Autostima

Pigrizia e poca decisione nel fare delle scelte

Gianluca

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Buongiorno vorrei sapere come poter risolvere, seguendo magari un percorso con uno psicologo , un problema che pensavo svanisse da se con gli anni, di autostima.Almeno credo che sia quella la radice su cui lavorare perchè ciò che mi preoccupa è la pigrizia e la poca decisione nel fare delle scelte che espongono la mia persona a commettere errori o a essere sottoposto a giudizio degli altri. Questo mi porta a essere poco espansivo verso gli altri e quando mi capita di entrare in comunicazione con estranei sono in tensione (che credo si percepisca nonostante sia una persona che controlla sempre le sue emozioni e non le esterna quasi mai ahimè) quando invece vorrei vivere talune situazioni in maniera tranquilla. Questo mi porta ad avere degli svantaggi sia sul lavoro sia nel rapporto non solo verso l'altro sesso ma anche con il proprio.E pensare che quando ero piccolo ero molto estroverso! Grazie

19 risposte degli esperti pubblicate per questa domanda

Buongiorno, sono la Dott.sa Simona Canta Psicologa e kinesiologa educativa.Mi occupo spesso di problemi relativi a traguardi e obiettivi, con la conseguente ansia che ne deriva. Io uso un approccio di tipo educativo: se impariamo ad utilizzare strategie efficaci acquisiamo fiducia. Incomincerei ad individuare alcuni obiettivi importanti e proverei a formularli. Si può lavorare molto su questo aspetto per poi individuare gli ostacoli che ci impediscono di raggiungere i nostri fini. Dopo avere scelto le tecniche che ci possono aiutare , riproviamo la messa in atto della strategia. Si lavora su di un obiettivo alla volta e si parte dal più importante. È un approccio molto funzionale a questo tipo di difficoltà. Resto a disposizione per ulteriori chiarimenti. Distinti saluti

Salve Gianluca,

potrebbe forse essere la sua necessità di controllare a renderla inerte. Il non poter fino in fondo controllare tutto la porta a rinunciare. E la sua natura sarebbe diversa, lei stesso dice che si ricorda che da piccolo era molto più espansivo. 

Il rivolgersi ad uno psicologo e psicoterapeuta può aiutarla a sciogliere i nodi che la bloccano e a riprendere quella vitalità che si ricorda di aver avuto

Mi faccia sapere cosa ha deciso di fare

Cari saluti

Caro Gianluca,

la paura di sbagliare, la difficoltà nella scelta, i tanti pensieri che ci assillano, il sentirci giudicati, il voler controllare tutto, capita a tutti, anche se lei forse, deve risolvere ancora il sensitmento di catastroficità che si lega a tali evenienze. Sì,  una specie di problema di autostima,  che le crea una forte crisi in alcune situazioni.

Pensi che proprio la parola "crisi" deriva da "crisis" che vuol dire bivio, scelta, e quindi inevitabilmente tutti noi, quando dobbiamo scegliere siamo combattuti, andiamo in crisi appunto. Crisi e scelta, bivi, possibilità, sono collegati.

. Non è facile dalre una rispsta ovvero  un "giudizio" rispetto alla sua domanda sulla natura della sua sofferenza esistenziale, visto che lei parla di sentirsi giudicato, posso solo dirle che forse è proprio un persecutore interno che la giudica e che le fa vivere la catastrofe per un errore o una cattiva scelta o difetti e limiti di sé? Quello contro cui lei deve lottare forse è proprio contro questo persecutore, non contro se stesso. Tutti sbagliamo, abbiamo limiti inaccettabili, "ma niente s'ha da fa'", ci vergogniamo, è terribile? Sì,  è una grande arte sapere accettare le cose e i loro rischi, o magari il rischio d'esser respinti,o di sbagliare,  soprattutto quando siamo molto (o fin troppo?) responsabili e magari proprio brave persone, la capisco. .. Credo che per questo potrebbe aiutarla una buona psicoterapia che la sostenga  essenzialmente per attenuare il senso di catastrofe quando è di fronte a  possibili errori, responsabilità o scelte o giudizi, ecc ecc,. Forse così  la pigrizia passerebbe e aumenterebbe la sua possibilità di aprirsi?

