Disturbi dell'alimentazione

Mi abbuffo disperatamente di cibo

Erika

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Mi rivolgo a voi psicologi perchè veramente non so più cosa fare per stare meglio! Sono disperata!Ma per raccontarvi il mio problema, vorrei partire da quando, a 15 anni, ho cominciato da sola a regolarmi con il cibo in modo da dimagrire. Passai così, nel giro di un anno, da circa 70kg a 55. Non era una dieta fai-da-te; semplicemente smisi di mangiare fuori pasto e buttai via merendine e schifezze varie, aumentando l'attività fisica grazie all'acquisto di un tapis-roulant,che ho tutt'ora in camera, e che usavo quotidianamente.Ero su di giri:i vestiti mi calzavano tutti a pennello e la mia autostima migliorò tantissimo,permettendomi di raggiungere obiettivi importanti in merito alla scuola e ai rapporti sociali. Arrivata in quinta superiore, però,ho subito improvvisamente un cambio importante dal punto di vista emozionale:ho cominciato a provare una fortissima ansia da prestazione legata all'avvicinarsi degli esami di maturità. Semplicemente mi paralizzavo ogni volta che dovevo studiare, se non prendevo il voto sperato (il più alto della classe, per intenderci), finivo col piangere e sbraitare in modo incontrollato, e via dicendo. Ma la cosa peggiore l'ho avuta sul piano alimentare: ho perso totalmente il controllo di me stessa! Mi abbuffo, mi abbuffo disperatamente! Poi mi sento totalmente in colpa, inutile, insicura. Oggi, a quasi un anno dal diploma, mi ritrovo a lavorare in un'azienda dove non riesco a sentirmi mai a mio agio: sembra che io abbia paura di tutto e di tutti....naturalmente, per poi arrivare a casa la sera e cercare di sopperire l'angoscia con il cibo. Ho perso gran parte delle mie amicizie perchè non sono più in grado di coltivarle. Non so come devo fare....Vi prego, ho assoluto bisogno di un parere professionale...

26 risposte degli esperti pubblicate per questa domanda

Dal quadro da lei descritto sembra che lei soffra di un disturbo del comportamento alimentare, probabilmente associato a sintomi depressivi. Le consiglio di rivolgersi ad uno specialista (psichiatra/psicologo psicoterapeuta) per una prima visita. La terapia è tanto più efficace quanto più precocemente viene iniziata, anche per non concedere al suo disturbo altri anni per cronicizzarsi.

