...

E' utile che lei focalizzi l'attenzione sulle molte cose che sa fare e sulle sue qualità...potrebbe fare un elenco dei suoi pregi, delle sue virtù e delle cosa di cui va fiera

Spero di esserle stata d'aiuto

Cara Alessia,

seppure appena adolescente, porta con sé un bagaglio pesante con cui fare i conti, che sicuramente le sottrae  preziose forze, ad un età in cui tutte le energie  di una persona, dovrebbero essere utilizzate, per completare la crescita fisica e psichica, e per progettare il proprio futuro.

 Quello che sta attraversando, dovrebbe rappresentare il periodo della scoperta, della possibilità di fare esperienze nuove e appassionanti, la stagione in cui tutti gli investimenti affettivi dell’infanzia (i sentimenti verso mamma e papà ) dovrebbero quantomeno parzialmente, essere dirottati su un gruppo di pari (gli amici) e su un eventuale partner amoroso.

Vero è altresì ,che l’epoca che sta attraversando è anche spesso, la più densa di forme di instabilità, di incertezze, di atteggiamenti contradditori e forti tensioni emotive. E’ un po’ come se Lei, Alessia, fosse sospesa tra due mondi, quello dell’infanzia e quello dell’età adulta con tutta la complessità che questo delicato  periodo di transizione e profondo mutamento, comporta. La Sua identità complessiva (chi sono? Dove sto andando? Quanto sono adeguata e forte per affrontare la vita?) , la stima e l’amore verso se stessa, sarebbero in ogni caso fonte di preoccupazione, così come l’incertezza relativa al Suo aspetto fisico. Dice  di essere in sovrappeso, ma non spiega quale potrebbe essere il suo modello di riferimento di snellezza o avvenenza femminile e cerca negli occhi e nello sguardo del suo ragazzo, una conferma di sé che Lei per prima, tende a negarsi.

Ricordi, che la moda, propone modelli di bellezza, che spesso nulla hanno a che fare con la realtà fisica ed emotiva della maggior parte delle donne . Sguardi e movimenti troppo spavaldi e sicuri, in corpi ultrasottili di ragazze, che ad occhio disincantato ed equilibrato, appaiono solo denutrite, quanto affamate. Diversa è l’armonia conquistata con una dieta sana e varia e in particolare con  la pratica costante di uno o più sport  amati, che non solo,  possono regalare nel tempo un corpo forte e bellissimo nel rispetto della propria costituzione , ma aiutare anche a scaricare le tensioni in eccesso e migliorare il tono dell’umore . E’ ormai accertato infatti, come un’attività aerobica costante, stimoli a livello cerebrale, la produzione di endorfine (morfine endogene) chiamate anche gli “ormoni della felicità”. La stima di sé, cresce anche nel mettere a fuoco e prefiggersi un obiettivo legato a ciò che si desidera conquistare nella propria vita in campo lavorativo e affettivo e nel perseguire un ideale morale ed etico, e ciò, comporta riflessione, coerenza, concentrazione e impegno. Nulla è regalato ad alcuno, nemmeno nelle migliori circostanze . Se mi sono dilungata, in questa lunga premessa, gentile Alessia, è soltanto per farle comprendere quanto sia importante per Lei porre l’attenzione sugli aspetti positivi della sua vita e sulle qualità di cui già dispone, e che potrà rafforzare, facendo appello alla motivazione e quindi alla volontà e di quanto,  il suo futuro sia nelle Sue mani molto più di quanto non immagini. Veniamo ora ai suoi trascorsi famigliari: La realtà legata all’infanzia che ha vissuto e che descrive, non le ha risparmiato paura , incertezza e dolore, e non spiega se abbia potuto fare riferimento a qualche figura famigliare o extrafamigliare più serena sul piano delle emozioni, che le sia stata vicina (cosa che mi auguro sia accaduta) soprattutto nel periodo della malattia della mamma. Ad ogni modo, quello è il passato. Può, se lo desidera e sinceramente, ritengo le sarebbe di grande aiuto, confrontarsi apertamente con i suoi genitori facendo loro presente quanto abbia sofferto, e quanto continui a soffrire a causa dell’atteggiamento di scarsa considerazione con cui sua madre sembra rapportarsi a Lei. Cerchi di far comprendere loro, che non è più una bambina, e che non intende più sottomettersi ad atteggiamenti che le causano disagio e dolore senza reagire. Sottolinei l’amore che nutre per sua madre e la comprensione che prova per la sofferenza che ella ha attraversato a causa della grave malattia che l’ha colpita, ma anche la ferma volontà di non subire più, accettando senza contestare, disinteresse e svalutazione. Se non trova la forza di affrontare la situazione, provi a scrivere una lettera chiarificatrice sia a sua madre che a suo padre e stia a vedere che succede. Se lo ritiene opportuno, può mostrare loro, la mia risposta alla sua missiva. Farsi sentire, non le restituirà un ricordo migliore della sua infanzia, ma rappresenterà certo un primo passo atto a rivendicare la Sua presenza viva in quella famiglia, i Suoi sentimenti e più in generale, ad affermare la Sua identità e accrescere così l’autostima, derivante dall’essersi presa a cuore se stessa e il proprio mondo emotivo.