Infine, il fatto che lei riferisca  che da piccolo fosse molto estroverso,  mi fa riflettere, tra le altre cose per cui occorrerebbe altra sede,   sulla possibilità che alcune esperienze abbiano in qualche modo "aiutato" questo suo problema di autostima.

Capisco che lei abbia pensato potesse svanire con gli anni. Di solito quello di cui parla è curabile attraverso un percorso di psicoterapia, e talvolta può attenuarsi anche tramite positive esperienze esistenziali, le quali tuttavia, vanno anche sapute cogliere e recepire, e catturare, e non è sempre facile.

Resto a sua disposizione per ogni chiarimento.

 

Gentile utente,

sembra strano che da piccolo fosse molto estroverso, è successo qualche evento che ha determinato un'introversione del carattere? In ogni caso la psicoterapia  sicuramente può aiutarla a migliorare sia la sua autostima, sia i rapporti con gli altri. In questo campo di intervento trovo che l'approccio della Terapia della Gestalt, se ben applicato, sia particolarmente efficace e veloce.

Tenga anche presente che in genere i problemi di autostima affondano nel passato infantile e spesso nei rapporti con le figure genitoriali o altre figure di riferimento del bambino.

Salve Gianluca,

Quella da lei descritta è chiamata ANSIA SOCIALE ed è un disturbo trattabile con efficacia con un approccio terapeutico di tipo cognitivo-comportamentale, focalizzato sui pensieri, atteggiamenti e comportamenti che, nel presente, generano e rinforzano il sintomo, nonchè sull'individuazione delle esperienze passate che possono aver predisposto la sua personalitá a svilupparlo. Se è interessato ad un incontro informativo puó contattarmi al numero che trova sul sito; io ricevo a Firenze e Pistoia... La saluto cordialmente.

Gentile Gianluca,

in effetti un percorso terapeutico sarebbe una buona strada da percorrere per poter superare il disagio di cui scrive. Molti di noi soffrono in quanto hanno a che fare con un “giudice interno” molto severo, quella voce interiore che impedisce di fare delle scelte rischiose e non da spazio alla possibilità di sbagliare. Il risultato è la sensazione di essere controllati e inadeguati nei contesti sociali. Spesso il “giudice interno” si è formato attraverso condizionamenti esterni (educazione e richieste provenienti dalla realtà sociale). Attraverso un percorso terapeutico è possibile ammorbidire la pressione esercitata dal “giudice” ed entrare in contatto, esprimendole, con aree autentiche e spontanee della persona.

Saluti,

Buongiorno Gianluca,

ho letto con attenzione le sue parole e ritengo che sia semplicistico attribuire questo suo "blocco" ad una scarsa autostima. Sarebbe interessante avere maggiori informazioni sulla sua storia, ad es. sapere se vive da solo o è ancora in famiglia, se ha fratelli, che rapporto ha con i suoi genitori, ecc.

Un percorso di psicoterapia può aiutarla sicuramente a comprendere le origini della sua insicurezza e a superare questo momento di "crisi".

Saluti

Buonasera Gianluca,

quello che descrivi mi riporta molto all'idea di una situazione che quasi ti "imprigiona", e che ti tiene come in disparte dal mondo esterno e dalle relazioni con gli altri.

Ci possono essere molteplici fattori che compartecipano alla costruzione delle nostre "gabbie", nascondigli, angoli bui, che seppur scomodi e poco accoglienti, diventano di fatto il luogo che paradossalmente ci fa sentire più sicuri, fino al punto che non riusciamo più ad uscirne. Pertanto, è difficile dare una indicazione certa da seguire per risolvere il tuo problema, se non quella di cercare di capire cosa è accaduto, ad un certo punto, che ti ha in qualche modo "costretto" a costruirti un rifugio da cui ora riesci a malapena ad uscire. E in questa ricerca si, senza dubbio, uno psicoterapeuta può esserti di grande aiuto.

Saluti, e in bocca al lupo.

Scrivimi se hai bisogno.

Caro Gianluca,

il tuo quesito mi sembra piuttosto esaustivo anche se carente di un dato importante: la tua età.
Ad ogni modo, provo ad analizzare quello che riferisci e a darti questo mio riscontro.