Cara Erika, capisco bene il senso di disperazione, fallimento, inutilità! Tutto sembra estremamente difficile e faticoso. Non c'è soddisfazione, piacere o stasi. E ha solo 19 anni, gli anni in cui dovrebbe esserci costruzione e impegno, ma anche divertimento, leggerezza. Bhe,penso che lei debba prendersi per mano e chiedere aiuto. Penso che se ha raggiunto i risultato che ha ottenuto, significato che è una ragazza con tante risorse, con motivazione, volontà e forza. Ma non si può vivere sforzandosi e imponendosi regole rigide, non così a lungo. Non si può stare per sempre forzatamente a dieta, altrimenti poi si sbotta nel versante opposto. Troppo vuoto-troppo pieno. In ogni caso, tanta angoscia! E' importante che oggi, trovi un nuovo modo di stare in relazione con sè, con i propri desideri, progetti, obiettivi. E' essenziare trovare un equilibrio, ma soprattutto una nuova modalità di affrontare sè e gli ostacoli. Deve imparare a guardarsi Erika! Lei si descrive unicamente sotto la luce dell'aspetto esterno e delle prestazioni scolastiche, ma non basta, è molto di più. Questa è solo la buccia. Ma Erika, chi è? Cosa desidera? Cosa sente? E soprattutto, come può utilizzare tutto questo per migliorare la sua vita? E' importante che impari ad apprezzarsi e amarsi anche per altro, per tutto quello che c'è e non vede. Per tutta la sua umanità e imperfezione. Per quelle emozioni, passioni, idee, fantasie, che fanno amare sè e gli altri, che permettono di nutrirsi delle relazioni e di cibi, che scaldano e riempiono senza far star male! In questo, è importante che lei si dia tregua, che smetta di tormentarsi e che si affidi a qualcun altro. Lei è entrata in un pericoloso circolo vizioso, che la fa soffrire e la mette in pericolo nella salute emotiva e fisica. Talvolta è importante riconoscere di aver bisogno di aiuto e chiederlo, farsi aiutare a vedere un pò più da vicino e un pò più da lontano quanto ci sta capitando! Si prenda per mano!
Salve Erika, In situazioni di questo genere il cibo diventa un modo per gestire le emozioni ed il controllo del peso (cosí come il bisogno di essere la prima della classe) un tentativo di trovare una misura oggettiva della propria adeguatezza nel mondo, laddove si vive invece una profonda sensazione di inadeguatezza interiore. Credo che il problema si possa risolvere solo affrontando questa vissuto di sè, capendo da dove proviene e trovando gli strumenti adeguati per scardinarlo. Saluti.
Buon giorno Erika, la tua sofferenza è tangibile, potremmo dire sinteticamente che hai imparato, già dall'adolescenza, ad utilizzare il cibo per controllare e anestetizzare le tue emozioni. Il mio consiglio è quello di rivolgerti al più presto ad uno psicoterapeuta, per lavorare proprio su questo circolo vizioso ed imparare nuove strategiepiù funzionali. Sei giovane e puoi cambiare, non lasciare che questo disagio possa influenzare altri ambiti della tua vita, come mi sembra stia già accadendo. Con l'aiuto di uno specialista puoi uscirne. un grande abbraccio,
Salve, lei ha analizzato da sola molto bene il problema. Sembra che le abbuffate siano solo l'apice di un disagio che è molto più profondo. Le abbuffate come ha detto, sicuramente sono funzionali ad abbassare l'ansia, e a ritrovare un benessere psichico. Probabilmente l'ansia deriva dalle richieste troppo severe che rivolge a se stessa (esempio,il voto più alto della classe). Essere perfetti infatti, è un'impresa pressochè impossibile, siamo solo perfettibili, come essere umani. Se si andasse ancora più a fondo si scoprirebbe come mai cerca la perfezione nel suo agire, e quale interesse o bisogno assoluto cerca di soddisfare a tutti i costi. Questo non deve spaventarla, tendiamo tutti alla soddisfazione di bisogni, ma a volte per diverse ragioni, facciamo di un bisogno una ricerca disperata e irrinunciabile, e l'unico modo che ha il nostro organismo per segnalarlo,è produrre sintomi, che ci avvisino che è in corso un discostamento dall'ordine più sano del funzionamento umano. Sarebbe utile per lei chiedere una aiuto di un professionista e provare a farsi guidare in un percorso di psicoterapia, per andare in profondità alla ricerca delle cause, in modo da poter trovare elementi di novità che possano non solo ridurre la sintomatologia, ma farle riacquistare un sano benessere, sia fisico che psichico.

Dott. Martino Miccoli Firenze (FI)