Un affettuoso saluto

Salve Alessia, immagino il disagio che prova. L'autostima è un elemento importante del benessere di una persona e viene influenzata da tanti fattori. Penso che per riuscire a stare meglio è importante capire l'origine del malessere e cercare di modificare gli schemi mentali e comportamentali che ci condizionano. Penso che data la sua giovane età e la sua buona motivazione, abbia tutte le possibilità per stare meglio, soprattutto se aiutata da personale qualificato, come psicoterapeuti o psicologi. Cordiali saluti,

Dott. Artabano Febo Pescara (PE)

Ciao, sono il Dott. Febo Artabano, ho 2 Lauree con relative Specializzazioni e pertanto esercito la professione di Dietologo, Psicologo, Psicoterapeuta, Sessuologo e Ipnologo. Il tuo malessere psicologico dipinde dalle frustrazioni accumulate nel corso della tua vita che è causa della " disistima " e del tuo " sovrappeso " che contribuisce a cristallizzare le tue insicurezze che poi esplodono in comportamenti di gelosia. Pertanto ti consiglio di affidarti sia a uno Psicoterapeuta che possibilmente utilizzi l'Ipnosi Terapia per " resettare " la tua vite per poi affidarti a un Dietologo che ti sappia " rimodellare ". Ciao, a presto.

Buon giorno Alessia, la storia di vita di ciascuna persona direziona ciò che siamo nel momento presente, in particolar modo le relazioni familiari avute. Ciononostante è possibile rivedere e ri-significare gli eventi che hanno caratterizzato la nostra crescita, in modo tale da renderli più funzionali e utili al nostro benessere. Con l'aiuto di un professionista (psicologo/psicoterapeuta) è possibile farlo, svincolandoci dagli eventi passati, acquisendo al contempo abilità per regolare i nostri vissuti emotivi, pensieri-convinzioni ed imparando ad adottare comportamenti più funzionali per la nostra vita e per le relazioni importanti che abbiamo. In tal modo è possibile consolidare la nostra identità, senso di autostima e autoefficacia per affrontare la vita di ogni giorno, passo dopo passo. Ogni persona ha possibilità di scelta e, lavorando su se stessi, di direzionare la propria vita lungo una via più gratificante.  Buona giornata.

Cara Alessia, 

è importante che tu abbia la possibilità di riscoprire il tuo valore e di sentirti maggiormente soddisfatta di tè stessa. Per fare questo però è importante comprendere a fondo varie cose che ovviamnete in una mail mancano. Ad esempio...accenni a 2/3 anni fa...è accaduto qualcosa che ricordi o che associ a questo modo di sentirti? ci sono momenti o situazioni in cui questo sentimento di disistima si accresce? cara Alessia ti consiglio di comprendere con l'aiuto di una psicologa della tua zona sentimenti, situazioni, relazioni, significati personali che possono aver dato origine, o mantegono presente questo tuo disagio personale. Ti faccio molti auguri  e resto qui in ascolto.

Non c'è una ricetta unica e semplice rispetto al suo problema. L'autostima ha rapporti stretti con l'immagine di sè e degli altri per cui potrebbe impegnarsi a riflettere su questo. Un aiuto per fare ciò potrebbero essere intanto qualche lettura  inerente al tema dell'autostima   e intraprendere un lavoro psicologico individuale o di gruppo.

Dott. Michele Matera Bologna (BO)

Gentile Alessia, lei è nel pieno del periodo adolescenziale ed in questo, i rapporti sociali e relazionali hanno un'importanza significativa. Denuncia un calo della sua autostima conseguenziale ad un rapporto con i suoi genitori particolarmente difficile che risulta essere presente ancora adesso. Ci scrive dell'indifferenza di sua madre mentre il rapporto con suo padre?

Gli elementi a disposizione in questa sede sono pochi tuttavia le suggerisco di rivolgersi ad uno psicologo per iniziare un percorso centrato su di lei, che dedichi tempo e spazio alle sue ansie e preoccupazioni al fine di migliorare la sua autostima e, di conseguenza, favorire i rapporti sociali.

Saluti

Gentile Alessia,

credo che innanzitutto sia importante capire a cosa poterebbe essere dovuta la carenza di autostima che riferisci e perché ne indichi l’inizio proprio 2-3 anni fa: cosa è successo in quel periodo nella tua vita? Com’era la tua vita prima e cosa potrebbe essere cambiato da farti ritenere che da allora la stima che avevi di te sia diminuita e da farti sentire inferiore, inadeguata e non adatta alle situazioni? Credo che un confronto con uno psicoterapeuta possa esserti utile ad approfondire le problematiche di cui parli e di conseguenza migliorare la tua situazione. Comunque sia, hai superato un’infanzia non facile e affrontato la malattia di tua madre, quindi così inadeguata non lo sei di sicuro e credo che tu abbia delle risorse di cui devi solo prendere consapevolezza.

Cordiali saluti

Dott. Lorenzo Morini Modena (MO)

Buongiorno Alessia, infondo lei ha già fatto una buona diagnosi descrivendo così precisamente le situazioni che la fanno sentire di valere poco. Sia quando descrive gli episodi relazionali con la madre sia quando si riferisce al sovrappeso. Le cause probabili di questa situazione sono da ricercare nel contesto emotivo familiare che lei descrive come litigioso e dunque, immagino, con poche attenzioni verso di lei e più interesse alla conflittualità di coppia. Spesso, quando i genitori sono impegnati a decidere chi "comanda" nel loro rapporto si "scordano" dei figli, dei loro bisogni ed esigenze. Per recuperare e/o ricostruire una miglire idea di sè e una conseguente maggiore autostima è utile lavorare sulla propria storia emotiva e relazionale e provare a sperimentare dei comportamenti e dei pensieri positivi verso di sè. Cosa che è facile da dire ma più complessa da fare. Si può rivolgere a uno psicologo e iniziare un percorso di valutazione della sua condizione e poi decidere con lui che strada intraprendere per stare meglio. Tenuto conto della sua età una prima valutazione familiare sarebbe molto consiliata.  Cordiali saluti

 

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