Disturbo Ossessivo Compulsivo

Troverò la mia pace?

Anto

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Purtroppo non ho pace da quando sono nata. Ho sempre avuto mia madre alle calcagne. Pretendeva sempre di leggere i messaggi sul mio telefonino, spiava il mio diario di nascosto e aveva sempre qualcuno che gli dicesse dove mi aveva visto e con chi stessi. L’anno scorso la situazione è degenerata, all’ennesimo suo rifiuto di uscire con un ragazzo che non le stava bene, mi ha messo le mani addosso, ho riportato enormi lividi sul braccio e io le ho mollato un ceffone per difendermi. Ha sempre avuto da dire su tutto, compatita perché è senza mio padre e perché ha tanti problemi. Mi rinfaccia che non mi ha mai fatto mancare nulla e che se piango e sto male è perché sto troppo bene. Anche se una persona frequentandola vedo che non fa per me, a lei non starebbe comunque bene perché o è straniera, o è troppo grande o la famiglia non le piace. Fa sempre paragoni tra me e le altre: le altre lavorano e si pagano gli studi, io anche se sono laureata, se vado a fare le pulizie guadagnando poco, vengo schifata e mi vessa ancora di più. Sono molto stanca e depressa e nessuno della mia famiglia mi aiuta.
Ho cercato di andarmene di casa ma dovevo lasciare le chiavi sul tavolo. Ho mandato cv ovunque ma non ho ricevuto nessuna chiamata.
È una tipa bipolare e non trovo via di uscita, sa recitare bene la parte della vittima e io ho i sensi di colpa. Se voglio andare all’estero mi viene detto che io lascio sola lei, che poverina soffre ecc. sono molto molto stanca.

6 risposte degli esperti pubblicate per questa domanda

Gentile Anto,
la situazione che descrive sembra essere davvero faticosa ed angosciante.
Molto spesso capita che i genitori considerino i figli come una loro proprietà, a volte con la lodevole intenzione di aiutare ma con il rischio di non riuscire più a staccarsi e “farli volare”. Credono di doversi in qualche modo “sostituire a loro” anche quando questi sono in grado di prendere da soli le proprie decisioni, in un ruolo genitoriale ancorato ai primi anni di vita del figlio.
Il fatto che le abbia chiesto “di lasciare le chiavi sul tavolo” non fa che rendere la situazione ancora più difficile e la decisione di “staccarsi” ancora più faticosa, poiché sinonimo di totale rottura e non di sana indipendenza.
Immaginando che abbia già provato a parlare con sua mamma, le consigliamo di fare un altro tentativo esponendole le sue volontà, desideri e preoccupazioni e, nel caso in cui non dovessero esserci miglioramenti, di proporle un percorso da fare assieme presso uno psicologo esperto in relazione famigliari così che possa aiutarla a mediare e migliorare la comunicazione con sua mamma.
Cordialmente

Salve,


pur comprendendo la tua difficoltà a staccarti da tua madre a causa dei suoi atteggiamenti vittimistici e colpevolizzanti all'interno di un rapporto estremamente simbiotico e controllante che crea forte dipendenza affettiva, credo tu debba trovare il coraggio di 'lasciare le chiavi sul tavolo' affrontando, di fronte anche alle sue minacce di rottura ed abbandono, adeguatamente tutta la tua ansia da separazione.


Non sarà sicuramente facile ed avrai bisogno di un aiuto terapeutico ma una cosa è sicura: così non può andare avanti!


Con gli anni tua madre, anziana e sola, avrà sempre più bisogno di te e per te sarà sempre più difficile liberarti da obblighi e doveri nei suoi confronti senza provare dolorosissimi sensi di colpa.


La psicoterapia può aiutarti a separarti psicologicamente da lei, a creare un rapporto più equilibrato, meno conflittuale, con giuste distanze affettive, all'interno del quale poter vivere liberamente ed autonomamente la tua vita.


Qualora decidessi puoi contattarmi tranquillamente.

Buongiorno sig.ra Anto.


Molto spesso le persone che manifestano un comportamento e delle ideazioni che non rispecchiano la realtà, hanno difficoltà a chiedere aiuto (già "il chiedere aiuto" sarebbe un ammettere di stare male). Come diretta conseguenza, procurano dolore alle persone che sono loro vicine, spesso coniugi o figli. Nella sua mail non nomina suo padre né altri famigliari come zii, nonni, fratelli, ecc.... Sarebbe utile, vista la sua giovane età e le sue capacità, che iniziasse a prendersi cura di sé chiedendo Lei Anto un aiuto per Lei per riuscire ad affrontare meglio questa situazione e anche trovare delle soluzioni adeguate. 


Mi contatti in privato, qualora lo ritenga opportuno.


Cordialmente


 

In queste situazioni è facile cadere nella trappola vittimistica di chi conclude di non avere vie di uscita! Attenzione non banalizzo quanto subisce ma credo che con determinazione dovrebbe legittimare di programmare con intelligenza e problem solving un piano per trovare una sistemazione lavorativa lontano da sua madre, ma ovviamente non pretendendo che lei accetti e che non proverà a farla sentire in colpa! Ma è la vita! Deve pensare a se stessa e tollerare l’incertezza e turbamento legato al cambiamento ... Auguri! 

Gentile ragazza " moltooooo stanca", premesso che comprendo la difficoltà della sua condizione, aggiungo che piangersi addosso non le servirà ad andare molto lontano, in tutti i sensi.


Con questo non sto né criticando, ne giudicando il modo in cui lei ha espresso i suoi contenuti e si è data il permesso di condividere e scaricarsi.


Faccio un passo oltre..


Ciascuno di noi, ed io compresa ( poiché tutti facciamo parte della famiglia umana), ha situazioni familiari, di natura strettamente personale i genetica, limitanti con cui ha da fare i conti.


Ciò significa che la " bacchetta magica" non esiste e neppure le magie dall'esterno esistono


La vera e duratura magia la possiamo fare noi, la può operare lei, cara ragazza in traprendendo un lavoro psicoterapeutico emotivo in merito alla gestione di questa situazione, per operare un cambiamento costruttivo e duraturo per la sua vita.


Ha bisogno di un professionista esperto ed affidabile che le fornisca strumenti funzionali e duraturi per attuare una " svolta" costruttiva è gratificante per il suo presente in vista del suo futuro.


Siccome purtroppo in giro c'è di tutto..., le suggerisco caldamente di ricercare nell'albo degli psicologi , un professionista più vicino a lei, regolarmente iscritto.


Se vuole, e sarà gradita, ci faccia sapere come si sta muovendo in merito.


In bocca a lupo e CORAGGIO!!!

Salve Anto,


da quanto scrive sembra chiaro come la sua situazione di sofferenza sembra nascere, tra le altre cose, da una relazione con sua mamma che si caratterizza con aspetti soffocanti e controllanti. Penso che sia molto importante il fatto che sembra riconoscere come, all'interno di questa dinamica, lei contribuisca con sensi di colpa che la bloccano dalla possibilità di portare avanti un processo di crescita e svincolo sui quali sarebbe utile avviare un processo di riflessione. Mettere dei confini e uscire di casa sono processi che possono essere ostacolati da rapporti fusionali con i familiari e credo che sarebbe utile avviare una riflessione che la aiuti a comprendere cosa, nel corso degli anni, ha contribuito a creare questa situazione carica di sofferenza. Penso che una terapia familiare o individuale ad indirizzo sistemico, possa aiutarla a far luce proprio su queste dinamiche familiari che sembrano influenzare la vita di entrambe.


Resto a disposizione per qualsiasi chiarimento.


Buona giornata

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