Cara Erika, credo che le difficoltà che hai abbiano raggiunto un livello troppo alto per poterle affrontare tutte insieme e da sola. Infatti da quello che scrivi soffri di ansia, sei insoddisfatta a lavoro, con gli amici e scarichi tutto sul cibo che prima riuscivi a controllare bene e quindi deduco ti gratificasse. Però sei sempre tu che vivi all'interno di tutti questi contesti e sicuramente sono collegati e interdipendenti. All'interno di un percorso di Psicoterapia potrai affrontare queste difficoltà e capire come risolverle. Ti suggerisco uno Psicoterapeuta a orientamento Cognitivo-Comportamentale che sicuramente saprà impostare un intervento. Prova a cercare on line su Firenze tale orientamento. Sui nomi non posso aiutarti perchè essendomi trasferito a Firenze da poco non conosco attualmente altri professionisti. Buona fortuna,
Buon giorno Erika, è bello sentire che una persona è assolutamente consapevole del proprio problema: è il primo ma fondamentale passo per poter iniziare un cambiamento! Ha ragione ad asserire di aver biosgno di un aiuto. Quindi non perda tempo e cerchi uno psicoterapeuta a cui potersi rivolgere. Il suo problema di alimentazione è importante, ma se ne può uscire! Non da sola, con l'aiuto di uno specialista. In bocca al lupo!
Gentile utente, l'aspetto psicologico nei disturbi alimentari è importante e d'altra parte lo conferma la sua storia: lei ha ripreso peso in concomitanza di una situazione stressante. Questi disturbi rispondono bene in genere con la Terapia Strategica Breve, quindi le consiglio di contattare uno psicologo/a di quell'indirizzo.
Gentile Erika, per lei è certamente importante farsi aiutare a gestire diversamente il problema a 360
Cara Erika, per fornirti un parere esaustivo, avrei bisogno di conoscere alcuni dati anamnestici tuoi ed anche relativi ai tuoi rapporti in famiglia, comunque cercherò ugualmente di indicarti alcuni elementi che potranno esserti utili per le tue prossime decisioni. Il beneficio che hai avuto dalla dieta che ti ha permesso di raggiungere un peso forma ed anche un apparente e precario miglioramento della tua autostima ha avuto vita breve poiché - a distanza di poco tempo - i sintomi ansiogeni sono riaffiorati con più forza e più radicati, tanto che ora tu evidenzi il ‘disturbo alimentare’ della ‘bulimia’ (anche se da quanto descrivi non parli mai di vomito). Le ‘grandi abbuffate’ ti danno l’impressione di tenere sotto controllo l’ ansia/angoscia o stati depressivi legati ai tuoi vissuti emotivi negativi e di stress . Ti informo che le cause che provocano questi disturbi bulimici possono essere di diversa natura e intervengono differenti fattori (famiglia; cultura; traumi e/o stress fisici e/o mentali; personali; biologici ed altro). Non ritengo che tu sia in grado, da sola, di poter riconoscere ed analizzare adeguatamente tali cause e fattori. Pertanto per risolvere il tuo problema il mio parere è il seguente: devi contattare un medico-nutrizionista e un psicologo/a (cognitivo/comportamentale) poiché questa equipe di professionisti ti dovranno aiutare ad individuare i fattori personali che ti hanno condotto a tale patologia ed, inoltre, a comprendere quanto la nostra mente sia in grado di poter influenzare le nostre emozioni, azioni e scelte di vita. Sono certa che in questo modo tu potrai risolvere i tuoi problemi. A disposizione per eventuali chiarimenti ti invio i miei auguri e un cordiale saluto.
Cara Erika Descrivi i tuoi impulsi e la tua sofferenza molto bene. E altrettanto con chiarezza devo dirti che sarebbe proprio utile per te intraprendere una psicoterapia . Sei giovane e hai diritto di avere una vita futura senza il costante pensiero rivolto al corpo . È un aiuto importante per trovare una strada, a volte da sole sembra impossibile uscirne . Può trovare uno psicoterapeuta vicino a dove abiti. Ancora auguri .
Salve Erica, mi sembra di capire che il suo problema alimentare sia legato a delle problematiche profonde, che nei momenti di maggiore difficoltà emergono attraverso questo sintomo. Poichè penso che lei abbia bisogno di qualculno che l'aiuti a acpire cosa c'è dietro questo sintomo, le posso suggerire di cercare un professionista che si occupi di questa problematica. Cordiali saluti,
Cara Erika, da quello che descrive sembra che il suo disagio non sia temporaneo e circoscritto, ma è difficile valutarlo da poche righe. Mi sembra però già un passo importante il fatto che lei si renda conto di aver bisogno di un aiuto, le ragioni del suo disagio possono essere tante, sarebbe importante capire da cosa derivi il senso di insicurezza, colpa e inutilità che percepisce e come sono state le sue relazioni prima di manifestare il disagio. Io ho lo studio a Firenze, se vuole mi contatti, agli utenti di psicologi-italia offro un colloquio gratuito.
Giovane Erika, la qualità delle relazione con il cibo dipende dal vissuto emotivo e cognitivo interni alla persona. Generalmente, quando siamo molto insoddisfatti e non troviamo in noi le risorse per affrontare e superare le situazioni difficili, ci leghiamo al cibo in eccesso oppure in difetto per placare l’ansia, l’impotenza, l’angoscia e con l’illusione di superare i vissuti negativi della nostra esistenza. Invece, una corretta alimentazione e un buon esercizio fisico influenzano senza dubbio la stima di noi stessi con una ricaduta positiva negli altri ambiti della nostra vita. E’attraverso la sua “storia” con il cibo che lei, Erika, ha fatto emergere il vero problema: l’ansia di prestazione che le impedisce di esercitare la propria sicurezza perché manca di autostima. Di fatto, si vive l’ansia di prestazione quando, per qualche profondo motivo, ci sentiamo non all’altezza, inadeguati nel confronto con le persone e le situazioni che ci circondano. L’ansia di prestazione, inizialmente si è espressa quando ha deciso di dimagrire, più tardi con l’avvicinarsi degli esami, oggi si evidenzia nel disagio che vive nell’ambiente di lavoro dove il cibo rappresenta una illusoria e momentanea gratificazione al suo malessere interno. Quindi, per trovare la propria autostima e stare bene con le altre persone nonché per modificare il suo rapporto con il cibo, le consiglio di affrontare gli aspetti emotivi e cognitivi causati dall’ansia di prestazione in quanto essa le impedisce di acquisire ed esercitare una sana e soddisfacente sicurezza interpersonale.