Mi sembra di capire che il tuo disagio dura da un pò, visto che speravi sparisse da solo “col passare degli anni”. Dici, inoltre, che ti procura “svantaggi” nel rapporto con gli altri e sul lavoro.

Quindi, mi immagino che tu sia un adulto anche se probabilmente la tua adolescenza non è terminata da molto…chissà?

In particolare, descrivi il tuo malessere parlando di: pigrizia, scarsa capacità decisionale che ti espone ad errori ed al giudizio altrui, introversione, tensione nel rapporto con gli altri, azione di controllo sui propri stati emotivi.

Hai formulato anche una diagnosi molto interessante, ipotizzando che alla radice di tutto vi sia un problema di autostima. Sarebbe importante capire meglio cosa ti ha portato a questa conclusione.

La gran parte dei sintomi che riferisci ha una radice nel funzionamento psicologico di base che sembra manifestarsi soprattutto nella relazione con l’altro, come se l’altro suscitasse in te un’emozione molto particolare. Mi domando: cosa accade quando sei solo?

Provo a farti qualche esempio:

“tendo ad isolarmi e/o limito al minimo la socializzazione perché la tensione che provo con gli altri mi sfinisce e poi non riesco a pensare e mi manca la volontà e la forza di fare qualsiasi cosa. Quindi, preferisco starmene per conto mio senza familiari, amici o colleghi intorno che mi fanno sentire inadeguato, come se dovessi far sempre chissà che cosa”

“quando sono solo è un po’ come chiudere la porta al mondo. Pensare che il mondo è lì fuori, mi rassicura”

“quando sono solo in parte mi tranquillizzo e in parte mi rammarico di non riuscire a godere della compagnia di qualcuno”

Puoi ritrovarti o meno in uno di questi esempi, in tutto o in parte. Rappresentano, comunque, solo un modo per focalizzare l’attenzione su ciò che ti accade dentro. Commettere degli errori è un modo per imparare, stimola mente e corpo a trovare le strategie ottimali per risolvere un compito/problema. D’altra parte, se non mi è concesso sbagliare, rischio di apprendere ben poco dei vari modi in cui posso avere a che fare con me stesso e con il mondo.

Mi domando ancora: cosa è accaduto da quando eri un bambino estroverso? Riesci ad individuare nella tua storia un momento critico di chiusura?

Come vedi sono tanti i quesiti da porsi e, pertanto, appoggio la tua idea di avviare un percorso con un professionista. La persistenza nel tempo di un disagio è il segnale che abbiamo bisogno di qualcuno che ci aiuti a capire e a risolverlo…altrimenti si fa proprio una gran fatica a vivere!

Ferma restante la mia disponibilità, sono certa che riuscirai a ritrovare il tuo benessere.

Un caro saluto

Gentile Gianluca, un percorso di psicoterapia potrà aiutarla ad esplorare quegli aspetti di lei che hanno bisogno di essere contattati ed elaborati per capire ed affrontare i disagi di cui parla. Il fatto che lei stesso consideri la possibilità di un percorso indica che la sua motivazione è alta e questo è un prerequisito essenziale per fare un buon lavoro su di sè.

La saluto cordialmente.

"E pensare che quando ero piccolo ero molto estroverso!" questa è la frase su cui fare leva, cioè un lavoro sulle risorse, per aumentare l'autoefficacia una delle fonti è: precedenti esperienze di successo. Quindi per lei sarebbe importante trovare uno psicoterapeuta che utilizzi un approccio centrato più sulle risorse personali della persona. E' importante individuare degli obiettivi da raggiungere o disagi, difficoltà da risolvere, individuare le risorse occorrenti. Un saluto

Inserire qui il testo

Gentile Gianluca,

un percorso individuale sicuramente l’aiuterebbe ad individuare le cause alla base di tale “blocco”, a maggior ragione se lei ritiene che da piccolo era molto estroverso, ci deve essere stato qualcosa che l’ha portata a “ritirarsi socialmente”.

Inoltre, se chiede aiuto/consiglio proprio ora, vuol dire che questo momento è molto significativo per lei e la sua “pigrizia” le sta creando problemi-ostacoli che in passato, forse, riusciva a sorvolare.