Dott.ssa Elena Lugato Padova (PD)

Gentile Erika, mi sembra di capire che il cibo ad un certo punto della sua vita sia diventato come l'aria che respira o forse di più.. di fronte all'angoscia della totale assenza di controllo degli eventi l'unica cosa "controllabile" è diventata l'incontrollata assunzione di cibo. So che può sembrare un gioco di parole ma non è questo che vuole essere, anzi, la sua relazione con il cibo per lei è ben nota, sa cosa aspettarsi, sa come si comporta e cosa prova in seguito alle abbuffate, in questo senso è un tentativo di controllo. Non era stato lo stesso del resto quando aveva 15 anni? La sua problematica con il cibo le preclude altre esperienze sul lavoro ad esempio, come anche nella vita privata (relazioni etc.) e forse è giunto il momento di dare un senso a questo sintomo e di trovare delle alternative a questa angoscia e disagio magari intraprendendo una psicoterapia. Rispetto al "come deve fare" ricordi che un passo alla volta è sufficiente, lei ha già una buona consapevolezza di quello che è il problema e ora deve solo recuperare un po' di energia per agire e cambiare il suo futuro.. In bocca al lupo,
Erika, da quello che scrive emerge il suo disagio e la sua sofferenza, ma anche la voglia di ri- prendere in mano la sua vita personale e sociale in maniera più serena. Lei ha tutte le risorse per poterlo fare, iniziando a chiedere un aiuto reale ad un professionista psicoterapeuta che possa aiutarla.
Gentile Erika, capisco le sue difficoltà e immagino quanto sia difficile stare bene per lei in questo periodo della sua vita. Purtroppo non è possibile dare alcun "parere professionale" sotto questa forma. Non esistono ricette pronte all'uso. Credo che ciò di cui ha bisogno sia fare un lavoro su di sè per acquisire certe consapevolezze rispetto a lei, alla sua storia di vita familiare, sociale. Tanti sono gli aspetti che influiscono sul modo in cui ogni persona agisce e sviluppa i suoi sintomi. Il rapporto non equilibrato col cibo è un segnale di qualcosa che sta sotto. Se si sentirà motivata a fare un percorso, potrà darsi l'opportunità di farsi aiutare per stare meglio. Eventualmente sono disponibile ad essere contattata per un appuntamento.

Dott.ssa Claudia Corti Firenze (FI)

Salve Erika, immagino il tuo sgomento e la tua solitudine. I tuoi si sono accorti di niente? Stai facendo tutto per nasconderlo? Hai deciso di scrivere perchè qualcuno ti ha consigliato di rivolgerti ad uno psicologo? Anche se come dici tu, non ha fatto una dieta fai da te, hai comunque vissuto l'ebrezza di un forte dimagrimento e il piacere del controllo, dell'essere vista, dell'essere apprezzata dalle persone, che si accompagna ad un dimagrimento così significativo. Quale improvviso cambio emozionale hai avuto? A cosa ti riferisci? E' bastato pensare che la scuola superiore, il momento del periodo spensierato e sereno (lo so ci sono i compiti e le interrogazioni, ma tutto è certo e cadenzato) dell'adolescenza finisse a generarti ansia e preoccupazione eccessiva? Ti abbuffi tutta la notte? Cerchi alcuni cibi in particolare? Hai ripreso peso? Continui a fare attività fisica? L'idea di aver perso il controllo, di volerlo recuperare è diventata un'ossessione immagino. Il consiglio che ti posso dare è di farti seguire in questo momento, di poter condividere tutti i tuoi pensieri e le tue ansie da qualcuno che ti possa accompagnare senza giudicare (come sei messa con i giudizi degli altri?). Hai fatto bene a scrivere, è già un primo passo di una buona motivazione e voglia di cambiare
Gentile Erika, i problemi con il cibo hanno spesso a che fare con problematiche di tipo emozionale. Tali problematiche sono naturalmente più presenti nelle fasi della crescita e della maturazione (ti riferisci infatti anche tu alla crisi nel periodo precedente all'esame di maturità), in cui la persona va incontro a notevoli cambiamenti fisiologici e psicologici. E' però importante affrontare tali problematiche in modo che non diventino invalidanti per te stessa e per la tua vita sociale. Posso solo dirti che le motivazioni profonde di questo atteggiamento squilibrato con il cibo hanno spesso a che fare con l'insicurezza e il senso di inadeguatezza, in se stessi e nella propria capacità di affrontare le situazioni esterne. In tal senso è importante che tu provi a fermarti un attimo e a riflettere su di te in maniera più attenta, senza lasciarti prendere dall'ansia e dalla paura che spesso peggiorano il problema. Augurandoti il meglio ti saluto e ti auguro buone cose.
Cara Erika, sei molto giovane e già descrivi una sensibilità molto elevata, anche se credo che la causa dei tuoi guai con te stessa sia principalmente dovuta al fatto che fai ruotare la tua autostima esclusivamente intorno alla forma fisica. Sentirci bene fuori e prenderci cura del nostro corpo è molto importante, quello sicuramente, perchè ci fa stare bene anche interiormente. Capisci però che la correlazione con il nostro stato d'animo implica che il disordine alimentare fuori di noi suggerisce un disordine interiore più importante, che varrebbe la pena provare a capire e sistemare. Rivolgerti ad uno psicologo potrebbe sicuramente aiutarti a fare chiarezza dentro di te, a sentirti meglio con te stessa a prescindere da tutto, ad acquisire una maggiore autostima e vivere meno i sentimenti di colpa e di angoscia che ti spingono alle abbuffate. Così, curando l'anima, potrai riacquistare anche la forma fisica. Non sottovalutare il tuo malessere e non avere paura a chiedere aiuto, vedrai che tutto andrà meglio!