Utilizzi questo momento di bisogno a suo favore, per capire meglio come funziona e perché si rapporta agli altri con tale tensione/paura di sbagliare, dopo aver individuato i nessi sarà più semplice ed efficace lavorare sull'autostima.

Cordialmente

Inserire qui il testo

Salve Gianluca, ho letto la sua richiesta. Credo che sia importante per lei fare un lavoro in psicoterapia, sulla sua autostima, insicurezza, difficoltà nel percepire ed esprimere emozioni, andando alla radice del 'problema'. Questo le servirà per ottenere, inizialmente, maggiori consapevolezze di sé stesso e del suo atteggiamento nelle relazioni con gli altri, e con il tempo, potrà ottenere un vero e proprio cambiamento.

Cordiali saluti

Salve, certamente un precorso psicoterapeutico la aiuterebbe a risolvere le sue problematiche. Le consiglio un percorso del profondo, l'optimum sarebbe scegliere un-una analista junghiano-a. Questo perché mentre i terapeuti cognitivo-compotamentali lavorano solo sul presente e sulla superficie, noi jughiani lavoriamo anche e soprattutto con i livelli priù profondi della psiche, quelli inconsci, che, in alcuni casi, ci fanno dire e fare cose che, a livello cosciente, non vorremmo, proprio cone talvolta accade anche a lei.

Sa lei fosse a Roma potrebbe contattarmi per un primo colloquio gratuito. Spero di esserle stata utile

Salve Gianluca, dalle sue parole si capisce la difficoltà che prova rispetto a questo sua lato del carattere. Un percorso con un professionista potrebbe aiutarla a "leggere" tutto ciò con una chiave diversa, cercando di dare un senso. Un piccolo ma importante passo lo ha già fatto scrivendo, adesso non le rimane che prendere il coraggio a quattro mani e contattare uno specialista. Spero possa strare presto meglio. In bocca al lupo!

Buongiorno

la richiesta che Lei porta è in realtà molto variegata, perchè va ad interessare diverse aree della Sua vita. La bassa autostima, l'introversione, la poca assertività nei momenti in cui le viene richiesto di decidere, la Sua sensibilità al giudizio degli altri sono tutte tematiche che, ovviamente, Lei vive come problematiche e che le creano difficoltà nella vita di tutti i giorni.

Il mio consiglio è di rivolgersi ad uno psicologo, cercando però di modulare la domanda in termini più specifici e riflettendo su quale sia, in questo momento, la sua difficoltà più grande, quella che vive come più limitante nella quotidianità.

Restando a disposizione per ulteriori chiarimenti, Le porgo cordiali saluti.

Caro Gianluca, 

da quanto scrive sicuramente ci può essere un disagio legato in parte all'autostima, non è però semplice (e non sarebbe neanche professionalmente adeguato e possibile!) darle un feedback diverso dal provare a rivolgersi a uno psicologo, anche semplicemente per un primo colloquio. 

Certi vissuti ed esperienze (lei se non ho capito male parla di scarsa autostima, pigrizia, insicurezza, introversione, timore del giudizio degli altri, emotività controllata...) non possono essere descritti in poche righe e sono convinta che se avesse modo di parlarne con qualcuno avrebbe modo di spiegarsi al meglio e capire se e come è possibile vivere in modo più sereno da diversi punti di vista.

Resto a disposizione per qualsiasi chiarimento,

cordialmente,

 

 

Caro Gianluca, è proprio un lavoro personale, con un terapeuta, come da tua lucida analisi emerge, che ti può aiutare a superare i blocchi che descrivi. Si tratterà di un lavoro che dovrà puntare alla scoperta dei tuoi bisogni, delle tue capacità e del tuo personale valore, affichè sassolino dopo sassolino di possa colamre una adeguata stima di te. Questa sarà poi supportiva di tanti aspetti relazionali e personali ora carenti. Un caro saluto.

Buongiorno Gianluca, 

 grazie ad un percorso su se stesso potrebbe cercare di capire da dove derivano queste sue difficoltà.
Io ho lo studio a porcari, mi faccia sapere se vuole intraprendere una terapia. 

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