Gentile Erika, la descrizione che lei fa delle sue difficoltà, mi riporta alla teorizzazione che Massimo Recalcati, un noto psicoanalista lacaniano, fa della posizione anoressica-bulimica. Parla Recalcati di posizione, poiché rintraccia sia nell'anoressia sia nella bulimia, un'origine comune a entrambe. Come si ha modo di osservare nella clinica, le persone possono presentare le due sindromi a fasi alterne o contemporaneamente. In un primo momento, lei è riuscita a portare a termine una dieta, raggiungendo il suo peso ideale e un'immagine di se stessa gratificante e appagante, "ero su di giri.." Poi, ha dovuto confrontarsi con gli esami di maturità e col mondo del lavoro, e quell'immagine ideale di sé è crollata. O comunque si è allontanata e ha perso il controllo. Come scrive Recalcati, nella fase anoressica prevale l'Ideale, in quella bulimica il "reale" irrompe e stravolge il discorso anoressico. In entrambe, il desiderio manca, è nascosto o meglio, si esprime metaforicamente attraverso il sintomo.Le sue amicizie non ci sono più, credo anche che in questa fase, le abbia difficoltà a iniziare una relazione amorosa. Dove sono andati a finire i suo desideri?Erika, una psicoterapia è indispensabile per uscire da questa situazione, è molto difficile da sole riuscire a sopperire all'angoscia che la assale e progettare il futuro.
Cara Erika, per dare la risposta al tuo problema non basterebbero tutte le righe messe qui a disposizione. Il tema delicato che poni ha sicuramente bisogno di essere trattato attraverso un colloquio clinico e probabilmente una psicoterapia. Personalmente non posso far altro che dirti di rivolgerti ad un professionista. Conosco una brava collega che lavora su Firenze. Nel caso tu fossi interessata non esitare a chiedere informazioni. Distinti saluti.
Si rivolga ad uno psicoterapeuta della sua zona, incominci un percorso di se stessa. Le servirà a superare questo momento difficile e le abbuffate col tempo si estingueranno. Saluti,
Cara Erika, son contenta innanzitutto che tu abbia richiesto aiuto, o per lo meno per ora un parere,perchè già questo significa una messa in discussione ed una volontà di "venir fuori" dal circolo vizioso. Il cibo sembra placarti l'angoscia e l'ansia, quando invece questa, immagino, quando hai finito di mangiare sale, perchè forse hai perso il controllo. Un percorso personale potrebbe aiutarti a superare questo disagio, che investe diversi ambiti della tua vita. Un caro saluto.
Cara Erika, da quello che Lei racconta è diffcile darLe un parere vero e proprio, sarebbe utile conoscere meglio la sua storia per capire cosa la spinge ad abbuffarsi. Lei sembra avere già una buona consapevolezza di sé ma sembra che cerchi costantemente di rispondere ad aspettative molto elevate, a volte troppo, che le generano una grande ansia che poi lei placa con il cibo. Questo "rimedio" non le giova perché colpisce duramente la sua autostima creando un vortice dal quale non riesce a uscire. Credo che la cosa migliore per Lei sia intraprendere un percorso con un professionista con l'obiettivo di interrompere tale vortice e restituirsi la sua vita. Quando le succederà di nuovo di abbuffarsi, provi a pensare che potrebbe riempirsi di altro, magari di parole, emozioni, pensieri che un professionista può far emergere insieme a lei e non da sola come è nel suo rapporto con il cibo. Sono a Sua disposizione.
Buongiorno Erika, io mi limito a consigliarle di contattare uno/a psicoterapeuta e di iniziare un percorso, dal momento che dalla sua lettera si evince un forte disagio psichico.

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